“Il peccato impuro contro natura, come insegna il Catechismo, grida vendetta al cospetto di Dio e, quando palesato ed esternato in foro esterno, pubblicamente, attira ancor più l’ira del Signore sopra al popolo”. Il popolo in questione, a rischio vendetta divina, è quello di Reggio Emilia. A scagliarsi con queste parole contro il prossimo gay pride di tutta l’area mediopadana, il primo mai organizzato in città, è il neonato Comitato Beata Giovanna Scopelli. Che per opporsi all’iniziativa, ha deciso di lanciare una processione di riparazione pubblica”. Il volantino è circolato in rete nelle scorse ore: la Diocesi di Guastalla e Reggio Emilia ha preso le distanze dicendo di non saperne nulla, mentre continua a essere poco chiaro chi siano gli organizzatori. Il nome cui si rifà il gruppo, Giovanna Scopelli appunto, è quello di una religiosa reggiana del ’400, niente di più. “Non esistono dei veri ‘referenti’. Sono tutte le persone iscritte al gruppo Facebook”, spiegano dal Comitato a ilfattoquotidiano.it, con una mail senza firma.

Il gruppo si rifa al tradizionalismo cristiano, la frangia anti-modernista che vede con diffidenza le aperture della Chiesa contemporanea, e in particolare quelle verso il mondo lgbti. “Come tanti di voi già sapranno – si legge nel manifesto per il corteo contro il gay pride – il 3 Giugno 2017 avrà luogo il più nefando e pubblico manifesto della sodomia: il gay pride, nominato dagli stessi organizzatori del party REmilia Pride”. Il Comitato Beata Giovanna Scopelli “si prefigge lo scopo di organizzare una grande processione a riparazione dello scandalo pubblico che il gay pride proferirà in tale data”. Per questo la chiamata è all’unità: “Riteniamo quanto mai importante porre una tregua alle mille divisioni esistenti in seno al cosiddetto ambiente tradizionalista o conservatore che sia, perché la posta in gioco è alta, e chiama tutti, al di là delle sfumature di sorta, a combattere per una causa comune su cui non c’è motivo per transigere”. Sembra troppo importante mettere in campo una processione riparatoria il 3 giugno. Così importante che se le citazioni del Vecchio e del Nuovo Testamento non bastassero, l’appello per il corteo si conclude con una citazione perfino del Signore degli anelli. E anche in questo caso i toni sono apocalittici: “La guerra è scoppiata. Vedo fuoco su Amon Dîn e fiamme ad Eilenach; e lì ad occidente vedo Nardol, Erelas, Min Rimmon, Calenhad e l’Halifirien alle frontiere di Rohan”.

Il corteo anti gay pride, se sarà confermato, partirà dal Duomo di Reggio Emilia. Tuttavia dalla Diocesi reggiana, contattati da ilfattoquotidiano.it, spiegano di non sapere niente di questa manifestazione, di non essere stati interpellati, né di avere concesso alcun tipo di autorizzazione. E del resto il Comitato non sembra molto interessato a una benedizione della Diocesi, guidata dal vescovo Massimo Camisasca, proveniente da Comunione e liberazione. Nei giorni scorsi Radio Spada – blog e casa editrice che sponsorizza il corteo riparatorio e che ama definirsi cattolico anti-modernista e critico nei confronti del pontificato di papa Francesco – aveva stigmatizzato una veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia organizzata per il 14 maggio in una parrocchia di Reggio Emilia. E sul punto aveva attaccato proprio la Diocesi colpevole di avere, secondo Radio Spada, appoggiato in qualche modo l’evento. Ed è lo stesso manifesto del corteo ad accusare quella che viene chiamata la neo-chiesa: “tutti siamo chiamati ad ascoltare lo strazio della Madre che piange il Figlio continuamente flagellato da un mondo inverso e da una neo-chiesa complice di questa inversione”.

La notizia della contromanifestazione ha sollevato molte polemiche a Reggio. Il Pride, organizzato dagli Arcigay di tutta l’Emilia, è sostenuto apertamente dal Comune di Reggio, dalla Ausl, dalla Cgil, dalla Legacoop, da Amnesty international, solo per citarne alcuni. Tra i più accesi sostenitori dei diritti lgbti a Reggio c’è Dario De Lucia, consigliere comunale del Partito democratico: “Come amministratore della città di Reggio Emilia voglio incontrare il Comitato Beata Giovanna Scopelli e Radio Spada confrontarmi con loro e abbracciarli uno ad uno per colmare con l’amore tutto l’odio che hanno nel cuore. Se facciamo il REmilia Pride è anche per loro”. Contro la manifestazione dei cattolici tradizionalisti si è schierata anche la deputata reggiana del Movimento 5 stelle Maria Edera Spadoni: “Trovo queste posizioni davvero assurde, non fanno altro che alimentare l’odio e la disuguaglianza sociale”.