Prima l’inchiesta sulle firme false, poi la battaglia a colpi d’esposti e dichiarazioni al vetriolo, quindi le sospensioni dal gruppo parlamentare. Adesso ecco l’audio rubato diffuso online dopo essere stato depositato in procura. Nuovi veleni tornano a diffondersi tra il Movimento 5 Stelle di Palermo, quando alle elezioni amministrative manca poco più di un mese. Una faida – quella tra i pentastellati palermitani- scoppiata nell’estate scorsa e che adesso si arricchisce di un nuovo retroscena. Ancora una volta a tenere banco sono gli attacchi lanciati dal gruppo di deputati vicini a Riccardo Nutil’ex capogruppo alla Camera, sospeso dal M5s dopo la richiesta del rinvio a giudizio per l’inchiesta sulle firme false, e Ugo Forello, fino allo scorso anno leader dell’associazione antiracket Addiopizzo e ora candidato sindaco del M5s a Palermo, dopo aver vinto le comunarie.

Le elezioni online per scegliere il candidato sindaco di Palermo del M5s erano state rinviate più volte visto che si sono incrociate a più riprese con l’inchiesta sulle firme false aperta dalla procura di Palermo in autunno: due settimane fa i pm hanno chiesto il processo per 14 persone, compresi tre deputati nazionali (oltra a Nuti, anche Giulia Di Vita e Claudia Mannino). A infiammare nuovamente la feroce guerra intestina tra i due fronti questa volta è un audio, probabilmente registrato all’insaputa degli interlocutori, finito sul web e il cui contenuto è stato riportato dall’edizione palermitana di Repubblica.

A essere registrata è la voce di Andrea Cottone, componente dello staff della comunicazione di M5S alla Camera ed ex componente di Addiopizzo, che nel luglio 2016 si trova a Montecitorio per parlare con alcuni deputati, tra i quali lo stesso Nuti, e Giulia Di Vita, anche lei sospesa dopo la richiesta di rinvio a giudizio per le firme false. I parlamentari, avendo appreso dell’intenzione di Forello di candidarsi alle comunarie, chiedono informazioni a Cottone sul periodo in cui il giornalista collaborava ad Addiopizzo. Cottone racconta dunque della gestione dell’associazione da parte di Forello. Si riferisce a “un circuito meraviglioso” per il quale “si convincono gli imprenditori a denunciare, si portano in questura e gli avvocati diventano automaticamente uno fra Forello e Salvatore Caradonna”. Al processo Addiopizzo si costituisce parte civile “e viene difesa da quell’altro”. “Geniale”, commenta la deputata Chiara Di Benedetto, in quello che sembra quasi un interrogatorio: da una parte i parlamentari bersagliano di domande Cottone, dall’altra il giornalista risponde, ricostruendo la spaccatura che ha portato una serie di attivisti a lasciare Addiopizzo. E  a quel punto che nella registrazione si parla di una gestione “poco trasparente” dei fondi Pon.

La pubblicazione dell’audio ovviamente ha fatto definitivamente esplodere i rapporti tra i pentastellati palermitani. Forello parla di “falsità”, mentre Cottone preferisce non replicare. La deputata sospesa Di Vita, invece, su twitter scrive che l’audio rubato “è una prova processuale agli atti della procura di Palermo, non sarebbe dovuta diventare pubblica. Come tante altre cose”. Tre giorni fa, infatti, il file è stato consegnato dall’avvocato di Nuti e Di Vita alla procura di Palermo: i due deputati coinvolti nell’inchiesta sulle firme false si sono sempre considerati innocenti, rilanciando sospetti sullo stesso Forello. A dicembre aveva anche depositato un esposto, poi archiviato dal gip, in cui accusavano l’ex leader di Addipizzo di aver “imbeccato” i consiglieri regionali che avevano collaborato con i magistrati. 

Ma non è solo il clima interno ai grillini a surriscaldarsi dopo la diffusione della registrazione.  Sia il Movimento 5 Stelle che Addiopizzo, infatti, annunciano denunce contro chi continui a divulgare il contenuto dell’audio. “Sarà intentata azione civile per il risarcimento dei danni – si legge in una nota pubblicata sul sito web dell’associazione antiracket –  A riguardo si precisa che il ristoro sarà interamente devoluto alle Ong impegnate nel salvataggio di esseri umani nel canale di Sicilia. Diffidiamo chiunque a veicolare il contenuto delle registrazioni e ci riserviamo di procedere anche contro i soggetti che, a qualsiasi titolo, concorreranno alla diffusione, sia integrale che parziale, della registrazione audio in questione”. “Sta circolando un audio captato in maniera impropria nei locali della Camera dei deputati lo scorso anno. Denunceremo chiunque ne divulgherà il contenuto a norma dell’articolo 615bis comma 2 del codice penale e 167 del D.lgs. 196/2003”, fa sapere invece il M5s. “Il contenuto dell’audio, da cui non si evince, chiaramente, la commissione di alcun tipo di illecito, non risulta adeguatamente circostanziato né, allo stato, supportato da specifica documentazione quindi, non rappresenta in alcun modo la posizione né del Movimento 5 Stelle, né del dipendente del gruppo parlamentare. Lo staff del M5s  ha vagliato le informazioni in suo possesso e conferma la candidatura di Ugo Forello a sindaco di Palermo, sostenuto dalla nostra fiducia”, continua la nota diffusa dai pentastellati.

Per la verità le stesse accuse contenute dell’audio contro Forello erano state rilanciate già nei mesi scorsi da altri esponenti del M5s, come raccontava Il Fatto Quotidiano nel gennaio scorso,. “La possibile candidatura di Forello è decisamente inopportuna”, diceva nel settembre scorso il parlamentare messinese Francesco D’Uva, che già due anni fa aveva puntato il dito contro l’avvocato palermitano, durante un’audizione della commissione Antimafia, riferendosi a potenziali conflitti d’interesse all’interno di Addiopizzo.

Sempre di “conflitto di interessi” dell’aspirante sindaco di Palermo aveva parlato nelle scorse settimane anche Nuti. “Lo staff, in autunno, ci chiese un parere e definimmo inopportuna la candidatura di Forello – aveva detto il deputato – da noi attaccato in Antimafia, nel giugno 2014. Per un conflitto di interessi simile a quello della Boschi per Banca Etruria. Da avvocato difendeva i commercianti con Addiopizzo, ma con la stessa organizzazione chiedevano i risarcimenti e stavano nella commissione ministeriale che assegnava i risarcimenti”. Dopo quelle dichiarazioni sulla questione era intervenuto Beppe Grillo, che aveva chiesto “ai probiviri di valutare nuove sanzioni oltre a quelle già applicate” per i deputati Nuti, Di Vita e Mannino. I tre alla fine hanno deciso di autosospendersi dal gruppo parlamentare del M5s per passare al Misto.