Dopo l’allarme del garante della Privacy, tutti contro la norma inserita nel ddl Concorrenza che di fatto liberalizza il telemarketing selvaggio. Per primo Matteo Renzi, che il giorno dopo il voto di fiducia sul testo, passato ora alla Camera per la terza lettura, parla di “errore” e chiede “chiarimenti”. Ma anche i deputati del M5S hanno denunciato l’introduzione dello “spam di Stato con il fantomatico diritto di prima chiamata assicurato ai call center”. Questo nonostante l’emendamento incriminato sia stato presentato da tre senatori grillini, Gianluca Castaldi, Gianni Girotto e Vito Rosario Petrocelli. Che evidentemente non si sono accorti di un pesante effetto collaterale della loro modifica: consentire di fatto agli operatori dei call center di chiamare anche chi si è iscritto al (pur finora inefficace) Registro delle opposizioni.

Va detto che l’obiettivo iniziale dell’emendamento era esattamente l’opposto. Cioè stringere le maglie sullo stalking telefonico mirato a presentare offerte commerciali o vendere prodotti. Per farlo si è pensato di aggiungere un comma all’articolo 130 del Codice sulla protezione dei dati personali, quello dedicato alle “comunicazioni indesiderate“. Il problema è che il nuovo comma 4-ter prevede ora che “il contatto anche non sollecitato con l’abbonato per fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale è consentito solo se l’abbonato destinatario della chiamata (…) presta un esplicito consenso al proseguimento della conversazione”.

Risultato: solo dopo aver ricevuto la chiamata – probabilmente indesiderata – ed essersi sentito elencare gli “elementi di identificazione univoca del soggetto per conto del quale il contatto avviene” e “l’indicazione dello scopo commerciale o promozionale del contatto” il malcapitato potrà dire “grazie, non mi interessa”. Peraltro il dissenso, per come è scritta la norma, varrà solo per quella specifica chiamata. Nulla esclude, dunque, che la stessa persona ne possa ricevere un’altra il giorno dopo. E l’operatore potrà chiamare chiunque a qualsiasi ora, compresi gli utenti che si sono iscritti al Registro creato apposta per “consentire al cittadino di non ricevere più telefonate a carattere commerciale al proprio numero di casa” (i cellulari per ora sono esclusi). Infatti l’emendamento non fa alcun riferimento alla loro tutela rafforzata e in questo modo finisce di fatto per bypassare il registro.

Di qui lo “sconcerto” del presidente dell’authority per la Privacy Antonello Soro. Anche perché nel frattempo nella commissione Lavori pubblici del Senato è in discussione un ddl che punta a modificare la normativa sul Registro delle opposizioni, finora un totale flop, prevedendo per esempio che sia consentito inserirvi i numeri di cellulare. Il garante, audito durante la discussione sul testo, ha chiesto poi che l’iscrizione comporti la contestuale cancellazione di tutti i consensi dati in precedenza, in modo da blindare la tutela. Da un lato, dunque, a Palazzo Madama si sta lavorando per rendere finalmente efficace lo strumento, dall’altro, lamenta l’authority, con il ddl concorrenza lo si aggira.

Nel tardo pomeriggio Girotto e Castaldi hanno diffuso un comunicato in cui ribadiscono che “il senso dell’emendamento è palesemente opposto a quello del telemarketing selvaggio: ovvero impedire che le aziende approfittino della buona fede dei consumatori con telefonate promozionali ingannevoli”. E sostengono che “non interviene sul provvedimento che disciplina il funzionamento del Registro delle opposizioni. Semplicemente tutela i cittadini grazie alla possibilità per tutti gli utenti, a prescindere dal fatto di essere o meno iscritti al registro, di respingere eventuali chiamate non desiderate”. “La medesima posizione di tutela – aggiungono – è stata ribadita in occasione dell’esame del disegno di legge in discussione in Commissione Lavori Pubblici, con gli emendamenti a firma del senatore Marco Scibona, che mirano ad annullare gli effetti dello spam incontrollato anche sui cittadini che avevano precedentemente prestato il consenso. E a prevedere che in caso di cessione dei dati relativi alle numerazioni telefoniche a terzi, l’operatore è tenuto a comunicare agli interessati i dati dell’azienda a cui sono stati trasferiti i propri dati”.

Michele Anzaldi, capo comunicazione di Renzi, considerato che sul ddl il governo ha chiesto e ottenuto la fiducia evita attacchi diretti all’M5S ma fa sapere che “i rilievi del Garante della Privacy vanno presi seriamente” e “è opportuno che si intervenga per correggere”. Se non si riuscirà a farlo con una modifica in terza lettura alla Camera, “si potrebbe valutare un intervento nell’ambito dell’esame del ddl di riforma del registro delle opposizioni”, quello che è appunto all’esame della commissione Lavori pubblici.