Al motto America first la presidenza Trump promette di vincere la nuova competizione globale, ma adotta una strategia ben poco innovativa, incardinata sullo stop all’emorragia della manifattura, da un lato, e sull’amnesia per il danno ambientale, dall’altro. Alla prima, Trump sta opponendo l’onda protezionistica che in anni recenti aveva già fatto silenziosa e discreta compagnia all’ostentata liberalizzazione selvaggia del mercato, con un mix di effetti ardui da decifrare. Il danno ambientale, che i concorrenti orientali trascurano in quanto vitale fattore competitivo, sta invece al centro di una revisione copernicana della politica interna statunitense. E ciò avviene con una rapidità imprevista, un flusso incontenibile in grado di innescare processi irreversibili o, per lo meno, duraturi e difficili da correggere in futuro: diffondere il danno ambientale è facile, rimediare no.

Se il candidato Trump aveva idee piuttosto vaghe sulla politica ambientale e sull’Agenzia per la protezione ambientale (Epa) il presidente Trump ha capito subito tutto, mettendo a capo dell’agenzia stessa un fan del petrolio, nonché convinto negazionista climatico. È Scott Pruitt che, secondo quanto scrive New Republic del 7 marzo 2017, ha fatto rimuovere la parolascienza” dalla missione dell’Agenzia, dove si enfatizzano ora gli “standard di prestazione ambientale, economicamente e tecnologicamente fattibili”. Una settimana dopo, Pruit ha annunciato, assieme alla ministra dei Trasporti Chao, la revisione dell’agenda sui limiti di emissione dei veicoli, perché non sarebbe fattibile scendere a 23 chilometri al litro nel 2025. E così anche in tema di tutela delle acque, pesticidi, oleodotti.

Il 13 marzo 2017, la Casa Bianca ha pubblicato il suo primo bilancio preventivo sotto la presidenza Trump, nel quale si prevedono profondi tagli alle scienze e alle agenzie ambientali, in particolare a Epa eall’ Ente nazionale per gli oceani e l’atmosfera (Noaa). Sono loro, assieme ai programmi sociali, le vittime scarificali sull’altare dell’aumento di 54 miliardi di dollari dedicato alla spesa per la difesa. Secondo Bloomberg politics, il 27 aprile 2017 alcuni consiglieri chiave e alti funzionari della presidenza si sono riuniti per discutere se gli Stati Uniti debbano rimanere o meno fedeli all’accordo di Parigi e una decisione in merito è attesa per fine maggio. Il 28 aprile 2017, il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che dispone la revisione dei divieti posti nell’era di Obama alla trivellazione di petrolio e gas offshore in alcune zone dell’Artico, del Pacifico e dell’Atlantico, vietando altresì ogni espansione dei National marine sanctuaries. Con la maggioranza in entrambi i rami del parlamento, Camera e Senato, i repubblicani potranno plasmare le politiche ambientali del paese a loro immagine e somiglianza giacché, a differenza di altri temi, la sintonia tra partito e presidente è qui sicura.

Nel frattempo, il 26 aprile Trump ha ordinato al ministro degli Interni Ryan Zinke, un ex-militare che somiglia al giovane Perry Mason o a un invecchiato Big Jim, di riesaminare circa 40 monumenti nazionali creati a partire dal 1996, per vedere se uno dei tre predecessori abbia abusato della propria autorità nel proteggere vasti luoghi con lo scudo dell’Antiquites act (1906). Insomma, non si salverà neppure l’heritage, il patrimonio culturale e ambientale che un paese giovane come gli Stati Uniti ha sempre trattato con molta cura.

Trump declina in modo assai personale il motto America First del presidente Woodrow Wilson, che per primo lo aveva coniato a difesa della neutralità degli Usa nella Grande guerra. È un modo più vicino a quello del magnate proto-fascista William Randolph Hearst, che lo aveva ribaltato contro lo stesso Wilson dopo l’entrata in guerra? Forse no. Ma è comunque un modo pericoloso per gli americani futuri, che vivranno in un ambiente peggiore di quello dei loro padri. E, a “meno lungo termine”, sarà pericoloso per tutti gli altri se la forte spinta degli investimenti in tecnologie belliche e in nuovi arsenali metterà in testa a qualcuno idee insane, facendo scattare qualche grilletto, con potenziali effetti anche a grande scala.