Da giorni infuria la bufera sulla presunta connivenza tra alcune Ong ed i trafficanti di uomini nel Mediterraneo. Se davvero qualche organizzazione che si pretende umanitaria specula sulla pelle di migliaia di disperati alla ricerca di qualche possibilità di sopravvivenza, si tratterebbe davvero di un grosso scandalo e i responsabili di tale abominio andrebbero puniti: credo che su questo nessuno possa aver dubbi e credo che non sia necessario spendere altre parole al riguardo. Il dibattito che si sta sviluppando in questi giorni sull’argomento, tuttavia, costringe a riflettere su come il sentire comune, in molti casi, si stia imbarbarendo. O forse, più esattamente, su come la nostra “civiltà” occidentale stia lasciando rapidamente affiorare alla superficie nuovi “valori” di esclusione al posto dell’inclusione.

Il XX secolo è stato un secolo di immensi drammi, ma anche di grandi conquiste di civiltà, almeno sulla carta.

La Dichiarazione universale dei Diritti umani (1948), alla quale faranno seguito, nei decenni successivi, decine di trattati sui diritti umani. Dopo un incipit in cui si afferma che tutti gli esseri umani devono agire gli uni verso gli altri in uno spirito di fratellanza (art. 1), vi si riconosce che tutti gli esseri umani hanno dei diritti inalienabili, tra i quali il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona (art. 3), il diritto a non essere assoggettati alla tortura nonché a trattamenti inumani o degradanti (art. 5), il diritto a non subire arresti e detenzioni arbitrarie (art. 9), il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni (art. 14), il diritto a condizioni di vita dignitose per sé e per la propria famiglia (art. 25).

È di quel secolo la comparsa, nell’ambito del diritto internazionale, dell’istituto giuridico dell’asilo politico, che consiste nella protezione accordata da uno Stato a individui che intendono sottrarsi, nello Stato di origine, a persecuzioni fondate su ragioni di razza, religione, nazionalità, di appartenenza a un particolare gruppo sociale o di opinioni politiche. Nasce contestualmente anche lo status di rifugiato, ovvero di colui che riceve la protezione dell’asilo politico. Al riguardo, la Convenzione di Ginevra del 1951 stabilisce l’equiparazione fra i cittadini dello Stato ospitante e i rifugiati in materia civile, di esercizio della professione e di assistenza.

A mano a mano che si indeboliva, nella società occidentale, il ruolo storicamente giocato dalla religione nel plasmare e nel definire l’etica della società e dell’individuo, nasceva così un’etica laica, che alla fratellanza tra figli di Dio sostituiva (o affiancava) un concetto di fratellanza tra esseri umani, tutti dotati della stessa dignità e degli stessi diritti. Uscita dalla devastazione fisica e morale di due guerre mondiali, la comunità internazionale voleva creare un Mondo nuovo, in cui al centro dell’universo ci sarebbero stati l’Uomo con i suoi diritti, attorno ai quali si sarebbero dovuti strutturare le società e gli Stati.

Leggere oggi queste previsioni, dichiarazioni, impegni, fa pensare anche a promesse tradite. L’Occidente innalza muri di ogni genere di fronte a masse di disperati che fuggono dalla propria terra per cercare il rispetto di quegli stessi diritti che l’Occidente per primo ha riconosciuto e dichiarato per decenni. Muri nella mente prima ancora che fisici.

Cambia il vocabolario: quelli che un tempo erano “profughi”, oggi, sempre più spesso, sono “clandestini”, oramai sinonimo di criminali. Fuorilegge. Cercare una terra in cui sperare di poter trovare la possibilità di sopravvivere, di godere di quella dignità che nel proprio Paese viene negata, è un crimine. I migranti, i rifugiati, i richiedenti asilo dei giorni nostri vengono sempre più spersonalizzati, criminalizzati, demonizzati.

Promesse e valori traditi quando chi governa è disponibile a chiudere entrambe gli occhi sui crimini perpetrati dai regimi brutali ai quali stringe la mano per cercare di arginare i flussi di migranti; tradite dai leader dei movimenti politici populisti che agitano lo spauracchio dell’”invasione” per ottenere facili consensi politici.

Promesse tradite dai governi occidentali che sembrano funzionali alle élite economiche e finanziarie alle quali fa comodo che al centro del “nuovo mondo” non ci sia l’Uomo, ma denaro e potere.

Ed ecco che chi, ad un certo punto, tende una mano a chi fugge dalla disperazione, oltre quel “muro d’acqua”, per trarlo in salvo, rischia di diventare una minaccia. Sì, perché quel “qualcuno” rischia di creare una breccia nel muro, di indebolire i disincentivi all’arrivo (cioè di lasciar morire meno persone tra i flutti): ecco cosa fa paura. Si rende complice del “crimine” che commettono tutti coloro che cercano di saltare quel muro per cercare il rispetto dei diritti che l’Occidente continua a “sbandierare” oltre ogni mare.

Se c’è qualcuno che davvero si arricchisce sulla pelle di esseri umani in fuga, questi è spregevole e va punito. Ma ricordiamoci che al contrario, coloro che tendono la mano a chi fugge da violenza e miseria, sono le uniche persone che si mantengono davvero fedeli ai “valori Occidentali”.

scritto da Damiano Rizzi e Riccardo Facchini (attivista di Soleterre Onlus)