L’atroce sterminio a Idlib di decine di bambini siriani occupa giustamente le prime pagine dei quotidiani. Un crimine sul quale occorre fare luce, senza certamente dare per buone le accuse prive di prove lanciate da strutture come il cosiddetto Osservatorio siriano dei diritti umani, non certo autorevoli ed esemplari, ma da tempo sospettate di svolgere un ruolo ancillare e suddito rispetto a chi vuole impedire che finalmente la pace ritorni nel tormentato paese arabo. Occorre quindi una rigorosa inchiesta per accertare in modo obiettivo tutte le responsabilità esistenti al riguardo.

Non mancano peraltro fin d’ora prese di posizione molto nette, come quella del governo russo che parla di responsabilità delle opposizioni. Sono del resto queste ultime a voler destabilizzare ulteriormente la situazione rilanciando la parola d’ordine ormai fiacca dell’intervento internazionale contro Assad, che solo un governo suonato come quello di Hollande sembra voler accogliere, probabilmente più per una sorta di riflesso “pavloviano” condizionato che per altro.

Personalmente, non ritengo certo che Assad sia privo di responsabilità, sia per quanto riguarda lo scoppio della guerra civile che la sua condotta. Tuttavia, a questo punto, occorre abbandonare definitivamente, da parte di tutti, l’obiettivo della sua immediata destituzione e rilanciare il processo di pace, mediante un cessate il fuoco definitivo e l’avvio di una democratizzazione profonda dello Stato siriano.

Quest’ultima può avvenire assumendo come modello l’autogoverno federale praticato da Kurdi, Arabi ed altre etnie nella Rojava, pur mantenendo il quadro unitario del paese basato sulla Costituzione vigente che potrà essere modificata solo da un’assemblea costituente eletta da tutto il popolo. Sarà a quel punto il popolo siriano nel suo complesso a stabilire se vuole o meno Assad e che tipo di Stato e di governo vuole. Senza ingerenze esterne di alcun tipo.

Quanto ai crimini commessi dalle varie parti in causa, questi vanno accertati e puniti senza guardare in faccia nessuno, ma non certo strumentalizzati per rilanciare l’intervento militare esterno nella guerra civile. Sarebbe anzi il caso che le potenze esterne che hanno fomentato la guerra civile intervenendo contro il governo, dalla Turchia all’Arabia Saudita ad Israele, cessino tale illecito intervento.

Del pari, vanno sciolte le formazioni militari dell’opposizione, specialmente quelle di aperto carattere terroristico.

Non sono del resto solo i protagonisti della guerra civile siriana a rendersi protagonisti di crimini di guerra. In un recente articolo, la giurista statunitense Marjorie Cohn ha svolto una precisa disamina di quelli compiuti da Trump nei pochi mesi che conta finora il suo nefasto mandato. Proprio lui, l’imprevedibile presidente statunitense che avrebbe preso spunto dall’attribuzione del crimine ad Assad per evocare l’ipotesi di un intervento unilaterale degli Stati Uniti contro il governo siriano. Intervento che sarebbe ovviamente l’occasione per la commissione di molti altri crimini di guerra, oltre a rappresentare una fattispecie elementare del crimine peggiore di tutti anche perché pone le premesse per il verificarsi degli altri e cioè l’aggressione.

Il governo degli Stati Uniti è del resto sotto accusa per la violazione dei diritti umani anche in vari altri settori, come ben puntualizzato da un recente rapporto pubblicato dal governo cinese. Ovviamente non si tratta di dipingere Washington, per quanto riprovevole sia Trump, come uno Stato-canaglia, ovvero operarne una criminalizzazione.

Con gli Usa, come ha affermato il capogruppo del Movimento cinque stelle alla commissione Esteri della Camera Manlio Di Stefano, occorre dialogare, così come occorre dialogare con la Cina, la Russia, Israele e tutti gli altri Stati. Bisogna tuttavia ribadire il principio indefettibile che tutti gli Stati sono tenuti al rispetto del diritto internazionale e mettere a punto meccanismi obiettivi per garantire tale rispetto, prescindendo però in ogni caso dalla guerra che non costituisce una sanzione legittima ma piuttosto l’occasione per commettere nuovi crimini e perseguire in modo indebito i propri obiettivi di potenza.

Come ci insegna la storia di secoli di imperialismo, aggressioni e indebite ingerenze, una storia cui è venuto il momento di porre fine per affermare i principi della pace e dell’autodeterminazione dei popoli.