Barbara D’Urso non è criticabile. Se lo fai, si inalbera moltissimo e non di rado ti querela. Diremo quindi, aprioristicamente e convintamente, che la D’Urso è bella come il sole, che la sua tivù non ha nulla di trash e che le sue interviste a Berlusconi e Renzi ricordano da vicino Frost con Nixon. Ora la fredda cronaca: Domenica Live, Canale 5. Il tema è di quelli che ti incollano allo schermo: il vitalizio di Cicciolina. Non mancano Ilona Staller, ex deputata radicale, e il simpaticissimo figlio Ludwig Koons, testimonial querulo e si spera involontario di Erode. La sua tesi, più o meno, è che senza il vitalizio della madre lui sarebbe costretto a lavorare. Una cosa terribile.

Ne discute un simposio di conclamata levatura intellettuale. C’è Roberto Alessi, sorta di versione discount di Signorini, presente anche dalla Perego quando parlavano di donne dell’Est: uno che ama la qualità, ecco. C’è Francesca De André, adusa a parlar male in tivù di un padre senza il quale non la conoscerebbe nessuno (nemmeno suo padre. Men che meno il nonno). C’è Karina Cascella, di cui ignoravamo l’esistenza e, tutto sommato, continueremo a farlo senza grossi contraccolpi psicologici. E poi c’è lui: Filippo Facci. Quattro anni fa, proprio a chi vi scrive, Facci rivelò di andare a Domenica Live solo per soldi, ma che il programma gli faceva abbastanza schifo. Dopo quelle parole, stranamente, smisero di chiamarlo. Evidentemente ci hanno ripensato: menomale. Il dibattito va avanti per un po’, in un parossismo di inutilità contagiosa, fino a quando la D’Urso introduce l’avvocato della Staller. Attenzione: stiamo per sognare.

Il tipino ameno è nascosto tra il pubblico perché “rappresento un po’ un inter partes di tutta questa vicenda“. E già lì capisci che uno così è cresciuto senz’altro a Dante & Crusca. Tal Luca Di Carlo, anche manager e pare ex fidanzato della Staller, parte nella sua arringa libera da censure e grammatica. Ascoltiamolo: “Non riesco a comprendere il motivo dell’attacco nei confronti di Ludovic” (sarebbe Ludwig, ma pazienza). Quindi l’attacco a Facci: “Il signore con la giacca a quadretti, alla fantozziana“, “Bassino deve stare lei che già è bassino”, “Lei si (?) deve stare tranquillo”. Mentre la D’Urso non apre bocca e pare godersi lo spettacolo, Facci è già scattato in piedi. Non perché lo abbiano trattato come un citrullo qualsiasi, ma perché gli hanno detto che è basso e che la giacca che indossa è un troiaio. Se lo avessero pure accusato di farsi le meches, avrebbe invaso la Polonia. O magari avrebbe scritto un articolo senza cazzate: così, per rappresaglia.

Ascoltiamo anche lui: “Non siamo tutti dei buffino” (ehhhh?), “Non siamo tutti buffoni qua” (ah, ora sì), “Fantozzi è tua sorella” (si vola alti). Di nuovo l’avvocato: “Si ridimensioni e si sieda, gentilmente, se si vuole sedere, sennò stia anche in piedi così“. Qui Facci va verso di lui e mira al volto, e in tutta onestà non riusciamo a dargli torto del tutto, ma purtroppo la D’Urso manda la pubblicità. Sul più bello, mannaggia: sul più bello. A questo punto verrebbe da immaginare che, durante la pausa, rete e conduttrice abbiano fatto i trenini di gioia per il gran casino imbastito e per gli ascolti (effettivamente molto buoni). Macché. Al rientro la D’Urso esibisce una delle sue migliori faccette d’ordinanza: quella “contrito-costernata mode on”. Nel frattempo, in sovrimpressione scorre una minaccia terribile: “Tra poco Floriana Secondi dopo 4 anni rivedrà sua madre” (e uno sticazzi non ce lo metti?).

Torniamo però al dolore della D’Urso: “Quello che è accaduto prima è veramente vergognoso (boato degli astanti). Scusatemi, io sono molto provata. Molto (si vede). Anche perché c’è stata una sorta di rissa fino a un secondo fa nel mio studio (sguardo soffertissimo, tipo “La colf mi ha comprato il muesli invece dei cornflakes”). E’ stato molto complicato farli uscire e tutto questo è veramente (pausa) disgustoso. Ludwig è una cosa che non esiste quello che è accaduto, non dico che è colpa tua. Andremo a capire di chi è stata (nel frattempo la consecutio temporum è morta). Io voglio andare avanti (noi no) in maniera civile, non voglio mai più ritrovarmi in una situazione assurda del genere”. Qui Roberto Alessi si esibisce in una noiosissima messa cantata per chiedere scusa al pubblico ed elemosinare l’applauso (che arriva), ma è irrilevante. La scena, come sempre, è ormai tutta della padrona di casa. La quale, di nuovo, ha contribuito a scrivere la storia del piccolo schermo. Bei momenti davvero: in confronto, la sfida Zequila-Pappalardo era una chiara citazione di Godard. Brava Barbara: continua così.