A Düsseldorf va in scena la strage di Sant’Anna di Stazzema. La città sul Reno ospiterà venerdì 70+2 nella mano la memoria, la pièce del Teatro Rumore di Viareggio liberamente ispirata all’eccidio del 12 agosto 1944, nel quale furono uccisi 560 civili per mano delle Waffen-SS. Quella mattina il paesino dell’Alta Versilia fu accerchiato dalle colonne dei volontari della 16a Divisione Corazzata Granatieri, comandata dal generale Max Simon, che raggiunse la località sperduta tra i monti sopra Pietrasanta grazie alla guida di alcuni fascisti locali.

Organizzato in collaborazione con l’associazione culturale Italia Altrove, lo spettacolo andrà in scena al Leibniz-Montessori Gymnasium, liceo punto di riferimento per gli italiani a Düsseldorf. Duecento alunni frequentano i corsi di italiano al Leibniz-Montessori, che vanta una storia di 122 anni, le cui tracce restano nei temi conservati in archivio, compresi quelli scritti dagli studenti nel periodo nazista. Una fase della storia europea che adesso il liceo, grazie allo spettacolo dell’associazione culturale italiana, vuole ricordare, in uno dei suoi epiloghi più tragici in Italia.

Durante lo spettacolo, niente simboli nazisti: vietato esibire svastiche e qualsiasi richiamo visivo al Terzo Reich. Niente bandiera, niente fascetta sulle divise, niente copertina del Mein Kampf. Nella locandina, al posto di una foto degli attori vestiti da Ss, c’è una giovane paesana che abbraccia la figlia. Non è censura e neppure un tabù. E’ la legge di un Paese che non vuole equivoci. A differenza dell’Italia, quella dei pellegrinaggi nostalgici a Predappio e dei souvenir con il faccione del Duce, in Germania l’apologia di nazismo è una cosa seria, il reato è punito davvero, con pene fino a tre anni di carcere. Nel 2010 a Berlino fu arrestato un uomo che aveva insegnato al suo cane, un pastore tedesco di nome Adolf, ad alzare la zampa destra in segno di saluto. E pure uno spettacolo come 70+2 – che parla di nazismo ma chiaramente con una chiave di denuncia – non fa eccezione.

La Germania non è però l’unico Paese a “denazificare” la cultura già di per sé antinazista. Nel 2015 a Mosca sono state sequestrate tutte le copie di“Maus, il fumetto di Art Spiegelman, insignito anche di un Premio speciale Pulitzer, sui topi ebrei che fuggono da felini nazisti, una (serissima) trasposizione dell’Olocausto nel mondo animale. “Il tema in generale è molto delicato – spiega Christina Comparini Hoffmann, socia fondatrice di Italia Altrove – si pensi che solo nel 2006 in occasione dei mondiali di calcio organizzati, appunto, in Germania, si videro per la prima volta bandiere tedesche in giro per tutte le città ed attaccate alle macchine, cosa che prima non era mai successa. A causa del suo passato la Germania sta iniziando a sviluppare un suo orgoglio e nazionalismo solamente ora, sempre però con grande attenzione a non esagerare”.

Un chiarimento arriva anche dalla scuola. “Se una pièce teatrale viene presentata in una scuola, deve essere senza simboli espliciti. L’evocazione dell’epoca nazi-fascista può essere creata con ambientazione e colori altrettanto idonei. Il pericolo deriva soprattutto dal possibile fraintendimento delle intenzioni. Nel nostro caso è ancora più difficile essere trasparenti perché la lingua veicolare è l’italiano” chiarisce Silvia Caravaggi, insegnante di italiano e francese al Leibniz-Montessori Gymnasium.

Ospitare uno spettacolo simile, fatto da giovani italiani, è un grande segnale da parte del liceo. “Il dirigente scolastico, Niels Lorenz, dà molta importanza all’apertura culturale della nostra scuola e alla cooperazione con altre istituzioni, in modo da poter offrire agli alunni un ampio spettro di occasioni di crescita umana e intellettuale” continua l’insegnante di italiano. “E’ come se un liceo italiano ospitasse uno spettacolo fatto dagli etiopi su Debre Libanos, 2000 vittime ad opera dei fascisti. Rappresentare questa storia in Germania ci dà un grande senso di responsabilità” sottolinea Davide Moretti, regista dello spettacolo.

70+2 è già andato in scena nel 2016 e 2017 per gli studenti italiani, nel Giorno della Memoria, al Politeama di Viareggio. “Ma una ventina di studenti tedeschi lo aveva già visto nel 2015 al Festival Rumore di Pace, a Torre del Lago. Erano i giovani della scuola teatrale Ubi Teather di Lipsia. Alla fine erano commossi e tornarono a vederlo una seconda volta. Questo lavoro è ispirato a Sant’Anna, ma parla della guerra in generale, di tutti i crimini ai quali un’ideologia di odio può portare” commenta il regista. Ma perché rappresentare in Germania una strage di quasi 73 anni fa? “Importante è il messaggio di reciproca tolleranza, rispetto ed amicizia tra due Paesi – conclude la Hoffmann Comparini – Molti dei nostri soci sono famiglie miste, dove un genitore è tedesco e l’altro italiano, e dove la mentalità della tolleranza e dell’apertura è nel dna, specialmente in quello dei nostri figli, che crescono bilingui e in un’Europa unita”.