Ario Daniel Z’hoo è uno scrittore, guida alpina ed esploratore artico. Ha già realizzato numerose traversate polari come la Scandinavia, la Siberia, l’Alaska. In queste traversate affronta realmente situazioni estreme per via di temperature che scendono al di sotto dei -40° con forti venti, e di altre difficoltà dovute all’impervietà di territori spesso mai esplorati da nessuno o ad incontri con animali pericolosi come lupi e orsi. Le sue avventure sono mirabilmente raccontate nei suoi libri e nelle sue conferenze.

Queste avventure lo hanno portato a entrare in contatto, anche profondo, con popolazioni locali, come per esempio i Sami in Lapponia e i Gwich’in in Alaska. Questi ultimi, in particolare, sono divenuti oggetto del suo interesse nella temibile traversata in corso, con sci e slitta. Ario ha più di 50 anni, ma è ancora un grande atleta e sta affrontando questa prova con un obbiettivo preciso: portare l’attenzione del mondo, o comunque di più persone possibili, sul rischio di estinzione di questa popolazione indigena millenaria. Vivono nel nord dell’Alaska in un santuario ecologico dalla bellezza mozzafiato seriamente in pericolo. Vi si riproducono caribù e salmoni che sono il loro sostentamento alimentare ed è un territorio per loro sacro da millenni.

Il rischio, come spesso accade, è costituito dalla presenza di petrolio. C’è un giacimento che servirebbe sì e no a sei mesi di energia per gli Stati Uniti. Obama aveva tentato di rendere il Santuario dei Gwich’in inattaccabile, ma sembra non ce l’abbia fatta. Trump, che di sicuro non è un genio ecologico, è molto probabile che presto affidi alle trivelle questo territorio, incontaminato da millenni.

Ario si propone di dimostrare che non solo riuscirà a sopravvivere con quasi nulla in uno degli ambienti più difficili della terra, ma riuscirà a viverci bene. Il suo obbiettivo è sollevare una questione cruciale. Ovvero l’umanità è stata educata a vivere ottenendo tutto quello che vuole e soddisfacendo qualsiasi bisogno devastando il territorio, specie con le trivellazioni delle compagnie petrolifere. La speranza è salvare l’Arctic Refuge, questo meraviglioso santuario, dalla devastazione, come purtroppo avvenuto con molti altri territori selvaggi e sacri agli indios, in molte parti del mondo – inclusi Stati Uniti e Brasile, per esempio.

“Se posso sopravvivere per mesi in una della aree più selvagge del pianeta, potremmo farlo tutti” – dice Ario – “Possiamo usare meno, fare a meno di molte cose, e così saremmo qualcosa di più. Potremmo davvero illuminare la Madre Terra”.

Nella traversata, Ario scierà per otto ore al giorno con temperature da -30 a -40 e venti molto forti, con molte ore di buio, aiutandosi con una lampada frontale. “Semplicemente camminerò, come facevano gli ancestrali”. Sarà sostenuto dagli stessi Gwich’in che organizzeranno per lui una Potlach (cerimonia tradizionale solenne) in un villaggio artico prima che proceda per le piane costiere. Lo riforniranno inoltre di cibi tradizionali, come carne secca di caribù e salmone, e vestiti tradizionali per affrontare le rigidissime temperature invernali.

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