“Se mi chiedi qual è il posto migliore del mondo per crescere i tuoi figli ti dico senza dubbio qui, la Nuova Zelanda”. Daniela Burlando e suo marito vivono da cinque anni a Nelson, nell’isola meridionale. Lei ha lasciato il suo lavoro in banca a Genova, lui ha rimesso le quote del ristorante che gestiva con altri soci. Oggi curano il marchio ‘Gelato Roma’, puntando sulla qualità del prodotto artigianale. E hanno l’obiettivo di espandersi in tutto il Paese: “Questo è il nostro paradiso in terra”, dicono.

La decisione di trasferirsi all’estero arriva nel 2012: “Avevo un lavoro ambito da molti, e molti mi consideravano già sistemata secondo i canoni tradizionali”, racconta Daniela. In realtà, per fare carriera avrebbe dovuto dedicarsi esclusivamente al suo impiego: “Invece di lavorare per qualcun altro, preferivo però dedicarmi alla mia famiglia – spiega – Non è stato facile lasciare un contratto a tempo indeterminato, ma non volevamo crescere i nostri bambini in un contesto socio-politico come quello italiano”.

“Non volevamo crescere i nostri bambini in un contesto socio-politico come quello italiano”

Nei primi mesi dopo il trasferimento Daniela ha dato vita ad un’attività tutta sua, aiutando giovani italiani interessati a studiare in Nuova Zelanda. Suo marito, Yuri, invece, ha rilevato una gelateria nell’unico centro commerciale della città. Per 3 anni Daniela ha anche aiutato suo marito nell’attività con la parte amministrativa. Poi, la decisione di avviare un nuovo progetto: “Abbiamo spostato la produzione in un laboratorio esterno al centro commerciale con l’obiettivo di creare un marchio di qualità da presentare a rivenditori e cafè della Nuova Zelanda”. La maggior parte dei produttori, infatti, importa preparati industriali dall’Italia, mescolandoli poi con il latte. “Noi invece abbiamo deciso di puntare sui prodotti freschi e locali, dalla frutta, alle nocciole fino alla cioccolata”.

Daniela e Yuri hanno già posizionato diversi display nelle maggiori città del Paese, hanno contatti con numerosi rivenditori e hanno avviato la produzione nel laboratorio, dove al momento lavorano altri due soci. “Ma stiamo pensando anche a migliorare la comunicazione con i social media e valutiamo l’idea di un franchising per espanderci ulteriormente”. La Nuova Zelanda è comunque un Paese particolare, dove non ci sono treni e per raggiungere le altre città e “spesso sei costretto a prendere l’aereo”, racconta Daniela. I neozelandesi, quattro milioni in un territorio grande poco meno dell’Italia, sono tra i maggiori consumatori di gelato al mondo. “L’obiettivo è educare al consumo di un prodotto artigianale e non di un frozen industriale”, continua.

“In Italia la burocrazia è ben oltre ogni ragionevole comprensione”

Fare business in Italia e Nuova Zelanda è totalmente diverso. Uno dei motivi determinanti per trasferirsi all’estero è stato proprio il “voler sfuggire dal livello di stress che caratterizzava la nostra vita”, racconta Yuri. “Chiunque possiede una piccola azienda in Italia sa di cosa parlo: tutto è difficile, snervante. Le tasse ti massacrano e la burocrazia è ben oltre ogni ragionevole comprensione”. Anche il sistema scolastico è diverso. “Qui c’è un approccio meno accademico, i bambini sono più indipendenti e le strutture sono straordinarie – aggiunge Yuri – Mentre in Italia la società è adulto-centrica (e i piccoli sono costretti e seguire gli adulti in quello che fanno) qui in Nuova Zelanda i bambini sono il centro della vita sociale”. Senza contare le attività outdoor e i campi da calcio, tennis e rugby completamente gratuiti in città.

E il costo della vita? In genere gli affitti sono più cari rispetto all’Italia. Ma quella neozelandese è una società meno consumistica: non esistono spiagge private, le attività sono facilmente accessibili a tutti e non si usa cenare spesso fuori. Lo stile di vita, insomma, è più semplice e rilassato. Sveglia alle 5,30 del mattino, un’ora di sport, prima di accompagnare i bimbi a scuola e di mettersi al lavoro. Poi, nel pomeriggio, si portano i ragazzi alle varie attività extrascolastiche: sport, musica, eventi. Dopo i compiti e la cena, alle 8:30 i piccoli sono già a letto, “e noi grandi possiamo trovare un po’ di spazio per noi, o per continuare a lavorare, quando serve”.

“Chiunque possiede una piccola azienda in Italia sa di cosa parlo: tutto è difficile, snervante”

Il loro progetto, spiegano, “è far crescere l’azienda” e, aggiungono, “abbiamo propositi di espansione a livello nazionale”. L’Italia manca, così come la famiglia e gli affetti: “Torniamo ogni due anni per stare con loro”. Al momento, però, Daniela non rientrerebbe in pianta stabile: “In Nuova Zelanda possiamo avere successo senza dover annullare la nostra vita – conclude – Questa chance per noi non ha prezzo. Quindi, per un po’ resteremo ancora qui”.

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