Fra Mediaset e Vivendi volano altri stracci. Nella prima udienza al tribunale di Milano sull’affare Premium, il gruppo francese ha presentato al giudice Vincenzo Perrozziello una richiesta di risarcimento danni per diffamazione contro Mediaset. Cologno monzese ha risposto con una controquerela in cui ha accusato i francesi di aver oltrepassato il limite nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa sulla pay tv Premium. Per i legali di Mediaset, in particolare, sono diffamanti alcuni passaggi di interviste concesse dal numero uno di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, che ha definito “ingannevoli” le informazioni fornite da Mediaset su Premium. E ha inoltre sostenuto che la famiglia Berlusconi ha “infiocchettato” la pay tv come una “Ferrari”, mentre in realtà era solo “una Fiat Punto”.

E’ l’ennesimo colpo di scena nello scontro fra Mediaset e Vivendi dopo il dietrofront dei francesi sull’accordo dello scorso aprile che prevedeva il passaggio di mano della pay tv Premium all’interno di una più ampia alleanza suggellata dall’intreccio azionario fra Mediaset e Vivendi. L’intesa iniziò a barcollare a luglio dello scorso anno con il gruppo, controllato da Vincent Bolloré, che ha contestato il valore di Premium e ha successivamente iniziato ad acquistare azioni Mediaset in un crescendo offensivo che ha messo in allerta la famiglia Berlusconi.

Di qui è partita la battaglia in tribunale con Mediaset che ha chiesto ai giudici di intimare a Vivendi “l’esecuzione coattiva” degli accordi di aprile, oltre ad un risarcimento dal valore “non inferiore a un miliardo e mezzo di euro”. Non solo. Fininvest, che ha accusato Vivendi di aver rotto i patti anche sulla soglia massima di possesso di azioni Mediaset (il 3,5% contro l’attuale 29%, ndr), ha domandato un risarcimento per una cifra “non inferiore a 570 milioni, correlati al calo di valore delle azioni Mediaset”. Due richieste che il giudice Perozziello ha deciso di unificare in un unico procedimento che andrà di pari passo con le indagini della Procura di Milano sulle ipotesi di aggiotaggio su azioni Mediaset a carico di Vincent Bolloré e Arnaud de Puyfontaine. Il giudice si è poi riservato di decidere nei prossimi giorni sulla procedibilità o meno delle richieste risarcitorie per diffamazione.

Intanto, in attesa di novità sul fronte giudiziario, nelle prossime settimane, Agcom e Consob dovrebbero fornire chiarimenti su una vicenda che ha risvegliato dal consueto torpore le autorità di vigilanza. Agcom ha infatti in corso un’istruttoria (con chiusura attesa ad aprile) per verificare se Vivendi, già socio di peso in Telecom Italia, possa anche detenere una partecipazione di rilievo in Mediaset. Al momento, non è escluso che, alla fine della procedura, l’autorità guidata da Angelo Cardani possa anche chiedere a Vivendi la cessione di alcuni asset. Consob sta invece tentando di far luce sulle operazioni di acquisto di Mediaset da parte di Vivendi. Ma i tempi si prospettano ancora lunghi per via anche della necessità di riscontri internazionali con l’omologa autorità francese, AMF, alla quale Mediaset ha presentato un esposto per false informazioni societarie nel bilancio Vivendi relative al caso Premium.

Inoltre, mentre le autorità di vigilanza studiano il dossier, la famiglia Berlusconi ha ripreso a pieno ritmo la programmazione industriale. Dopo una prima fase di stallo sulle attività di Premium, Mediaset ha avviato trattative con Enel Open fiber per una partnership sui diritti delle partite di calcio. Secondo quanto riferito dal Sole24Ore, l’operazione potrebbe andare in parallelo con quella già conclusa con la Telecom di Bolloré. Senza contare che potrebbe essere l’inizio di una più ampia collaborazione con la società, controllata da Cdp e da Enel e impegnata a sviluppare la nuova infrastruttura in fibra del Paese. Infine, nelle scorse settimane, il sottosegretario alle telecomunicazioni, Antonello Giacomelli, ha nuovamente tirato fuori dal cassetto il progetto di creazione di un grande polo delle antenne di trasmissione che veda protagonista Rai Way e la controllata Mediaset, Ei Towers, il cui titolo da inizio anno ha guadagnato circa il 30 per cento. Senza escludere un apporto anche da parte di Telecom Italia che controlla le torri di Inwit. Segno, insomma, che se in tribunale volano gli stracci, fuori Berlusconi lavora per rafforzare il suo impero in vista di un consolidamento internazionale da cui Mediaset non potrà restare fuori a lungo.