In questi giorni si è tornati a parlare di un’iniziativa dei “5Stelle”: far votare anche i sedicenni alle votazioni politiche. La proposta di legge è stata presentata da Danilo Toninelli che vorrebbe permettere agli adolescenti di esprimere la propria preferenza anche per le elezioni regionali e comunali. Ad oggi il voto a 16 anni è possibile in Argentina, Brasile, Cuba, Ecuador e Nicaragua. In Europa solo in Austria dal 2007. In altri Paesi, il voto a 16 anni è garantito in alcune elezioni locali: nel Cantone di Glarona in Svizzera; in via sperimentale in alcune zone della Norvegia, in una decina di Länder tedeschi a partire dal 1996, quando aprì la strada il Land della Bassa Sassonia.

In Italia, la filosofia di fondo è quella di controbilanciare il potere “decisivo” degli anziani che nei prossimi anni saranno sempre più rispetto ai giovani. Una visione senz’altro lungimirante.
Un atto, quello di dare loro la possibilità di votare che potrebbe costituire anche una risposta alla sfiducia nei confronti delle istituzioni: secondo l’osservatorio “Giovani” dell’Istituto “Toniolo”, infatti, i partiti politici sono all’ultimo posto; negli anni è sceso anche il grado di fiducia nei confronti del Presidente della Repubblica, mentre al livello più alto tra le istituzioni politiche troviamo il comune. Così anche l’Unione europea continua a essere considerata meno severamente delle istituzioni politiche nazionali.

Resta un interrogativo: pensate ai 16enni che conoscete, sono pronti ad andare alle urne ed esprimere il loro voto per scegliere i parlamentari o i consiglieri regionali? Che ne sanno dei sistemi elettorali? Hanno presente la differenza tra il potere esecutivo e quello legislativo? Sanno come viene designato il presidente del Consiglio e chi elegge il Capo dello Stato?

Per far votare dei 16enni è necessario che i “grandi”, in primis la scuola, abbiano svolto il loro compito ovvero quello di formare queste generazioni. Il libro di geografia di quinta, dedica una o due pagine (per i più fortunati) alle funzioni dello Stato e agli organi amministrativi.

La maggior parte dei docenti salta quelle pagine andando direttamente alle Regioni così da non tralasciarne nessuna. Ogni anno mi fermo per due mesi ad insegnare ai miei ragazzi quali sono i compiti della magistratura, del Parlamento, il ruolo delle Camere. Giochiamo insieme a fare una legge, inventiamo delle elezioni, qualche volta andiamo in un vero Consiglio comunale e proviamo a fare i consiglieri, gli assessori, a prendere delle decisioni, imparando i ruoli di maggioranza ed opposizione. In passato con delle classi siamo andati a visitare Montecitorio, siamo entrati nell’“aula che si vede sempre alla Tv”; abbiamo fatto tappa al Quirinale; incontrato il sindaco del paese. Un giorno questi ragazzi potranno magari anche votare a 16 anni ma son certo che ricorderanno qualcosa di ciò che è stato loro insegnato.

Ho fiducia nelle nuove generazioni, ho più speranza in loro che nei quarantenni, perché sono ragazzi che sono cresciuti consapevoli della parola “crisi”, che si sono fatti le ossa fin da bambini, che hanno compreso che nulla gli sarebbe stato regalato ma per entrare in un’urna bisogna andarci preparati.