Il Movimento 5 Stelle sta attraversando una fase cruciale. Rimane una forza formidabile della politica italiana (al Pd ‘scissionato’ contende il primato di primo o secondo partito a seconda dei sondaggi) per un motivo valido, continua a incanalare una fetta sostanziale del voto di protesta anti-sistema. Ma nel medio termine la linea politica ibrida, quel misto a-ideologico di destra e sinistra, una sorta di neo-opportunismo pragmatico, e soprattutto l’assenza assoluta di democrazia interna, potrebbero costituire un pesante handicap per il grillismo.

Il presupposto è che l’Italia dagli immensi problemi (lavoro, aziende, criminalità, migranti, Europa, scuola, banche, non-crescita) vada gestita e ‘pensata’ con una visione non trumpiana e meno umorale rispetto a quanto Grillo possa oggi garantire.

Il bisogno di una svolta nel M5S è sentito tra decine di sconosciuti parlamentari pentastellati alla Camera e al Senato (quelli che non compaiono in tv). L’idea che comincia a serpeggiare tra i peones terrorizza Beppe e il giovane Casaleggio: il Movimento – è il progetto segreto degli ‘invisibili’ – deve convocare il suo Primo congresso nazionale in vista delle prossime elezioni politiche del 2018.

Esatto, un Congresso. Come tutti i partiti dell’arco costituzionale e non che aspirano a governare.

Piantiamola con le ipocrisie: il M5S è già un partito. Deve solo passare alla fase adulta, crescendo ed esprimendo con una vera assemblea congressuale segretario, leader, piattaforme e alleanze, nell’ambito di programmi in concorrenza tra loro. Una normalizzazione insomma.

Purtroppo però la diarchia Grillo-Casaleggio jr. e le stupide ‘parlamentarie’ online per la selezione dei candidati sono un fattore anti-democratico che impedisce la maturità dei 5 Stelle (a proposito: che meriti ha Davide Casaleggio, se non quello d’essere ‘figlio di’, come ai tempi della vecchia Dc? Non è uno smacco per una forza politica ‘contro’ che qualcuno arrivi al vertice per via ereditaria?).

Certamente poi non è democratica né trasparente la piattaforma gestita dalla Casaleggio e Associati su cui gira la vita politica del Movimento. Scusate se faccio il mio caso personale: io mi sono iscritto online nel 2012 ma non ho mai ricevuto uno straccio di comunicato, un’email, un invito a partecipare alle votazioni. E allora? E’ una truffa?

“Ma l’associazione Rousseau è la ‘segreteria’ del partito 5 stelle o il centro dei cerchi e cerchietti magici del Movimento? E pensa se non stessero lavorando al Ddm (Direct democracy movement)”. Lo disse a gennaio creando enormi polemiche la senatrice del M5S Elisa Bulgarelli, dopo la disfatta del fallito accordo tra i grillini e liberaldemocratici di Alde in Europa.

Ecco perché a molti parlamentari seri (e schivi) risulta oggi indigeribile questa finta ‘democrazia diretta’, con nomine pilotate da una ristretta cricca di stampo nord-coreano. La verità, suffragata da diverse fonti, è che vengono manipolati i dati raccolti sul web tramite un sistema di cui elettori e cittadini non possiedono le chiavi. Il meccanismo resta solidamente sotto il controllo di Davide Casaleggio, figlio del co-fondatore Gianroberto, il quale aveva ideato i metodi e la filosofia orwelliana tuttora in vigore.

Un gradino in basso, più che cerchi magici si vedono di fatto molti personalismi, alcuni gestiti in modo aggressivo tramite il marketing tv tipico di star, celebrities e campioni dello sport. I quali però hanno competenze e talenti autentici.

Parliamoci chiaro: Luigi Di Maio, l’aspirante candidato premier del M5S, con zero esperienza politica e di lavoro, secondo fonti interne avrebbe appena il 10-15 per cento dei voti in un eventuale Congresso pentastellato. Quindi un’opposizione agguerrita pronta a scalzarlo per ora non riesce a trovare sbocchi. Ecco perché le sorprese non mancheranno.

Per quale motivo Di Maio dovrebbe essere il candidato premier alle prossime elezioni se è in minoranza e anzi disprezzato – per il suo eccesso di visibilità – dall’85 per cento dei 35 senatori e dei 91 deputati del M5S? (nel 2013 erano 54 e 109: in trentasei hanno cambiato casacca).

Un Congresso entro il 2017 sarebbe quindi il momento della verità per il Movimento.

Bisogna ripulire, svuotare i cassetti e ripartire da zero, il frullato tra destra organizzata, salvinismo di pancia e pulsioni da sinistra ex tradizionale non può funzionare all’infinito.

La domanda di fondo diventa questa: può il Movimento 5 Stelle garantire in futuro un governo serio, competente e responsabile che faccia uscire l’Italia dal pantano in cui l’hanno cacciata la dittatura della Bce e le politiche recessive Ue filo-tedesche? A voi la risposta. Ma se pensate alla Raggi a Roma, vi auto-condizionate da soli.