La musica, le luci, l’urlo del San Paolo in una notte da brividi. Anche un primo tempo vertiginoso, stellare, in cui i Galacticos fanno la figura dei cuccioli smarriti dopo l’ennesimo gol di Mertens. Non basta al Napoli per trasformare l’impossibile in possibile, ribaltare l’1-3 del Bernabeu, vendicare la sconfitta di Maradona. La storia si ripete, come vent’anni fa. Passa il Real Madrid, vince pure il Real Madrid, ancora 3-1, anche in Italia. Salvato dal solito Sergio Ramos, il difensore dei gol all’ultimo minuto, in finale di Champions e nel Clasico. L’uomo della provvidenza che una volta di più trasforma una sconfitta in trionfo, addirittura con una doppietta in una manciata di minuti che elimina gli azzurri e manda gli spagnoli nei quarti di finale di coppa. Da grandi favoriti per la vittoria finale, insieme al Bayern Monaco e magari pure alla Juventus.

I campioni d’Europa, però, hanno avuto paura per davvero. E non solo per il boato costante e i fischi assordanti dei 56mila del San Paolo, che hanno accompagnato per tutti i novanta minuti le fasi dell’incontro. Dall’inizio si vede un Napoli straordinario, incontenibile. Il meglio del calcio secondo Sarri, tutto tagli, pressing alto, combinazioni sopraffine. Con Mertens rebus indecifrabile per la difesa spagnola, da falso nueve imprendibile nello stretto, e fastidioso come un vero centravanti su ogni lancio lungo dalla difesa. Ma anche Insigne ispiratissimo, Hamsik capitano vero, Allan (preferito a centrocampo alla qualità di Zielinski e Rog) cagnaccio asfissiante. Di fronte a tutto questo il Real resta stordito, incapace di capire dove e di fronte a chi si trovi. E così l’entusiasmo, la fede nel miracolo, diventa delirio collettivo dopo 24 minuti, quando Mertens finalizza una tipica trama sarriana rifinita da Hamsik.

Dall’altra parte ci sarebbe pure il tridente delle meraviglie RonaldoBaleBenzema. Lo spettatore se ne accorge solo per un momento, quando Ronaldo in contropiede dribbla pure Reina e da posizione defilata si stampa sul palo. Ma lo stesso palo nega anche la doppietta a Mertens che in mezz’ora avrebbe già riequilibrato il passivo dell’andata. È la dimostrazione che la partita corre sul filo. Sarà questione di attimi, episodi. Appunto. Mentre il Napoli ad inizio ripresa studia l’assalto finale e prende le misure all’impresa, il Real piazza la sua zampata. Basta poco, praticamente nulla: una palla persa a centrocampo, che diventa un contropiede, che diventa un calcio d’angolo. Come tanti altri, e invece decisivo: sul tiro dalla bandierina Sergio Ramos salta più alto di tutti, sovrasta Albiol e batte Reina. La partita, di fatto, finisce qui. E non tanto per il pareggio, che concederebbe ancora la possibilità dei supplementari. Ma per il contraccolpo. Infatti subito dopo arriva persino il raddoppio del Real: ancora su calcio d’angolo, ancora incredibilmente con Sergio Ramos, stavolta con la complicità di una deviazione un po’ goffa di Mertens. In sei minuti il Napoli si ritrova sotto dopo aver dominato per un tempo. Manca ancora tanto da giocare, così nel finale c’è tempo persino per il 3-1 di Morata. Davvero troppo. Resta l’orgoglio di una grande prestazione, il ricordo di una notte comunque speciale, un sogno che in fondo è durato una manciata di minuti all’andata, poco di più al ritorno. La voglia di riviverlo presto, magari fino in fondo.

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