Alfredo Romeo, durante l’interrogatorio di garanzia in corso nel carcere di Regina Coeli, si è avvalso della facoltà di non rispondere al gip Gaspare Sturzo e al pm Mario Palazzi. Diversa la strategia dei suoi legali Francesco Carotenuto, Giovanni Battista Vignola e Alfredo Sorge: hanno presentato una memoria e, arrivando in carcere, hanno detto tante cose. Innanzitutto che l’imprenditore arrestato la settimana scorsa nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Consip – con l’accusa di aver corrotto un dirigente della centrale acquisti dello Stato in cambio di informazioni privilegiate su come aggiudicarsi i bandi di gara – sostiene di “non aver mai dato soldi a nessuno e di non avere mai incontrato Tiziano Renzi o gente legata all’entourage dell’ex presidente del Consiglio”. In linea, insomma, con quanto affermato dal padre dell’ex premier durante il suo interrogatorio di venerdì. 

Come racconta oggi su Il Fatto Quotidiano Marco Lillo, però, lo stesso Romeo il 6 dicembre scorso, intercettato, affermava: “…Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato…”. Una frase che, secondo il Noe dei Carabinieri (ora fuori dall’indagine per decisione della Procura di Roma), “assume straordinario valore” in quanto “dimostra che effettivamente si siano incontrati”. Non si può escludere, naturalmente, che si sia trattato di una millanteria. In ogni caso, l’immobiliarista e imprenditore campano non ha spiegato agli inquirenti perché ora nega di aver visto di persona il padre dell’ex premier, smentendo anche quanto raccontato ai pm dal commercialista ed esponente Pd Alfredo Mazzei, secondo il quale Romeo, Renzi senior e l’imprenditore di Rignano Carlo Russo mangiarono insieme in una trattoria romana. Al netto di questa conoscenza vera o millantata, gli avvocati dell’imprenditore campano hanno anche fornito ulteriori dettagli circa la posizione del loro assistito. Che a loro dire sarebbe vittima e non corruttore all’interno di un sistema dove – è sempre il pensiero di Romeo – c’erano dei padroni degli appalti che lasciavano solo le briciole agli altri concorrenti delle gare pubbliche. Romeo, a suo dire, era un pesce piccolo e per questo motivo nell’aprile 2016 ha anche inviato un esposto in Consip per denunciare questo modus operandi.

GLI AVVOCATI DI ROMEO: “NON CORRETTA IMMAGINE DEL GRANDE CORRUTTORE”
Alfredo Romeo viene rappresentato come il grande corruttore ma qui si tratta di una corruzione, se mai c’è stata, non dico da quattro soldi ma quasi”. Dalle parole di uno dei legali dell’imprenditore campano si capisce quale sarà la linea difensiva scelta dai suoi difensori. Che, del resto, hanno spiegato ancor meglio quale è la verità a loro dire: “Se vero parliamo di cifre modeste date a Gasparri per alcune consulenze. Il resto è gossip e clamore mediatico. Parliamo di cinquemila euro ogni due mesi per avere consulenze private sul perfezionamento dei calcoli per presentare delle offerte”. In tal senso, va ricordato che Romeo è in carcere perché – secondo gli inquirenti – ha corrotto il funzionario Consip Marco Gasparri. Quest’ultimo, per l’appunto, era un dirigente della centrale pubblica degli appalti: poteva essere consulente privato? Su questo punto l’avvocato Vignola ha offerto una risposta indiretta: “Alfredo Romeo non era un privilegiato, ma in Consip era un emarginato. Altro che corruttore, lui è stato fregato più volte”. Da corruttore a vittima, insomma.

L’ESPOSTO DI ROMEO CONTRO I “PADRONI DEGLI APPALTI”
Una tesi che, a sentire i difensori di Romeo, è avvalorata anche da un altro fatto. “Nell’aprile scorso Alfredo Romeo ha presentato in Consip un esposto in cui venivano descritti i suoi rapporti e il meccanismo con cui venivano affidati gli appalti, lui fu danneggiato. Quell’esposto fu inviato per conoscenza anche all’Anac e all’Antitrust” ha ricordato l’avvocato Giovanni Battista Vignola, secondo cui “l’incartamento è stato inviato ai pm di Napoli tre mesi fa e a quelli di Roma venti giorni fa”. Cosa scriveva Romeo nell’esposto in questione? A sentire i suoi difensori “denunciava i raggruppamenti illeciti delle grosse imprese per aggiudicarsi gli appalti e soprattutto spiegava come ha vinto e si è aggiudicato gli appalti. Ovvero solo ed esclusivamente praticando il prezzo più basso”. Tutti gli altri gruppi, HA spiegato Romeo nell’esposto ricordato dal suo legale, hanno vinto o per essersi raggruppati illegittimamente o per aver conseguito un punteggio molto alto sulla bontà del progetto. “Cioè su valutazioni discrezionali” ha aggiunto l’avvocato Vignola. Non solo. Nell’esposto “Romeo si rammaricava e invitava la Consip a essere rigorosa negli accertamenti e nei controlli sui grossi raggruppamenti illeciti – ha sottolineato il legale – rappresentati da quei gruppi imprenditoriali che sono i veri ‘padroni’ del mercato, facendo riferimento a queste Ati (Associazioni temporanee di imprese ndr) illegittime, e a concessioni di quote fasulle e facendo nomi e cognomi dei responsabili. Nell’esposto – ha proseguito l’avvocato – Romeo lamentava dei raggruppamenti illeciti per cui c’erano state grosse multe a carico di parecchie imprese concorrenti“.

L’obiettivo dei legali di Romeo, insomma, è chiaro. E la prima cosa che faranno sarà chiedere la scarcerazione: “Faremo istanza di revoca della misura cautelare, basata su diverse questioni che lasciano dubitare sulla validità e sulla utilizzabilità di molti aspetti processuali sia per quello che riguarda la durata delle indagini, sia le modalità di acquisizione della prova, per quanto riguarda le intercettazioni, e la ricostruzione dei documenti attribuiti a Romeo (compresi i cosiddetti ‘pizzini’ ndr), e su cui, a nostro avviso, non sono state rispettate le regole previste dal codice di procedura penale“. In particolare “c’è un problema di assenza totale di riscontri alle dichiarazioni del chiamante in correità Marco Gasparri – hanno spiegato i legali – Non c’è nessuna prova di versamenti una tantum. E’ tutto gossip. Per un alto funzionario di Consip, visto lo stipendio che ha, un risparmio di 100mila euro è anche abbastanza poco”.

TIZIANO RENZI: “MA QUALE MISTER X, ERA SOLO UN APPUNTAMENTO DI LAVORO” 
“Insomma basta. C’è un assedio continuo. Tutti i giorni. Anche alla mia vita privata. Ma io non sono nessuno. Non sono mai entrato nemmeno in politica”. E’ quanto dice Tiziano Renzi al Corriere della Sera circa le immagini che lo ritraggono insieme a un uomo a Fiumicino agli atti dell’inchiesta Consip. Poi lo sfogo: “Uno si incontra per lavoro a Fiumicino con un possibile fornitore e che esce fuori? L’incontro segreto! L’uomo del mistero! Era un incontro di lavoro” ha spiegato Renzi senior. Che poi ha fornito l’identità della persona incontrata: “Si chiama Comparetto. E’ il terzo gestore postale del Paese. La sua azienda, la Fulmine Group, riunisce 250 operatori del settore. Non è proprio un mister X” Discutevamo di la-vo-ro – ha scandito Tiziano Renzi – Io mi occupo anche di spedizioni porta a porta. Lui è un mio interlocutore. Voi vedete il male ovunque. Dimettermi dalla carica nel Pd ? Non vedo perché – ha fatto sapere – il partito è garantista”.

LA DIFESA DEGLI AVVOCATI DI TIZIANO RENZI: CHIESTI GLI ATTI, CONVOCATO MARRONI
Tiziano Renzi, tramite il suo difensore, ha presentato istanza alla procura di Roma per avere copia di atti dell’inchiesta che sono relativi a “elementi di prova e alle relative fonti” contestatigli nell’interrogatorio del 3 marzo. “Gli atti di cui si tratta – si legge nell’istanza depositata dall’avvocato Federico Bagattini – non sono più di fatto coperti da segreto e/o riservatezza di indagine”. La difesa ha iniziato oggi le annunciate indagini difensive spedendo all’ad di Consip Luigi Marroni l’invito a rendere dichiarazioni sull’inchiesta che vede indagato anche il padre di Matteo Renzi. L’avvocato ha spiegato: “L’invito è stato mandato a Marroni perché c’è la necessità che spieghi tutta una serie di circostanze che ci risultano diverse da come sono state rappresentate”. Al momento Marroni è la sola persona convocata dal legale di Tiziano Renzi per questa attività. Oltre a Luigi Marroni “ci riserviamo comunque di ascoltare altre persone, successivamente, se sarà necessario”, aggiunge l’avvocato Bagattini. Nella prassi delle indagini difensive le persone chiamate a riferire fatti possono accettare di farlo, ma possono anche ignorare l’invito.

ROBERTO ‘BILLY’ BARGILLI: “NON HO NIENTE DA NASCONDERE”
Un messaggio, “almeno mi sembra di ricordare”, e non una telefonata. Secondo Roberto Bargilli, detto Billy, assessore al Comune di Rignano sull’Arno (Firenze) e amico di Tiziano Renzi, è questo l’unico contatto avuto con Carlo Russo, l’imprenditore fiorentino indagato insieme a Tiziano Renzi ed altri nell’inchiesta Consip. “Non ho niente da nascondere” ha detto Bargilli, chiamato in causa per una telefonata che, secondo gli inquirenti, ha fatto a Russo per dirgli di non chiamare più Tiziano Renzi. A chiedergli di inviare questo messaggio “fu Tiziano, perché mi sembra di ricordare che veniva stressato da lui: ‘Vediamo se la fa finita’, mi disse, chiedendomi di contattarlo” ha aggiunto Bargilli, che ha confermato di non essere stato chiamato dagli inquirenti. “Comunque sono a disposizione, il mio numero ce l’hanno” ha concluso.