Quanto turismo genererà la Fabbrica Italiana Contadina (F.I.CO.) di Oscar Farinetti, il parco agroalimentare da 80mila metri quadrati in via di realizzazione a Bologna nell’area del Centro Agroalimentare di Bologna (Caab)? Nei comunicati ufficiali si parla di cifre iperboliche in merito al volano “turistico” innescato dalla mega-attrazione, che avrebbe dovuto aprire i battenti nella primavera del 2015, in concomitanza con Expo, e che dovrebbe invece vedere la luce ad ottobre di quest’anno.

La sensazione, però, è che, sullo specifico tema dell’appeal turistico di F.I.CO., si stiano sparando numeri a casaccio. Cifre che vengono regolarmente mischiate e confuse con quelle relative ai meri visitatori-escursionisti attesi, ossia alle persone che passeranno qualche ora o anche l’intera giornata nel parco. Senza però trascorrere almeno una notte fuori casa e produrre dunque arrivi e presenze statisticamente, ma soprattutto economicamente rilevanti.

In un memorandum del 2014 si ipotizzavano, a fronte di circa 6 milioni di visitatori a regime, addirittura 9,3 milioni di turisti, di cui “1,6 milioni nell’area metropolitana di Bologna”. In un’altra comunicazione resa pubblica dal Caab, partner di Farinetti nell’operazione F.I.CO., si faceva invece riferimento ad una ricaduta possibile di 5-10 milioni di visitatori, di cui un terzo dall’estero. Lo stesso terzo a cui sembrerebbe fare riferimento il portale di Eataly world, la società di gestione di F.I.CO. Che parla proprio di due milioni di turisti provenienti, appunto, da Paesi stranieri. In questa carrellata di numeri, non si capisce insomma se i turisti siano 5 o 6 o 10 o 9,3 o 1,6 milioni. O solo i 2 milioni prodotti da flussi esteri.

La questione non è di lana caprina: come sa chiunque abbia almeno lambito la materia della promozione turistica, il visitatore – del museo, di una piazza, di un sito archeologico o di una attrazione come F.I.CO. poco conta – spoglia i panni dell’escursionista di giornata e diventa a pieno titolo turista, nel momento in cui, come indicano norme internazionali condivise, svolge un insieme di attività di varia natura durante viaggi e soggiorni in luoghi diversi da quello di residenza per un periodo minimo di due giorni.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: le previsione e gli obiettivi di F.I.CO. alludono ad escursionisti giornalieri o a turisti?

L’ufficio stampa di Eatalyworld, interpellato negli scorsi giorni sulla questione, ha riferito che «a regime l’obiettivo è di raggiungere 6 milioni di ingressi, di cui 600mila business e circa 1,6 milioni provenienti dall’estero». «Quindi, in definitiva, quanti turisti spera di far arrivare Eatalyworld?», è stata la domanda che abbiamo posto. «Noi non ci occupiamo di turismo, il nostro business plan è fondato sui visitatori alla struttura», è stata la lapidaria risposta di Eataly world.

In questo contesto, dai contorni numerici non proprio chiari, si inserisce l’intesa siglata negli scorsi giorni tra F.I.CO. e la sempre più moribonda Enit. Per realizzare, si legge nella relativa nota stampa, “azioni promozionali destinate al grande pubblico, agli operatori turistici e ai media, in Italia e all’estero […] e attrarre milioni di visitatori attraverso la valorizzazione della cultura enogastronomica del nostro Paese”. Al di là della fumosità dell’accordo, nel lunghissimo comunicato di Enit, un elemento chiarificatore sarà certamente balzato agli occhi degli addetti ai lavori, così come a quelli di attenti lettori: è correttamente e prudenzialmente scomparso ogni riferimento ai potenziali turisti indotti dal parco agroalimentare.

«Anche perché», ci ha spiegato uno dei massimi esperti di marketing turistico “ben informato sui fatti”, «al momento, sui mercati mondiali del turismo, non è in vendita alcun “prodotto F.I.CO.”: i prossimi mesi saranno quindi decisivi per riuscire a confezionare una o più offerte turistiche incentrate sulla struttura e che comunque potranno essere promozionate e commercializzate solo a partire dal 2018».

Difficile ipotizzare che Enit, proprio nei prossimi mesi, ridotto come è da tempo ad uno stato vegetativo, sia in grado di mettere in campo azioni di reale supporto in termini strategici e commerciali: a seguito della sua trasformazione in ente pubblico economico e dopo l’arrivo della nuova e controversa governance, la grandissima parte dei dipendenti è infatti letteralmente fuggita. Con il risultato che nel palazzo di via Marghera che ospita l’ente del turismo, lavorano ora una ventina di persone. Pochine per affrontare le sfide della competizione globale. E se ciò non bastasse, il recente bando per l’assunzione di 21 figure professionali capaci di compensare, almeno in parte ed in tempi rapidissimi, l’insufficienza di personale, si sta rivelando b degno dei film di fantozziana memoria. Non solo per il fatto che l’arrivo di quasi 30mila curriculum ha mandato in tilt i server di Enit, ma soprattutto perché la commissione esaminatrice, composta da sole tre persone, avrà bisogno di parecchie settimane per il loro vaglio e per arrivare alla selezione definitiva dei migliori profili.

@albcrepaldi