La chiamano “hawaiian pizza” e all’estero va alla grande, mentre per noi è un’aberrazione senza precedenti: parliamo della pizza con pomodoro, mozzarella e ananas. In Italia ordinare una pizza del genere ti rende in automatico un blasfemo della nostra tradizione culinaria, con tanto di rischio di essere cacciato a pedate dal ristorante. Non parliamo poi dei nostri poveri connazionali all’estero, costretti a combattere una battaglia persa in partenza contro chi ingenuamente gli offre una bella fetta della loro “pizza hawaiana”, con mozzarella filante ricoperta da spesse fette di ananas giallo canarino. E magari gli amici stranieri si sconvolgono pure se la risposta è un’espressione sconvolta e inorridita, come se invece della pizza i nostri connazionali si fossero visti offrire un tenero cucciolo di golden retriever arrosto.

Gioiamo: il presidente islandese Guðni Jóhannesson è dalla nostra parte. Forse persino un po’ troppo, visto che una sua dichiarazione contro l’ananas sulla pizza ha scatenato un gran putiferio sui social network. Il presidente era in visita in un liceo quando uno studente gli ha chiesto quale fosse la sua posizione sulla pizza hawaiana. La risposta è stata a dir poco drastica: non soltanto ha detto di essere “fermamente contrario” all’ananas usato come topping, ma ha anche ammesso che, se ne avesse la possibilità, bandirebbe questa variante di pizza.

Un’affermazione fatta con leggerezza, insomma, e che tuttavia è stata presa incredibilmente sul serio, tanto che la Cnn ha sentito il bisogno di lanciare un sondaggio tra i suoi utenti: ananas sì o ananas no? I risultati al momento sono a sfavore della nostra tradizione: circa il 60% dei votanti ha infatti dichiarato che la pizza hawaiana è una rara prelibatezza. Agghiacciante. Anche su Twitter si è scatenato un acceso dibattito: da una parte chi dice che “il presidente islandese è l’eroe di cui tutti abbiamo bisogno”, dall’altra chi ribadisce il diritto alla “pizza libera”.

E c’è anche chi invoca a gran voce una cittadinanza italiana onoraria per Jóhannesson.

Già c’è chi lo chiama “ananas-gate“, e alla fine il presidente ha deciso di affrontare la spinosissima questione su Facebook, in un post scritto anche in inglese e intitolato “una dichiarazione sulla controversia della pizza”. “Mi piace l’ananas, solo non sulla pizza”, ha ribadito il coraggioso Jóhannesson. Ha poi spiegato di non avere il potere per vietare alle persone di mettere l’ananas sulla pizza e che è contento di non avere una tale facoltà. È convinto che “I presidenti non dovrebbero avere un potere illimitato”, e ha aggiunto che non vorrebbe vivere in un paese dove il presidente può proibire ciò che non gli piace. E la pizza? “Suggerisco quella ai frutti di mare”, ha concluso.

Insomma, tutto è bene quello che finisce bene, e la popolarità di Jóhannesson è salva. Il quarantasettenne è infatti molto amato dai 320.000 cittadini islandesi, che lo adorano perché ha rifiutato un aumento del 20% sul suo salario, ha deciso di dare in beneficenza il 10% della sua retribuzione ed è anche diventato il primo leader mondiale a partecipare a un gay pride. Agli islandesi piace anche perché è informale e alla mano: una sera è stato visto fermarsi a una pizzeria take-away dopo il lavoro. Indoviniamo un po’ quale pizza non ha sicuramente ordinato?