Il mondo dell’automotive ha preso penna, carta e calamaio (si fa per dire) e ha scritto al neo presidente degli Stati Uniti D’America. Detto così sembra impegnativo, e in effetti non poteva essere altrimenti, anche perché la lettera è firmata dagli amministratori delegati di ben 18 dei maggiori costruttori mondiali (tra cui Volkswagen, Toyota, General Motors, FCA, Hyundai-Kia, Honda e Nissan) che operano attraverso le proprie divisioni statunitensi.

La missiva, inviata venerdì corso come spiega la Reuters, conteneva una richiesta ben precisa. Quella di rivedere completamente gli standard per le emissioni delle auto che verranno messe in commercio nel periodo 2022-2025. Standard che l’EPA (Environmental Protection Agency), agenzia per l’ambiente che abbiamo imparato a conoscere per il caso Volkswagen e che ora sta indagando anche su FCA, aveva invece ratificato appena prima che Donald Trump si insediasse alla Casa Bianca.

In sostanza i limiti stabiliti (vicini a quelli già contrattati da Obama nel 2011 con le case costruttrici) riguardano i consumi, che mediamente dovranno essere di 50,8 miglia per gallone di carburante (il che equivale a 4,63 litri ogni cento chilometri) entro il 2025. Troppo stringenti (e dunque difficili da ottemperare, visti gli alti costi della tecnologia) evidentemente per i vari marchi automobilistici, che stanno così provando ad allargare la manica dei “regolatori”.

Modo di farlo ci sarebbe, grazie alla finestra della “midterm review”, ovvero la scadenza che indica l’aprile 2018 come termine ultimo per modificare le regole già stabilite. E’ a quella che puntano i CEO delle case automobilistiche, sperando nella sponda favorevole del neo numero uno dell’Epa Scott Pruitt. Sponda più che probabile: Pruitt, negazionista dei cambiamenti climatici legati all’inquinamento, è stato nominato da Trump proprio per ridimensionare il ruolo dell’Epa. E, soprattutto, ha già fatto sapere in Senato che cambierà le decisioni prese da Obama.