“Gli ho detto di prendersi un po’ di tempo per ragionare sulle cose da fare, dai piani di zona allo stadio. Devo capire se sta lavorando bene oppure no”. Parla Virginia Raggi, sindaco grillino di Roma, ma sembra Papa Pio VII che, nel film di Mario Monicelli, dopo l’ennesimo scherzo, decide che Il marchese del Grillo debba andare a meditare nelle carceri di Castel Sant’Angelo. I ragionamenti per Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica scelto dall’amministrazione pentastellata anche per il suo profilo di acerrimo nemico del cemento, sarebbero sui piani di zona e sullo stadio della Roma, cioè su due delle questioni più spinose sulle quali il Comune deve pronunciarsi. Soprattutto su questo benedetto stadio che, a detta di alcuni, sarebbe un’occasione irrinunciabile.

Intanto il braccio di ferro va avanti ed ora siamo inevitabilmente al rush finale. Entro il 3 marzo l’amministrazione comunale è chiamata ad esprimere un parere, definitivo. Berdini, dopo avere almeno incautamente espresso pareri su sindaca e giunta e essersi “presentato con la cenere in capo e i ceci sotto le ginocchia”, appare in una posizione quantomeno precaria. Il suo ruolo, forse, più marginale. Così non sorprende che dalla schiera dei sostenitori del “sì allo stadio” si alzino le voci. Quelle dei giocatori e del tecnico della A.S. Roma, alcuni giorni fa. Quella di Chicco Testa, che di professione fa il manager, oggi. “Un progetto completo di trasformazione urbana, con la creazione di un polo sportivo, commerciale, direzionale destinato a diventare una centralità urbana di prima grandezza. Un intero quadrante della città sarebbe riqualificato e chi ha a cuore il miglioramento delle periferie dovrebbe essere soddisfatto”. Testa non ha dubbi.

Gli elementi con i quali supporta il suo ragionamento i consueti. I medesimi utilizzati per giustificare operazioni analoghe. Nel passato recente, per sponsorizzare la realizzazione dell’Expo di Milano. Mesi addietro per “spingere” la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024. “Posti di lavoro e reddito”, il miglioramento de “i valori di mercato di tutta la zona”, oltre a “servizi e luoghi di aggregazione organizzata e sicura”. Insomma una grande operazione. Con un limite, a causa di “una vecchia e miope legge sugli stadi che non permette anche la creazione di residenze”.
Ma rimane per Testa una grande possibilità. Perché questo è “il progetto più completo che sia stato proposto a Roma da molto tempo. Quasi una piccola Eur”.

Pur non condividendo nulla di quanto Testa sostiene, per ragioni urbanistiche e quindi sociali, ma anche di sostenibilità idro-geologiche, il suo intervento è più che comprensibile. Ora, bisogna forzare la mano. Dare la spallata decisiva ad una questione, quella dello stadio della Roma, che potrebbe pericolosamente avere un esito diverso da quello sperato.

Questa incertezza però non è un loro merito, piuttosto un demerito dell’amministrazione comunale. Quella precedente di Ignazio Marino per aver approvato questo progetto scriteriato. Quella attuale di Virginia Raggi per non aver saputo ridefinirlo in maniera adeguata. L’impressione che il partito che governa Roma, che si è professato nemico giurato del cemento inutile, non abbia decisamente voluto prendere posizione sul tema è evidente. Una posizione incerta quella del movimento. Non certo del suo assessore all’Urbanistica.

Ma il problema è che questo avanzare incerto, da un lato il movimento e dall’altro Berdini, ha avuto tra i molti torti quello di delegittimare gli stessi attori di questa commedia. Di esporli alle critiche. Di renderli più permeabili. In questo modo l’attacco a Roma da chi ritiene la città sostanzialmente un affare è partito. Anche se ora, con un Berdini da quel che sembra almeno in parte sfiduciato, quell’attacco ha raggiunto il suo apice. Si discute, come detto, dello stadio, ma è evidente che la questione è dirimente. Costituisce un chiaro spartiacque, tra la città della quale da tempo parla Berdini, che recupera spazi in abbandono o non utilizzati, rinunciando a consumare altri spazi, e quella che continua a sacrificare settori ancora inedificati alla costruzione di nuove aggiunte. Uno spartiacque tra una città nella quale, anche in nome di un principio di uguaglianza, le differenze si diluiscono.

Questa idea di città, ha subito nei mesi diversi aggiustamenti. Anzi, più propriamente, alcuni significativi ridimensionamenti. Ma finora, al di là di tutto, c’era un garante. Si poteva fare affidamento sull’intransigenza certificata dalle tante battaglie sui territori di Paolo Berdini. Quanto ciò sia ancora possibile è tutto da dimostrarsi. Forse anche per questo l’assalto a Roma è lì, dietro l’angolo.