Il risultato più giusto sarebbe stato il pareggio. Avrebbe anche potuto vincere l’Inter, ha vinto la Juventus. Come succede (quasi) sempre da sei anni a questa parte in Serie A. Ma se la vittoria non aggiunge nulla ai bianconeri (non ce n’era certo bisogno), la sconfitta non toglie nulla ai nerazzurri: stavolta il risultato valeva poco, con lo scudetto virtualmente già assegnato da tempo e la rimonta Champions  forse troppo difficile per essere completata. Contava la partita come prospettiva. E a Torino l’Inter ha intravisto un bel futuro.

La strada è ancora lunga ma non quanto direbbero i 12 punti (anzi, facciamo pure 15 con il turno di Crotone da recuperare in settimana) di distacco in classifica. Per tutti i 90 minuti allo Juventus Stadium si è visto un match pari: i nerazzurri sono andati a Torino senza timori reverenziali. Cambiando anche modulo per l’occasione speciale (chissà se poi la mossa della difesa a tre è stata davvero produttiva), mantenendo però una profonda identità tattica, a partire dal pressing alto dai primi minuti. Come contro un avversario qualsiasi. In alcuni momenti hanno sofferto, per larghi tratti hanno condotto il gioco (come confermano le statistiche su possesso palla e dominio territoriale). All’andata la vittoria di San Siro era stata puramente episodica, unico moto d’orgoglio della scriteriata gestione De Boer.

Stavolta invece la prestazione non è stata frutto del caso. Ma la differenza l’hanno fatta ancora gli episodi: la prodezza balistica di Cuadrado, in parte anche la direzione di gara di Rizzoli (con un rigore, forse pure due, non dati ai nerazzurri). Ma in fondo è proprio questa l’essenza della superiorità dei bianconeri: gli episodi – arbitrali e non – che girano sempre dalla stessa parte sono conseguenza e non causa di una superiorità tecnica, tattica e mentale. La Juve è la squadra che scende in campo con una formazione iper-offensiva con quattro punte nel primo tempo; ma pure quella che si chiude come una provinciale ed anestetizza l’intero secondo tempo, portando a casa il massimo risultato con il minimo sforzo.

Il risultato finale ristabilisce distanze e gerarchie, interrompe una striscia di sette vittorie consecutive, riallontana Napoli e Roma e probabilmente anche il prezioso terzo posto che vale la Champions. Ma nonostante tutto è comunque un’indicazione positiva per l’Inter. E in fondo anche per la Serie A, che ha bisogno disperatamente di ritrovare un’avversaria credibile per la Juventus. E i nerazzurri (in attesa del Milan, più indietro nel suo percorso di ricostruzione) in futuro potrebbero esserlo, forse persino più di Roma e Napoli. Perché ora hanno anche la potenza economica, oltre alla tradizione, per competere sul mercato contro i bianconeri (in estate difficilmente vedrete Icardi fare le valigie ed andarsene a Torino, come successo a Higuain e Pjanic). Perché con Pioli e Ausilio stanno finalmente ritrovando un assetto tecnico e societario solido. E perché Juve-Inter è sempre Juve-Inter. Appuntamento all’anno prossimo allora, quando il derby d’Italia sarà ancora la partita più attesa. E magari varrà anche qualcosa di importante.

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