Il libro è dedicato a Marco Pannella e ha una citazione in esergo di Italo Calvino: “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto”. Testimoni d’accusa – manuale di confessioni involontarie (MdS Edizioni), scritto da Fabrizio Bartelloni, inizia pure con una sorta di citazione alla Carlo Levi, un orologio rotto, bloccato alle 10.25, che è poi uno dei tanti orari di una strage impunita dell’Italia repubblicana, quella di Bologna, del 2 agosto 1980. “Perché il tempo non è soltanto qualcosa che scorre, ma anche qualcosa che si può fermare. E ci sono momenti: giorni, ore, minuti, persino secondi che sfuggono al suo fluire. Che per qualche ragione restano come imprigionati e cristallizzati all’interno del suo corso naturale”. Basterebbero queste poche righe per addentrarsi tra le pagine di Testimoni d’accusa, libro di racconti suddiviso a sua volta in sezioni (Collisioni – Divagazioni – Inquietudini – Perversioni) che evocano punti di rottura, materici, frizioni, corpi e anime che si incontrano, accavallano, confrontano. E se la prima parte Collisioni sembra una sorta di assaggio introduttivo, e Divagazioni lavora di alleggerimento sullo stile modello bagatelle beethoveniane creando piccole perle umoristiche (su tutte la sintesi concentrata di Pinocchio con un Mastro Geppetto che nasconde mele allucinogene in giardino e finisce in tribunale), è con Inquietudini che si entra dentro alla pancia dell’opera apparentemente buffa di Bartelloni. È qui che prendono forma fantasmi e ombre di un passato singolare, individuale, oltretutto declinati straordinariamente al femminile. Un amore finito e ritrovato tra la polvere fantiana di una lettere ingiallita; o l’incedere ancora una volta attorno alla continua sottolineatura di orari che spaccano il minuto, spostamenti, banchine, aeroporti, per una donna con un bimbo in grembo e un antico amore lasciato tramontare con colpa. Infine Perversioni dove sensualità, attrazione, e perfino ricatti sulle debolezze altrui prendono il sopravvento smuovendo la quiete di un’apparente normalità.

“È una raccolta decisamente originale perché i ventisei racconti che compongono l’antologia non sono uniti dal filo rosso di un unico tema o dell’appartenenza al medesimo genere letterario, ma dal loro dialogare con le nostre pulsioni e emozioni più profonde, con quei moti dell’animo che affondano negli abissi dell’inconscio per poi affiorare in superficie sollecitati da un incontro, un’immagine, una parola “, ha spiegato Bartelloni. “Lo scrittore di racconti non gode dello spazio e del tempo concessi al romanziere, il suo spazio e il suo tempo sono ridotti, le sue storie non possono protrarsi più di tanto né pretendere di finire nell’ultima pagina: per rispettare queste regole lo scrittore deve comprimere al massimo lo spazio e il tempo del racconto, ma creando nel farlo un tipo di tensione capace, fin dalle prime parole, di coinvolgere il lettore nella narrazione per poi sorprenderlo, grazie a un finale tanto inatteso quando gravido di domande sul significato della storia”, ha scritto nella postfazione Athos Bigongiali. Fabrizio Bartelloni è avvocato penalista e magistrato onorario. Ha pubblicato la raccolta Frammenti. Fermi-immagine di piccole imperfezioni quotidiane (Ensemble Edizioni) con la quale ha vinto il Premio “Giovane Holden” 2016, e ancora Pisani all’uscio (Ensemble Edizioni, 2013) e Vituperio delle genti (MdS editore, 2015). L’autore con i suoi testimoni d’accusa e le loro confessioni involontarie presenterà il libro sabato 4 febbraio alle 17,00 alla Libreria IBS+Libraccio in via Nazionale 252-255. Ad arricchire l’evento, moderato da Andrea Guglielmino, ci saranno le letture dell’attore Paolo Giommarelli.