L’Antitrust boccia le linee guida della Lega Calcio sui diritti tv per il periodo 2018-2021. Una torta da almeno un miliardo di euro, quelli garantiti dalle pay-tv, che i presidenti della Serie A non vedono l’ora di spartirsi. Per questo lo stop arrivato dal Garante fa rumore, a maggior ragione dopo l’esito controverso dell’ultima gara, tra inchieste della procura (ancora in corso) e la multa record inflitta dall’Antitrust ma poi cancellata dal Tar. Un precedente che evidentemente avrà degli strascichi anche sul prossimo bando.

In realtà la nuova bocciatura da parte del Garante non ha nulla a che vedere con quanto successo lo scorso anno: allora era stato sanzionato l’operato delle varie parti della gara, stavolta vengono messi in discussione proprio i suoi principi. Ovvero le linee guida del bando che dovrà vedere la luce nei prossimi mesi, approvate a novembre dalla Lega guidata dal manager Unicredit Maurizio Beretta. La vicenda era iniziata già a dicembre, quando l’Agcm aveva chiesto dei chiarimenti alla Lega sui criteri utilizzati per adottare pacchetti che fossero equilibrati fra loro. Evidentemente la risposta di via Rossellini non è stata ritenuta sufficiente: la contestazione riguarda infatti proprio la definizione dei pacchetti delle varie squadre e partite che saranno trasmesse sul digitale terrestre e via satellite. La Lega si riserva di farlo in un secondo momento, in sede di invito all’offerta, perché anticiparla rischierebbe di compromettere il valore degli stessi diritti; l’Antitrust, invece, chiede di chiarire subito il loro contenuto, perché “tale incertezza potrebbe risolversi in ingiustificate discriminazioni”. Una criticità talmente grave, secondo il Garante, da impedire l’approvazione delle linee guida in quanto “non conformi ai principi di assoluta equità, trasparenza e non discriminazione”. Quindi si blocca tutto.

Il parere dell’Antitrust, infatti, è vincolante: la Lega Calcio non può procedere, significherebbe andare incontro all’annullamento certo della gara. Le società si trovano a un bivio, a questo punto: fare ricorso al Tar contro la bocciatura o, molto più probabilmente, cercare di venire incontro alle richieste. In via Rossellini aspettano di ricevere il testo integrale del parere negativo per capire come muoversi: l’impasse non dovrebbe essere impossibile da superare. Certo, restano i dubbi sul reale significato di una bocciatura abbastanza sorprendente: le linee guida sono praticamente identiche a quelle dei due bandi precedenti. E allora l’Agcm non aveva avuto nulla da ridire. Stavolta ha deciso di mettersi di traverso: forse per cercare di evitare che i pacchetti vengano modificati all’ultimo momento (come successo nel 2014 per renderli più appetibili); probabilmente anche per lanciare un messaggio in vista della gara ormai imminente, dopo le polemiche di quella precedente. Di certo i presidenti non dovrebbero avere problemi a risolvere la questione: il bando riguarda i diritti a partire da settembre 2018, c’è tutto il tempo per rimediare a questo stop. Nessuna catastrofe, insomma. Ma un campanello d’allarme, quello sì.

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