Prima di ragionare, calcolatrice alla mano, del salvataggio di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, bisogna disinnescare la mina dei rischi legati ai contenziosi con gli azionisti beffati dalle gestioni di Vincenzo Consoli e Gianni Zonin. Altrimenti sarà dura attirare nuovi capitali indispensabili per il rilancio dei due istituti. E così le due banche oggi controllate dal fondo Atlante hanno messo sul piatto circa 600 milioni di euro in totale per liberarsi delle cause legali. A patto che i risparmiatori traditi rinuncino non solo a qualsiasi pretesa nei confronti degli istituti, ma anche nei confronti delle autorità di controllo che avrebbero dovuto tutelarli. E, quindi, a costituirsi parte civile in ogni tipo di azione giudiziaria legata alle vicende delle due popolari venete.

In particolare Montebelluna promuoverà un’offerta di transazione con un indennizzo del 15 per cento. L’iniziativa si rivolge a circa 75.000 azionisti, circa l’85% del totale. L’esito è previsto per aprile e in caso sia positivo, il pagamento avverrà entro 5 giorni lavorativi dalla data di comunicazione. Vicenza invece offre 9 euro per azione (il 14,4%) ai soci azzerati in cambio della rinuncia ai contenziosi con la banca. L’offerta è rivolta a 94mila azionisti, partirà martedì 10 e si chiuderà il 22 marzo. E il risarcimento sarà erogato a fronte della rinuncia dell’azionista a qualsiasi pretesa in relazione all’investimento in (o mancato disinvestimento di) titoli azionari Banca Popolare di Vicenza,che rimarranno comunque di proprietà dell’azionista. I due istituti, poi, metteranno a disposizione un plafond complessivo di 60 milioni di euro per gli interventi a sostegno degli azionisti azzerati che si trovano in condizioni disagiate che non saranno forfettari ma verranno valutati e quantificati caso per caso. A chi accetta la proposta, si perita di sottolineare la banca, saranno poi riservate “esclusive condizioni commerciali“. Cosiccome ai soci di Montebelluna sarà messa a disposizione una proposta commerciale denominata Linea PerTe, che prevede l’applicazione di condizioni agevolate e rendimenti di favore su una serie di prodotti quali mutui residenziali, depositi vincolati e conti correnti. Sono interessati all’offerta di transazione 169mila soci per entrambe le banche su un totale di 207mila pari all’82% dei soci. Le due proposte sono subordinate all’accettazione di almeno l’80% delle azioni interessate, soglia su cui gli istituti si tengono comunque le mani libere riservandosi la facoltà di rinunciarvi magari estendendo il periodo di adesione.

L’importante, insomma, è che vada in porto visto che l’operazione, come sottolinea l’ad della Vicenza, Fabrizio Viola, punta a “ridurre in modo significativo il rischio legale delle due banche come passo fondamentale per il percorso risanamento e rilancio che avrà necessità di nuovi capitali che non possono essere reperiti senza risposta di certezza al rischio legale”. L’ex direttore generale del Montepaschi rivendica che la Popolare di Vicenza abbia “cercato di mettere sul tavolo il massimo possibile oggi”, spiegando che, in collaborazione con l’azionista di riferimento, cioè il fondo Atlante, si è “cercato di massimizzare lo sforzo per i nostri azionisti”. E ancora, “l’unicità di queste due operazioni è data dalla dimensione del capitale allocato e dal fatto che ci rivolgiamo a degli interlocutori che hanno detenuto e detengono investimenti in capitale di rischio, quindi in azioni”. A sottolineare la posta in gioco è intervenuto anche il presidente di Vicenza, Gianni Mion che confida in un’adesione superiore all’80% e per il quale si tratta di un’offerta “molto onerosa per la banca e indispensabile per riprendere un dialogo con clienti e creare le condizioni per rendere la banca appetibile per investitori terzi. E’ illusorio che ci siano investitori che vogliano investire con quantificazione non definita”.

“Sono quattrini che le banche mettono a disposizione in un contesto che è tutt’altro che ancora risanato”, ha poi rincarato Viola auspicando che le associazioni dei consumatori possano “valutare l’offerta che le due banche hanno fatto in modo positivo”, considerandola “messo tutto insieme”, cioè tenendo anche conto dell’offerta commerciale che accompagna quella transattiva, e tenendo conto del contesto in cui è stata avanzata. Ma bisogna anche tener conto che al momento i due istituti hanno già accantonato 277 milioni di euro per le sole spese legali a fronte di 16.500 reclami ricevuti in totale. Non ancora quantificato, invece, il fabbisogno di capitale di cui le due banche avranno bisogno: “Non credo oggi di essere in grado di anticipare stime su fabbisogni capitali futuri che dipendono da piano industriale in corso di predisposizione”, ha spiegato Viola aggiungendo che l’ingresso dello Stato non è ancora stato valutato e dopo aver detto che “queste operazioni di transazione sono uno dei più grandi pilastri del nuovo piano industriale che poggerà su un rafforzamento del capitale e contestuale miglioramento significativo della qualità dell’attivo e rigorosa gestione dei rischi”. Non prima di aver assicurato “una gestione dei rischi legali che devono essere ridimensionati per consentire così alle due banche oggi divise, ma domani insieme , di avviare questo percorso di rilancio su basi solide, dove il livello di incertezza sia il più contenuto possibile”.

Non resta che attendere la risposta dei soci, una ventina dei quali mentre la presentazione era in corso hanno protestato contro le due banche. Un paio di manifestanti, con cartelli e striscioni, nonostante le basse temperature della giornata gelida, lo hanno fatto in mutande.