Più scontata, noiosa e qualitativamente scarsa degli ultimi anni. Con il titolo di campione d’inverno già matematicamente assegnato con una giornata d’anticipo (e una gara in meno) alla Juventus. E forse virtualmente pure quello di campione d’Italia. Con tante delusioni e poche belle sorprese. E con una Supercoppa da giocare dall’altra parte del mondo di cui non interessa quasi niente a nessuno. La Serie A va a riposo per le feste. E il bilancio di metà stagione dovrebbe essere ancor più negativo di quello che è. Ma a Natale, si sa, siamo tutti più buoni.

JUVENTUS: ha giocato spesso male, ha perso i due big-match in trasferta contro Inter e Milan, ha patito tanti infortuni anche gravi (vedi Dybala, Pjaca, Dani Alves e Bonucci). Ciononostante è prima con sette punti di vantaggio sulla seconda. O si sta risparmiando per la Champions o sta vivendo una stagione sottotono. Basta comunque per dominare in Serie A. VOTO: 8,5

GASPERINI: anarchia pallonara al potere. Oltre ogni limite, oltre ogni immaginazione. Al punto che qualcuno si era persino illuso di aver trovato nell’Atalanta di Gasperini il nuovo Leicester o almeno l’anti-Juve . I bianconeri hanno stritolato il sogno in una manciata di minuti e dopo i ragazzini di Gasp ci hanno messo un po’ a riprendersi. Chiudono comunque il 2016 a tre punti dalla zona Champions. E il merito è tutto di quell’allenatore che qualcuno dopo le prime tre giornate voleva esonerare. VOTO: 8

BELOTTI E GLI AZZURRINI: forse l’unica vera nota lieta del campionato più triste e mediocre dell’ultimo decennio. Dal nulla cosmico, sbucano i giovani italiani: non solo il “gallo” Belotti, vicecapocannoniere alle spalle di Icardi a soli 23 anni . Ma anche l’esplosione di Locatelli e Donnarumma a cui Montella ha affidato regia e porta del suo giovane Milan, la consacrazione di Bernardeschi, le speranze di Pellegrini, Benassi, Barreca. Forse piccoli e grandi club hanno finalmente capito che val la pena puntare sui nostri talenti. E non a caso qualcosa sembra muoversi anche nella nazionale di Ventura. VOTO: 8

MERTENS: il record di otto gol nelle ultime tre partite fa notizia e sensazione, ma in realtà è tutto l’anno che il belga sta giocando su altissimi livelli. Praticamente da solo sta salvando l’annata storta del Napoli dopo il grave infortunio di Milik e la definitiva delusione di Gabbiadini. VOTO: 7,5

MONTELLA: il Milan non ha una società, e in molti ruoli neppure i giocatori. Lui è riuscito a tirar su una squadra, scommettendo sui giovani e rivitalizzando bidoni conclamati. E adesso si gioca la Supercoppa, che vale nulla ma riporterebbe pur sempre i rossoneri alla vittoria cinque anni dopo l’ultimo trofeo. Praticamente un miracolo. VOTO: 7,5

ROMA: il bicchiere mezzo pieno è il secondo posto. Quello mezzo vuoto è l’ennesima stagione di aspirazione frustrata allo scudetto. I tifosi giallorossi non la bevono, Spalletti che era tornato per vincere neppure. VOTO: 6

INTER: cento milioni sperperati sul mercato (non c’è altra parola per gli acquisti di Joao Mario e Gabigol), una proprietà ambiziosa e confusionaria, un allenatore impresentabile e sacrificato sull’altare degli errori di tutti. Di recente qualche segnale di ripresa grazie al “normalizzatore” Pioli. Chissà che non sia troppo tardi. Per adesso è semplicemente insufficiente. VOTO: 5

ZAMPARINI: ha costruito una squadra da bassa Serie B e cambiato tre allenatori prima di Natale, bruciandone uno dei migliori talenti italiani come De Zerbi. In tutti questi anni la mediocrità della Serie A lo ha sempre risparmiato, stavolta sarà più difficile. E a pagare sarebbe solo il Palermo. VOTO: 4

PESCARA e CROTONE: voto 3, come le vittorie messe insieme dalle due neopromosse (sarebbero addirittura due senza quella a tavolino degli abruzzesi). Difficile capire chi sia peggio: se il Crotone, semplicemente inadeguato; o il Pescara, perduto negli errori della propria inesperienza. Il risultato non cambia e dimostra che la riforma dei campionati è un’esigenza non più rimandabile. VOTO: 3

GABIGOL: pagato in estate trenta milioni, presentato come il nuovo fenomeno del calcio mondiale, disperso nella nebbia milanese. Gioca venti minuti in tutto il campionato e quando entra nei minuti di recupero piazza tre doppi passi e una rabona in mezzo al campo, ad avversari lontani. Un idiota, un fenomeno incompreso. O solo un ragazzino che si è trovato per colpa di procuratori e dirigenti in un gioco più grande di lui, e fa tanta tenerezza. Finalmente è Natale anche per lui. VOTO: s.v.

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