Torino-Juventus, ovvero l’ennesimo derby della Mole giocato con il cuore dai granata e vinto con cinismo, bravura e un pizzico di fortuna dai bianconeri. Una costante, quasi una certezza negli ultimi anni. Con una differenza, però: stavolta il Torino può consolarsi con Andrea Belotti. Il più forte attaccante italiano in circolazione, centravanti come in Italia non ne nascevano da tempo, ha 22 anni, ne compirà 23 la settimana prossima. Ed è del Toro. La partita di ieri lo ha confermato, se mai ce ne fosse bisogno: ha lottato, segnato, esultato come sempre e più di sempre per un gol che sembrava poter cambiare la storia del derby. Non è successo. Ma per i suoi successi (e quindi per le fortune del presidente Cairo, e anche della nazionale di Ventura) è solo questione di tempo.

Toro-Juve non è stata solo la sfida tra le due facce del calcio a Torino, due modi diversi di intendere il pallone e il tifo. Ma anche il confronto tra due dei più forti centravanti della Serie A: Gonzalo Higuain contro Andrea Belotti. Duecento milioni di euro e venti gol sul campo, presente e futuro di questo ruolo.  Forse non per caso i due bomber incarnano al meglio l’essenze delle squadre che rappresentano: Belotti il proverbiale “cuore Toro”, Higuain lo (stra)potere Juve. Una specie di lotta di classe e generazionale fra due numeri nove: da una parte l’attaccante operaio che gioca per la squadra prima che per se stesso, il giovane che viene dal basso e ha fame di arrivare in altro; dall’altra il principe del gol, nato con la camicia e con i piedi buoni, il più forte che ha scelto la squadra più forte per vincere e per guadagnare. Le reti personali (1-2) e il punteggio finale (1-3) ristabiliscono le gerarchie che il Gallo aveva fatto di tutto per sovvertire sul campo. Per il momento.

Di questo derby resta quasi solo la prestazione clamorosa di Belotti, visto che le recriminazioni granata non sono una novità e la vittoria della Juve neppure. Lui, invece, il “Gallo”, è qualcosa di assolutamente nuovo, fresco: incontenibile come lo è stato per i difensori bianconeri, da Chiellini rimbalzato sistematicamente a Rugani scherzato in velocità, dal primo all’ultimo minuto. Il gol – già il secondo nel derby, inutile esattamente quanto quello dello scorso anno al debutto nella stracittadina – è stato l’undicesimo in campionato in 14 partite. Nell’anno solare 2016 nessuno ha segnato più di lui in Serie A. Tranne Higuain, appunto. Per questo ha appena messo la firma su un rinnovo con una clausola da top player (vicina ai 100 milioni di euro, valida solo per l’estero) e uno stipendio da gregario. Segno di umiltà, ma anche convinzione nei propri mezzi: sa che arriverà pure il tempo dei contratti milionari. Lo dice proprio quella clausola che, pur essendo in teoria un ostacolo alla sua cessione, mette già per iscritto l’ipotesi che un giorno sia venduto a peso d’oro a una big del continente. Pure Mihajlovic lo ammette: “Prima o poi dovrà andarsene da Torino…”. Intanto il Toro se lo gode, nonostante l’ennesimo derby perso ingiustamente. Ma i rimpianti dei granata non sono gli stessi di Belotti: ieri ha vinto Higuain, domani toccherà a lui.

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