Cosa avviene quando le Nazioni Unite domandano una tregua immediata e un intervento umanitario nei confronti di un popolo allo stremo, come nel caso di Aleppo? Niente. Si riuniscono a Ginevra i rappresentanti politici chiudono le porte e lasciano fuori un minimo di umanità verso la gente comune, donne, bambini, vecchi e vecchie. Il dittatore Bashar al-Assad non ha concesso un attimo di respiro, deve continuare i suoi raid aerei su Aleppo est dove vivono circa 100.000 di suoi concittadini e perché sa dell’importanza strategica della vittoria a costo anche di una carneficina. Questa baldanza del presidente siriano è la conseguenza dell’appoggio che riceve dai russi e dall’Iran il quale si serve per tale aiuto di milizie mercenarie. Infatti dalla metà di novembre delle milizie sciite straniere partecipano alla riconquista di Aleppo, quartiere per quartiere, in appoggio all’esercito siriano e sotto il comando iraniano. Si tratta dei Pasdaran una forza dell’esercito iraniano in carica delle operazioni militari in Siria e direttamente coinvolta ad inquadrare le milizie sciite mercenarie.

Queste milizie non sono le sole, sul terreno gruppi di iracheni sono altresì presenti e insieme agli iraniani hanno il compito anche di affrontare anche le forze che fanno capo all’Isis. E’ una prova di forza per dimostrare la capacità di combattere su diversi fronti: l’esercito dei ribelli anti Assad e le milizie del Califfato. Gli iracheni possono vantare un’esperienza di guerriglia che risale all’opposizione contro Saddam Hussein prima e nel 2003 contro gli americani e ancora ricevono un addestramento per il combattimento urbano dai quadri degli hezbollah libanesi. Tutto ciò non basta. A dar man forte a Bashar al-Assad vi è anche l’alleato russo i cui quadri militari si muovono in coordinazione con le milizie mercenarie sciite alla conquista dei quartieri ad est di Aleppo. Non solo. Secondo la Matinale (9 dicembre 2016) di Le Monde, Mosca si prepara alla caduta di Aleppo e in questo quadro delle unità speciali cecene sono state inviate in Siria in missione di polizia militare e per mettere al sicuro la base aerea russa situata a Hmeimim nella provincia di Lattakia.

E’ vero, i ceceni sono sunniti ma secondo le autorità russe questo sarà un vantaggio nelle relazioni con le popolazioni locali anch’esse in parte sunnite. Inoltre questi volontari provengono quasi tutti da Grozni, la capitale della Cecenia, un territorio a maggioranza musulmano che i russi intendono presentare come completamente allineato a Mosca. Vi sono altri problemi da risolvere tra cui quello di dover affrontare i non pochi ceceni che militano nelle file del Califfato, ma in una guerra fratricida sembra essere un dettaglio secondario. Così Putin sul fronte della guerra siriana si sente padrone della situazione almeno nel breve periodo grazie anche alla inconsistenza della politica americana nella regione.

Inoltre se nel 2013 il dialogo con gli Stati Uniti appariva importante nel settore economico come base per il rilancio della collaborazione in tutti gli altri settori, oggi Putin rifiuta quelle che sono definite pressioni politico-economiche esercitate dagli Stati Uniti verso la Russia riservandosi il diritto di reagire a tali pressioni. Queste posizioni espresse in un quadro di contrapposizione anche nei confronti dell’Unione Europea sono il frutto di uno stato d’animo di un politico che si sente accerchiato. Cosa accadrà con l’elezione di Donald Trump?