La lotta di tanti malati, e la speranza di tantissimi cittadini (la stragrande maggioranza degli italiani, secondo tutti i sondaggi) ha segnato un altro passo avanti molto importante. La legge sul testamento biologico è pronta per la discussione in Parlamento. Il testo, che è stato approvato il 7 dicembre dalla Commissione affari sociali, è una buona base di partenza perché riconosce il diritto del cittadino a vedere rispettate le proprie disposizioni anticipate di trattamento anche nell’ipotesi di sospensione delle terapie, tra le quali si include la nutrizione e idratazione artificiale.

Si potranno fare dei miglioramenti, in particolare nel garantire che le volontà espresse in altra forma non perdano il valore che già hanno, per garantire che il medico non possa in alcun modo imporsi sul paziente e per assicurare che la sedazione profonda con sospensione di ogni terapia non sia esclusa dalle scelte possibili.

Come Associazione Luca Coscioni, insieme ai tanti giuristi ed esperti coinvolti in questi anni, forniremo il nostro contributo di idee e di proposte. Per il momento, è chiaro che, a fronte di questa ottima notizia della calendarizzazione parlamentare, il vero pericolo è che tutto sia vanificato dallo scioglimento del Parlamento stesso. Non entriamo qui in una valutazione più complessiva della crisi in corso. Vogliamo solo sottolineare che se siamo arrivati a questo punto è merito di tante persone che per questo diritto si sono battute, come Eluana e Peppino Englaro, Walter Piludu, Dominique Velati, Max Fanelli, Luigi Brunori. Un ringraziamento particolare va a Piergiorgio Welby, del quale commemoreremo il decennale della morte proprio alla Camera dei Deputati il 20 dicembre dalle 14.30. Grazie a lui si innescò una serie di precedenti giudiziari che, passando dal caso Englaro, hanno portato proprio pochi mesi fa alla sentenza con la quale il tribunale di Cagliari ha ordinato alla Asl di rispettare la volontà di Walter Piludu e di staccare il respiratore sotto sedazione.

Senza queste e altre personalità che hanno rischiato sulla propria pelle, non sarebbe stato possibile fissare un’asticella così alta per i Parlamentari, i quali – almeno parrebbe da questo primo testo e dalla decisione di calendarizzazione in aula – hanno ben compreso che una legge serve solo per andare avanti e rendere certi per tutti quei diritti che alcuni sono riusciti a strappare per sé. Per essere liberi, fino alla fine.