Nella vita capitano tante, tantissime cose, alcune piacevoli, altre spiacevoli. Capitano anche cose orribili e meravigliose: tra le orribili mettiamo la guerra e tra le meravigliose la primavera (anche se soffro di allergia). Ma in questo post voglio occuparmi solo delle cose piacevoli e spiacevoli. Tra le cose piacevoli metto la prima limonata della mia vita con Monica Pesce, la più bella della classe: sentire un’altra lingua viva dentro la mia bocca è stato molto piacevole. Devo questa sensazione al gioco della bottiglia. Erano gli anni Ottanta e facevamo le feste in casa ballando con la colonna sonora del Tempo delle mele: eravamo alle medie e mi ricordo che tra le varie opzioni del gioco della bottiglia c’era la limonata con palpata fuggevole di tette.

Ora che ho 47 anni quando mi ritrovo con gli amici a cena nessuno ha più il coraggio di fare girare una bottiglia, si parla del più e del meno. E allora, rimpiango quella classe di scuola media, rimpiango quei primi baci dati con l’innocenza e l’imbarazzo di chi scopre l’erotismo relazionale (in realtà l’erotismo autoreferenziale era già abbondantemente praticato).

Tra le cose spiacevoli metto una mia crisi isterica, l’unica crisi isterica della mia vita, per fortuna. Ero già grandicello e stavo frequentando la facoltà di Filosofia all’Università Statale di Milano: dovevo dare un esame di Estetica con Stefano Zecchi (quello del Maurizio Costanzo Show), e avevo appena finito di leggere un testo sulla Fenomenologia dello stesso Zecchi, senza capirci nemmeno una parola. Ricordo che mi rotolai sul pavimento del salotto davanti ai miei sbigottiti genitori urlando: “Non ci capisco niente, aiuto, voglio lasciare filosofia, voglio lavorare!“. Per fortuna i miei genitori non mi presero troppo sul serio e dopo una pausa di qualche mese ritornai sui miei passi, superai l’esame di Estetica anche con una certa brillantezza, del resto la parte monografica era sull’adorato Baudelaire. Più avanti saltai Logica dando due volte Filosofia della scienza con Giulio Giorello: chiedetemi tutto nella vita, ma non di essere logico.

Comunque alla fine posso dire di essere uno dottore in filosofia con una tesi su Cioran, l’unico filosofo che veramente sento di avere capito fino in fondo, forse proprio perché più che un filosofo si tratta di uno scrittore aforistico. Ma quel “panico fenomenologico” ancora mi fa arrossire, come si può andare in crisi per un libro?

Ultimamente mi è capitata un’altra cosa spiacevole, e questo video ne è l’accorata testimonianza. Anche se devo confessarvi una cosa: alla fine le cose spiacevoli e quelle piacevoli si assomigliano. Ah, la vita!