Le pagelle di Michele Monina 

Alessandro Cattelan 7
Alessà, visto che qui ti si vuole un gran bene oggi è a te che imputiamo la bella scelta di chiamare in scena un’orchestra sinfonica. E per lo stesso motivo è a Fremantle che imputiamo la scelta di pagare gli orchestrali in visibilità, come del resto usa spesso di questi tempi. Per il resto, che dire, speriamo che l’anno prossimo entri come sponsor Intimissimi, almeno la smetterai di presentarti in scena senza calzini.

Arisa 8
Proviamo a fare questo sillogismo. La droga da dipendenza. Fa male. Arisa da dipendenza. Ma fa bene. Nel senso, anche stavolta è lei a caricarsi sulle spalle un programma che ormai non ha più nulla da dire, neanche le pubblicità di Max Factor tra uno slot e l’altro, e lo fa con la sua carica di follia e la totale assenza di lucidità (parla di “fluo” con Loomy, confondendo il rap con una puntata di CSI, per dire, e lancia l’hashtag definitivo: “suca”). Chiaro, se lì dentro ci fosse l’etilometro difficilmente Arisa tornerebbe a casa in macchina, ma per noi è la sola ragione di vita. Avanti tutta. Più bocce di champagne per tutti.

Fedez 5
Fossimo in una partita di Risiko potremmo dire che le strategie di Fedez sono vincenti. Però, a vederlo dentro le nostre televisioni, perché è dentro le nostre televisioni che si svolge X Factor, non nel tavolo della sala in un pomeriggio domenicale d’inverno, Fedez sembra proprio uno che gioca a Risiko. Noia allo stato solido, forse anche gassoso. Dopo la figura di merda della settimana scorsa, in cui ha spacciato per suoi gli arrangiamenti dei Postmodern Jukebox ha tenuto un profilo ulteriormente basso, e di bassezza come lui, lì, non se ne intende nessuno.