Il Consiglio di Stato ha sospeso in via cautelare la circolare della Banca d’Italia che contiene le misure attuative per la trasformazione delle banche popolari in società per azioni, prevista dalla riforma varata dal governo Renzi nel gennaio 2015. I giudici amministrativi hanno accolto in parte il ricorso presentato dai soci di un istituto e rinviato a una prossima camera di consiglio la trattazione nel merito della questione, dopo che la Corte costituzionale (cui il Tar del Lazio ha rimesso gli atti nell’ottobre dello scorso anno) si sarà pronunciata sulla legittimità della riforma stessa.

Nel mirino c’è la limitazione del diritto di recesso per i soci: il decreto di riforma ha disposto che via Nazionale potesse impedire ai soci di uscire dal capitale – opzione garantita dal codice civile in caso di “trasformazione della società” – nel caso ciò fosse necessario per scongiurare una riduzione del capitale sotto l’asticella fissata dalla Vigilanza bancaria unica esercitata dalla Bce. La circolare emanata su questa base da Bankitalia presenta “profili di non manifesta infondatezza” di legittimità costituzionale e “appare affetta da vizi derivati nella parte in cui disciplina l’esclusione del diritto al rimborso“, si legge nell’ordinanza. “I provvedimenti impugnati (e la disciplina legislativa sulla cui base sono stati adottati) incidono direttamente su prerogative relative allo status di socio della banca popolare, così presentando profili di immediata lesività“.

Dopo lo stop cautelare i titoli delle banche popolari sono scivolati in Borsa. Ubi ha chiuso a -4,77%, Creval a -2,78% Bpm a -0,35%, Banco Popolare a -0,60%. La Popolare di Sondrio, che riunisce fra due settimane l’assemblea per deliberare la trasformazione in spa, ha lasciato sul terreno il 3,58 per cento. “La soluzione migliore adesso è rinviare le due assemblee che ancora mancano per la trasformazione in spa, Popolare di Bari e Popolare di Sondrio”. ha commentato con l’Adnkronos Fausto Capelli, uno degli avvocati che hanno presentato il ricorso. “Dobbiamo aspettare la Corte costituzionale per avere certezze sul diritto di recesso e per dire ai soci come comportarsi”.