In questi giorni Genova si prepara a celebrare il 270° anniversario (9-10 dicembre 1746-2016) della cacciata degli Austriaci occupanti abusivi, da parte del popolo insorto, animato dal francescano conventuale P. Candido Giusso. Il quartiere di Oregina si sollevò e con esso tutta la città. Anche oggi ci apprestiamo a resistere ai nuovi «austroungarici» nostrani, capitanati da un avventuriero di sventura, imposto da un tradimento e da un colpo di mano di un ex presidente, Giorgio Napolitano, il peggiore in assoluto della storia della nostra Repubblica, qualunque cosa contraria dica il corifeo Scalfari che invecchiando, invece di migliorare come il vino, peggiora a vista d’occhio.

Alla compagna del Sì si aggiunge all’ultima ora anche Romano Prodi. Ho votato alle primarie che lo portò alla presidenza del Consiglio e fui uno dei 3 milioni e 800 mila in fila per esercitare il diritto democratico per eccellenza che è il voto. Fu l’unica volta che partecipai alle primarie del Pd, che, dopo Prodi, iniziò a cambiare pelle come i serpenti non per rinnovarsi, ma per inseguire la destra, fare affari con la destra, fornicare con la destra fino a diventare più destra della destra, perdendo l’anima e la mente della sinistra. Sì, il Pd è il becchino della sinistra e la prova vivente ne è Renzi e i suoi compagnucci.

Il lanzichenecco fiorentino Renzi, come un cavallo di Troia, si è intrufolato nel Pd che gli offrì l’argenteria di casa perché la svendesse e la sperperasse, come ha fatto, abolendo il partito e copiando Craxi che celebrò se stesso come faraone senza piramidi. Nelle Idi di Prodi, Renzi e i suoi 101 gatti pugnalarono il professore, preferendo alla suprema Magistratura dello Stato, la presidenza della Repubblica, l’algido, muto e Amorfo Mattarella Sergio che infatti splende per la sua assenza.

Ora Prodi dichiara di votare Sì, nonostante non gli piaccia la riformetta e chiedendo modifiche sostanziali all’Italicum. Nel comunicato si toglie due grossi sassi dalle scarpe che scaglia contro Renzi e contro D’Alema, così la par condicio è assicurata. Il suo linguaggio è allusivo, non chiaro, ma dice a suocera perché nuora intenda – scusate se è poco– ma questo sistema di parlare e non dire, alludere e non nominare, cincischiare all’ultimo momento utile alla causa di Renzi, mi fa rivoltare lo stomaco e mi fa perdere ogni stima vero Prodi e la sua storia personale.

Lo ritengo responsabile di scelte dannose per l’Italia, ma gli ascrivo meriti incontrastati nello scenario internazionale, e tra tutti, essere stato l’unico a sfidare e sconfiggere due volte Berlusconi, impedendo così che lo scellerato potesse arrivare al Quirinale che avrebbe trasformato in una pubblica latrina. Il professore poteva risparmiarsi questa uscita e restare, come ha fatto in questi anni, «padre nobile» e dignitoso della Repubblica, lontano dalle beghe e specialmente dal renzismo che finirà per rovinargli la reputazione come è successo con Roberto Benigni che è passato dall’elogio della Costituzione «più bella del mondo», spiegandola in modo impareggiabile, come solo i giullari sanno fare, alla «servitù volontaria» a Renzi, forse per poter partecipare all’ultima cena con un presidente Usa, ormai sull’uscio di casa. Forse gl’interessava la foto di gruppo per riempire un buco nel salotto di casa.

Prodi voti come vuole, non mi convincerà mai che votare questa controriforma dannosa, pericolosa, fatta con metodi illegittimi, usando istituzioni imparziali (governo e ambasciatori) a fini di parte, occupando la tv pubblica, sperperando denaro pubblico e facendo ampio uso di abuso di potere, sia un male minore. Di male minore in male minore siamo arrivati a questa bassezza indegna che si chiama Renzi, estraneo alla sinistra e alla decenza: un presidente del Consiglio che sale sul trono pugnalando il suo predecessore, non eletto da alcuno e rappresentando una minoranza famelica di posti, di potere e di denaro da distribuire a amici e amici degli amici è un pericolo pubblico.

Prof. Prodi si tenga il suo Renzi, la sua Boschi e il suo Verdini, voti per abolire il suo voto al Senato e, di fatto, alla Camera; noi ci teniamo i nostri ideali, la nostra dignità e la nostra coscienza. Il tempo è sempre galantuomo e le auguro di vivere tanto da vedere lo sfascio della Repubblica cui lei ha contribuito deliberatamente o per interesse. Io voterò No, ancora più convinto dalla sua scelta, che giudico politicamente miserevole. Stia bene.