Fatture false per 2,4 miliardi di euro, indebiti rimborsi Iva per 300 milioni, compensazioni non dovute di tributi e oneri previdenziali per circa 60 milioni di euro. E’ il quadro emerso dalle indagini della polizia giudiziaria, iniziate nel 2014, su un vasto sistema di frode fiscale imperniato sulle false fatturazioni tra 23 società del gruppo Castiglioni, a cui fanno capo tra le altre la Isotta Fraschini e le Industrie metallurgiche Spoleto, la Franco Tosi Meccanica e altre aziende con sede tra la provincia di Como, Cuneo, Milano, Padova, Perugia, Piacenza e Varese. Tra i dodici indagati, per reati che vanno dalla bancarotta fraudolenta all’associazione a delinquere, tra cui l’imprenditore varesino Gianfranco Castiglioni, finito ai domiciliari già nel giugno 2014 nell’ambito di un’indagine della Guardia di Finanza di Perugia da cui ha preso le mosse l’intera inchiesta. Che ha portato alla luce un’evasione di enormi proporzioni: il totale delle imposte non pagate emettendo ben diecimila fatture false ammonta, tra Ires e Iva, a 1,2 miliardi di euro nel periodo 2007-2013.

Il sistema criminale, secondo le Fiamme Gialle, aveva a capo proprio Castiglioni e funzionava così: tra le società del gruppo, attive in settori che vanno dalla minuteria metallica alle costruzioni ai trasporti fino all’alberghiero, venivano “fittiziamente effettuate” operazioni con l’obiettivo di ottenere crediti Iva milionari da chiedere a rimborso o da utilizzare in compensazione per il pagamento di oneri previdenziali e altri tributi. Le indagini sono state fortemente ostacolate, annotano i finanzieri, dalla mancanza della documentazione amministrativa e contabile obbligatoria, che gli indagati volevano far credere fosse andata distrutta nel crollo del tetto in amianto di un capannone industriale e successivamente smaltita come “rifiuto speciale“.

Ma durante le perquisizioni presso la sede del centro informatico di Dongo (Como) e a casa di una segretaria di Castiglioni sono stati trovati nel pc del gruppo il software gestionale “Golden Lake” (che ha dato il nome alle indagini) con dentro la copia informatica delle migliaia di fatture emesse e “numerosissimi report” con i conteggi complessivi delle fatturazioni infragruppo emesse nel corso degli anni. La Finanza ha sequestrato in via preventiva agli indagati quote sociali, immobili, yacht, conti correnti e macchine di lusso per un valore di 30 milioni.