No avanti di 5 punti, al 34% contro il 29% dei Sì. Secondo un sondaggio Cise-Il Sole 24 Ore pubblicato giovedì dal quotidiano di Confindustria è questo l’orientamento di voto degli italiani per il referendum costituzionale del 4 dicembre, stando a rilevazioni fatte tra il 27 ottobre e il 7 novembre. Il politologo Roberto D’Alimonte, che firma l’articolo, sottolinea che “il clima di opinione di questi tempi è talmente volubile che umori e intenzioni di voto possono cambiare rapidamente anche in un breve lasso di tempo”, ma “la tendenza sembra chiara”. Gli indecisi o propensi all’astensione restano al 37%. A influenzare la decisione di voto è però soprattutto il giudizio sull’azione del governo di Matteo Renzi, che per il 61% è “abbastanza o molto negativo”.

Il No, infatti, risulta in vantaggio nonostante molti contenuti della riforma costituzionale incontrino il favore degli elettori, o almeno “non dispiacciano”. Per esempio il 53% giudica “positivo” che il governo non debba avere più la fiducia di entrambe le Camere e addirittura l’83% è favorevole al fatto che le proposte che l’esecutivo considera prioritarie per l’attuazione del programma debbano essere discusse dal Parlamento entro una certa data. Solo sul trasferimento di competenze dalle regioni allo Stato, scrive D’Alimonte, la maggioranza non è d’accordo. Sullo sfondo resta comunque una scarsa informazione: il 60% del campione ammette di conoscere poco o per niente il merito della riforma.

Di fatto “si vota No per votare contro il premier”, nonostante la volontà dichiarata (con esiti alterni) di Renzi di “spersonalizzare” la consultazione. Secondo La Stampa, che nota come il No sia in vantaggio “tra 4 e 8 punti, secondo gli istituti”, il presidente del Consiglio è deluso dai magri risultati in termini di consensi dei provvedimenti “gratificanti per milioni di cittadini” inseriti nella legge di Bilancio e nel decreto fiscale. “Le pensioni e le quattordicesime a più di due milioni di pensionati? L’effetto sui sondaggi non è stato apprezzabile. La riduzione dei balzelli di Equitalia? L’effetto sui sondaggi, se c’è stato, non ha avuto un effetto evidente. La riduzione del canone Rai per milioni di italiani? I bonus? Lo spostamento del dibattito referendario dal plebiscito al merito? Gli effetti, se ci sono stati, non risultano quantificabili”. Come se “l’efficacia della narrazione renziana e del suo artefice avessero perso mordente e credibilità“, chiosa il quotidiano torinese. Di qui la scelta di alzare i toni contro l’Europa, annunciando il veto alla revisione del bilancio pluriennale dell’Ue. L’Italia stanotte si è poi astenuta, per la prima volta, nella votazione sulla proposta di bilancio per il 2017, che è comunque passata a maggioranza. Peraltro nelle stesse ore in cui Roma ufficialmente andava allo scontro il dipartimento della protezione civile ha trasmesso a Bruxelles, tramite la Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione europea, il fascicolo che chiede l’attivazione del Fondo di Solidarietà dell’Unione europea per l’emergenza sisma.