Confindustria continua a trincerarsi dietro ai no comment. Ma per l’Ansa i giochi sono ormai fatti. Nonostante i proclami sulla discontinuità, il nuovo amministratore delegato del gruppo Sole 24 Ore sarà Franco Moscetti, ex amministratore delegato di Amplifon, ma soprattutto uomo notoriamente vicino all’ex presidente dell’editrice, Benito Benedini. E a favore della cui candidatura non si può neanche dire che abbia un solido curriculum nell’editoria visti i suoi trascorsi nel gruppo Air Liquide (gas industriali) e in Amplifon. Se tutto procederà come nei programmi, martedì il consiglio di amministrazione del gruppo editoriale nomitato lunedì 14 dall’assemblea coopterà Moscetti e formalizzerà l’incarico. La sua nomina sarà però un’arma a doppio taglio per il numero uno degli industriali Vincenzo Boccia che, nel consiglio di Confindustria dello scorso 12 ottobre, si era speso per la “discontinuità”. Per un taglio netto rispetto alla gestione Benedini-Treu, al termine della quale l’editrice si è trovata nel pieno della bufera sia finanziaria che giudiziaria.

“Se ci sono stati degli errori, questi saranno valutati dall’autorità giudiziaria”, ha dichiarato a tal proposito il banchiere editore Luigi Abete, appena rinnovato nel consiglio del gruppo editoriale che è composto dall’ex presidente dell’associazione degli industriali Giorgio Fossa (presidente), dalla funzionaria di Confindustria Francesca Di Girolamo, che dovrebbe lasciare il posto al nuovo amministratore delegato, da Edoardo Garrone, Luigi Gubitosi, Giuseppina Nengano, Patrizia Micucci, Marcella Panucci, Carlo Robiglio, Livia Salvini e Massimo Tononi. “Se ci sono state responsabilità civili, saranno perseguite come tutte le altre irregolarità, secondo le normative vigenti. Auspico e prevedo che questo sarà il criterio usato anche dal nuovo cda”, ha aggiunto Abete nel corso dell’assemblea. E nel corso della quale sono emersi nuovi elementi come la cessione, da parte dell’editrice, dell’ex ramo d’azienda Business Media alla società Tecniche nuove per un valore più basso rispetto alla proposta concorrente della LSWR. Un’operazione realizzata, ha spiegato Abete, “per garantire la continuità alle testate cedute” e senza formalizzare altre offerte pervenute sul tavolo del gruppo.

Intanto l’accoglienza alla nomina di Moscetti in azienda rischia di non essere delle migliori. Il nuovo amministratore delegato dell’editrice sarà incaricato di risollevare le sorti dell’editrice nel primo giorno di sciopero indetto dai giornalisti del quotidiano di Confindustria, dell’agenzia di stampa Radiocor e di Radio24 per protestare contro il piano “lacrime e sangue per i dipendenti” annunciato da Boccia. Un segno tangibile della mancanza di fiducia nei progetti di Confindustria che, nell’assemblea di soci, non ha risposto alle 10 domande poste all’editore dai giornalisti del Sole sulla falsariga di quanto emerso dal verbale del consiglio generale dell’associazione datato 12 ottobre e svelato dal Fatto quotidiano il 3 novembre. E così le certezze sono davvero poche. Fra queste un aumento di capitale di cui non si conosce ancora l’importo ma che potrebbe variare fra i 50 e i 250 milioni. E poi i tagli che dovrebbero porre rimedio agli errori manageriali della casa editrice degli industriali e, sulla carta,riportare il gruppo in utile nel 2019.

Sullo sfondo restano poi i protagonisti della partita. In primo luogo Boccia che però non si è presentato all’assemblea dell’editrice dove pure era atteso dai piccoli soci, dipendenti inclusi, per chiarimenti sulle strategie industriali di Confindustria sulla società. E che, presto o tardi, dovrà chiarire cosa intende per “discontinuità”. E poi Abete che in assemblea ha parlato a nome di Confindustria confermando il ruolo di primo piano dell’ex ministro Paola Severino per il futuro dell’associazione e del suo giornale. E’ infatti al nuovo rettore della Luiss, l’università romana finanziata dagli industriali attraverso l’associazione Aluiss, che è stata affidata la partita giudiziaria con l’incarico di legale del gruppo.