“Non è che uno smette di credere in quello in cui crede perché è stato colpito da un evento terribile. A noi almeno non è capitato”. Quindi l’Europa come struttura che possa dare un senso a tutto, che non vuol dire non sentirsi più italiani ma credere in un progetto più ampio; i giovani come talenti a cui lasciare la strada per partire ma a cui indicare quella per tornare; il futuro che non può essere fatto solo di muri. Luciana Milani, un anno dopo la morte della figlia Valeria Solesin nella strage di Parigi, parla l’unica lingua che era di casa: quella dei fatti concreti, delle battaglie sul campo e delle cose in cui si crede e a cui bisogna restare fedeli nonostante tutto. Non parla del 13 novembre 2015, ma di una borsa di studio che porta il nome della ricercatrice in demografia alla Sorbona e indirizzata a tutti coloro che sosterranno la tesi di laurea entro il 31 luglio 2017. Tema: “Il talento femminile come fattore determinante per lo sviluppo dell’economia, dell’etica e della meritocrazia nel nostro Paese” (qui il bando). L’idea è di Allianz-Global assistance, in palio ci sono più di 41mila euro e oltre ai privati raduna 14 università con l’obiettivo di farla diventare un appuntamento fisso.

Un anno dopo la strage terroristica che ha cambiato l’Europa, Milani pensa ai giovani. Sono i compagni e le compagne di università di Valeria, quelli che a decine hanno abbracciato lei e suo marito nei giorni del dolore, quegli stessi che affollano le aule universitarie d’Europa e che a fatica riescono a percorrere la strada del ritorno. “Io spero”, dice, “che si riesca a portare un po’ di attenzione sui giovani, sulla loro sorte e sulla loro bravura. Valeria è stata ricordata nella cronaca per la strage del Bataclan, ma oltre a una vittima era una ricercatrice. Io ho conosciuto i suoi amici e le sue amiche a Parigi e ci sono tantissime intelligenze oltre confine. Le università straniere sono piene di italiani”. Il pensiero è a chi è rimasto all’estero e non riesce a tornare, a chi dedica tempo e sudore agli studi e non ha poi le possibilità per mettersi al servizio del proprio Paese. Il mondo al tempo delle stragi terroristiche mette a dura prova l’integrazione, ma per Milani non basta per rinnegare quei principi che ha insegnato ai suoi figli. “E’ chiaro che i nostri giovani devono continuare ad andare all’estero“, continua. “Ma dovrebbe essere un andare positivo che preveda un poter tornare. Che i giovani si sparpaglino per l’Europa e che vadano a vedere e imparare e fare esperienze va benissimo, l’Italia poi però non dovrebbe sprecare i talenti. Abbiamo delle strozzature del sistema che sono incredibili. E’ uno spreco avere dei laureati anche di alto livello che non riescono a restituire l’investimento che il Paese ha fatto su di loro”.

Valeria Solesin è stata l’unica vittima italiana dell’attentato terroristico nella capitale francese e in tanti in questi mesi hanno cercato di fare un discorso politico sulla sua morte e sul futuro dell’Europa di fronte alla nuova emergenza. Una lettura che i genitori hanno sempre evitato, preferendo invece parlare delle iniziative concrete per ricordarne le ricerche e dare una chance a chi studia dimenticato oltre confine. “Noi continuiamo”, spiega Milani, “a credere nelle stesse cose in cui credevamo prima e come abbiamo deciso di appoggiare Valeria quando ha chiesto di studiare a Parigi, così pensiamo che tutti debbano continuare ad andare. Io credo nell’Europa come nostro orizzonte di riferimento imprescindibile, che non vuol dire rinnegare l’essere italiani, ma cercare un senso più ampio. E vedere tutti questi muri non fa certo piacere”.

La borsa di studio pone al centro della discussione il tema complesso e poco affrontato del talento femminile in Italia, legato in un certo senso anche alla ricerca di Valeria Solesin. “Mia figlia”, conclude Milani, “studiava il rapporto tra la vita familiare e quella lavorativa. Il tasso di natalità in Italia è molto basso e continua a esserlo cinquant’anni dopo la Seconda guerra mondiale. Nonostante i cambiamenti le donne ancora faticano a fare il salto di qualità. Per questo mi auguro che le iniziative che sono state mosse dalla figura di mia figlia possano avere un impatto sulle politiche di welfare rispetto ai temi del lavoro, della maternità, del lavoro delle donne”.

Potranno concorrere al premio le tesi di laurea discusse entro il 31/07/2017 (e non prima del 01/01/2015) per il conseguimento di una laurea magistrale in Economia, Sociologia, Scienze politiche e Giurisprudenza. I vincitori saranno annunciati a novembre 2017. L’idea è nata da Paola Corna Pellegrini, Ceo Allianz Global Assistance in Italia che ha poi contattato i genitori di Valeria e chiesto l’appoggio del Forum della meritocrazia: “Sono rimasta molto colpita da questa ricercatrice e dai temi di cui si occupava. Ho pensato che bisognava portare avanti il suo lavoro, che non poteva in nessun modo andare perduto. Non dimentichiamo che l’Italia è il Paese con il 47 per cento di occupazione femminile e, tanto per fare un esempio, solo il 9 per cento dei top manager sono donne. Sono stati fatti passi avanti, ma serve ancora tanto”. Dare un seguito al lavoro di Valeria Solesin è una delle sfide.