C’è un indagato nell’inchiesta della Procura di Roma sulla morte di Fausto Piano e Salvatore Failla. Dennis Morson, responsabile della logistica in Libia per conto della società Bonatti è sotto inchiesta per omicidio colposo e violazione della norma che tutela le condizioni di lavoro.

Gli uomini del Ros, su ordine degli inquirenti, questa mattina hanno perquisito la sede della ditta Bonatti di Parma, la società per la quale lavoravano i due operai morti nel marzo scorso durante il sequestro da parte di gruppi armati libici. Gli inquirenti nei mesi scorsi avevano sentito a verbale Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due operai che si erano salvati, che avevano confermato che i loro carcerieri erano libici che non pregavano e non erano membri di Daesh. Ma cuore dell’indagine è sempre stato capire per quale motivo i quattro uomini raggiunsero la città di Mellitah (Libia) via terra da Djerba (Tunisia), con un’auto guidata da un autista libico, e non via mare come era sempre avvenuto in passato. Il pm Sergio Colaiocco aveva sentito il 18 marzo scorso come testimone Egidio Romitelli, responsabile del personale dell’azienda che si occupa anche delle trasferte. Il testimone aveva detto al pm che, per quanto concerne le zone a rischio, le trasferte sono regolate da un protocollo di sicurezza depositato presso la Farnesina. Romitelli aveva aggiunto di non sapere i motivi del cambio di programma relativo al trasferimento dei quattro tecnici poiché a gestire la logistica in Libia era un altro manager della stessa Bonatti Denis Morson, appunto. Romitelli aveva detto anche di non sapere se all’interno dell’azienda qualcuno fosse a conoscenza del trasferimento via terra
dei quattro dipendenti.

L’approfondimento di questo aspetto era ritenuto importante dagli inquirenti i quali sospettano che i tecnici italiani
possano essere stati “venduti” ai rapitori da chi era a conoscenza del viaggio in auto. L’avvocato della famiglia Failla aveva chiesto che “fossero accertate le responsabilità sulla mancata sicurezza”. A marzo era stato sentito anche Morson che aveva riferito della detenzione in Libia dell’autista che aveva accompagnato gli italiani. Il manager aveva spiegato che il viaggio avvenne via terra poiché questi, una volta a Mellitah, dovevano raggiungere d’urgenza un’altra località a 700 chilometri di distanza. La nave usata abitualmente partiva con un giorno di ritardo rispetto alla data in cui i quattro dovevano trovarsi nella nuova destinazione.

Attraverso le perquisizioni a Parma si mira ad acquisire una documentazione per stabilire se siano state adottate idonee misure di sicurezza a tutela dei lavoratori. Fondamentale per gli inquirenti è acquisire la documentazioni necessarie per poi identificare la responsabilità delle singole persone all’interno della Bonatti. Failla e Piano furono uccisi non con un colpo alla nuca come emerso in un primo momento e quando furono eseguite autopsie in Italia il legale della famiglia di Failla parlò di “macelleria” da parte delle autorità libiche.