La Mens Sana Siena falsificava i bilanci e solo così riuscì a iscriversi al campionato. A undici giorni dalla sentenza che ha revocato due scudetti, due Coppa Italia e una Supercoppa, la Federazione italiana pallacanestro rende note le motivazioni che hanno portato a riscrivere l’albo d’oro del basket italiano. Il presidente del Tribunale Federale, Federico Romagnoli, è lapidario nelle 13 pagine con cui ha cancellato gli ultimi due anni di successi del club senese, sponsorizzato dal Monte dei Paschi.

“Inesistenza dei requisiti per iscriversi” – “La sistematica indicazione nei bilanci societari, da parte degli amministratori della Mens Sana, di elementi non rispondenti alla realtà”, secondo il giudice, oltre a “cagionare il dissesto della società stessa” determinava “per quanto interessa in questa sede non solo la retrocessione in nero di somme di denaro”, utilizzate per pagare le prestazione sportive degli ex allenatori Simone Pianigiani (che non dichiarò oltre 682mila euro tra il 2009 e il 2011, secondo la Guardia di Finanza) e Luca Banchi, oltre a diversi giocatori, ma soprattutto “la falsificazione e l’inesistenza dei requisiti necessari ed indispensabili per l’iscrizione ai campionati federali”. Siena, insomma, non avrebbe dovuto partecipare a quei campionati che poi vinse, dominando sul campo. Se ci riuscì, stabilisce la sentenza, fu grazie alla falsificazione dei bilanci. Un “sistema”, come viene definito dal tribunale, che vedeva a capo l’ex dg Ferdinando Minucci, radiato assieme alla collaboratrice Olga Finetti.

Tutto parte dall’inchiesta penale – La sentenza si basa sugli atti prodotti dal pm Antonino Nastasi all’interno dell’inchiesta Time Out, chiusa lo scorso marzo e per la quale dovrebbero essere ormai prossimi i rinvii a giudizio per lo stesso Minucci e altri 13 indagati. Oltre ventimila pagine di documenti che la procura di Siena ha inoltrato alla Fip per il processo sportivo. Secondo il Tribunale Federale, “dalla copiosa documentazione in atti, emerge come il Minucci”, coadiuvato da due collaboratrici, “abbia gestito per anni la Mens Sana Basket, avvalendosi delle competenze e dei ruoli ricoperti dalle altre, commettendo numerosi reati di diversa natura”. Dall’emissione di fatture false, omesse dichiarazioni e pagamento in nero alla falsificazione e manomissione di documentazione contabile, distraendo anche – sottolineano i giudici – “sostanze della società effettuando pagamenti estranei all’attività aziendale”. Tutto questo determinò, secondo la Fip, “un profitto per sé e per terzi”, inducendo in errore i soci, i creditori e la stessa Federazione, che mai in passato aveva rilevato nulla di anomalo durante i controlli per l’iscrizione al campionato.

Il perito del pm: “Condizioni critiche dal 2011/12” – Tra gli atti particolarmente rilevanti acquisiti dalla procura federale ci sono le consulenze tecniche che fanno emergere “come dall’anno 2006 fino alla presentazione del bilancio 2012/13 ci sia stata una sistematica falsificazione dei bilanci di esercizio, con l’indicazione di fatture per operazioni inesistenti, la conseguente alterazione sia del conto economico sia dello stato patrimoniale”. Secondo il perito del  pm, gli esponenti della Mens Sana “al fine di creare fondi neri” esponevano nei bilanci “fatti non corrispondenti al vero” fin al punto in cui “per effetto di una gestione onerosa e discutibile, sulla quale incombe il peso delle irregolarità fiscali e previdenziali compiute nel corso degli anni, nell’esercizio 2011/12, la Mens Sana viene a trovarsi in condizioni economico-finanziarie estremamente critiche”. Il problema principale era dettato “dall’esistenza in bilancio di una forte perdita”, che sarebbe stata ‘aggiustata’, come raccontato dal Fatto Quotidiano nel gennaio 2013, grazie alla vendita del marchio a un valore pari al 684 per cento di quello storico a bilancio grazie a un’operazione con una società ‘amica’. “In siffatte condizioni – conclude il consulente del pubblico ministero – la Mens Sana non avrebbe potuto iscriversi al campionato di basket 2012/13”.

“Contanti in cassette di sicurezza e pagamenti in nero” – A supporto della revoca, il Tribunale Federale cita anche due sentenze della Commissione Tributaria Provinciale di Siena, risalenti al gennaio e al febbraio 2015: “A seguito di verifica effettuata basandosi su altri elementi è emersa una clamorosa organizzazione finalizzata all’evasione con accumulo di proventi contanti in cassette di sicurezza, pagamenti a nero a giocatori con sovrastima delle fatture di sponsorizzazioni, operazione triangolari con altre società estere poste allo scopo di generare e distogliere ingenti somme di denaro”. Grazie a tutto ciò, sempre secondo la sentenza della Fip, che come già annunciata verrà appellata dagli ex dirigenti della Mens Sana, “venivano pagate le prestazioni sportive di atleti” che “si presume non sarebbero stati ingaggiati se fossero state rispettate tutte le normative fiscali tributarie e sportive”. Ma soprattutto resta la falsificazione dei bilanci, che tenne in vita la società più di quanto sarebbe accaduto se tutto fosse stato regolare e trasparente.