A Torino, da una settimana i riders della popolare app per la consegna a domicilio del cibo, Foodora, hanno dichiarato lo stato di agitazione. Protestano contro il cambiamento delle condizioni contrattuali ovvero il passaggio da un pagamento orario al cottimo, 2.70 euro a consegna: “E’ inaccettabile che un’azienda che nell’ultimo anno è cresciuta a dismisura non migliori le condizioni dei propri lavoratori, anzi le renda ancora peggiori”, raccontano i lavoratori che nelle scorse settimane hanno denunciato ritorsioni contro i portavoce della protesta. “Nella gig economy – spiega Jaime – non c’è più bisogno del licenziamento. Semplicemente ti viene bloccato l’accesso all’app per prenotare i turni e non te ne vengono più assegnati”. Una ritorsione che sarebbe stata usata anche contro quei commercianti che hanno solidarizzato con la protesta: “Quando abbiamo appreso delle rivendicazioni abbiamo scritto un post su Facebook in solidarietà dei ragazzi racconta Armando, titolare della tigelleria Sorbole di Torino – e il giorno successivo abbiamo scoperto che Foodora ci aveva estromessi dal servizio”  di Simone Bauducco