“Questo è uno dei migliori copioni che mi siano mai capitati tra le mani in questi anni. Ha attirato subito la mia attenzione. Mi interessava il viaggio emotivo che compie il mio personaggio. Io interpreto il padre, e ciò che più mi ha attirato è la sensazione di mistero: non sai mai come i nostri eroi potranno superare le difficoltà”. Parola di Viggo Mortensen protagonista di Captain Fantastic presentato alla Festa del Cinema di Roma 2016 e diretto da Matt Ross, premiato a Cannes come miglior regista per Un Certain Regard. Il film presentato e applaudito anche al Sundance arriverà in sala il 7 dicembre.

L’attore americano alterna l’inglese all’italiano, e racconta la genesi del progetto: “Quando ho letto il titolo, pensavo che si trattasse di un fumettone. Mi ricordava un supereroe della DC. Poi ho iniziato a leggere, e ho capito che si trattava di una splendida sorpresa. In un certo senso è un road movie, e i protagonisti intraprendono un viaggio sia fisico che personale, che distrugge ogni certezza”.

“Matt ha cominciato a lavorare molto prima delle riprese, e io l’ho aiutato. Abbiamo imparato a scalare le montagne, ci siamo allenati con le arti marziali e abbiamo pensato alla colonna sonora, che è molto importante in un film come questo. C’erano anche sei ragazzi da gestire: non è stato facile, ma alla fine del primo giorno eravamo già una famiglia. Matt – racconta l’attore che ha interpretato Aragorn nella trilogia de Il Signore degli Anelli – ci ha dato coraggio, anche se il tempo era poco. Lui è un ottimo attore ed è anche molto bravo dietro la macchina da presa, perché riesce a portare la calma dove non c’è”.

Ben, un padre devoto che preferisce la calma della foresta al frastuono della città. Ha sei figli: quattro maschi e due femmine, che vivono come selvaggi, anche se istruiti. Un giorno, una tragedia colpisce la famiglia, costringendoli ad abbandonare quella realtà paradisiaca. “Non si tratta di un film autobiografico, ma – dice il regista –  è molto personale. Mia mamma, negli anni ’80, viveva in una comunità alternativa in Oregon, e stava in isolamento sulle montagne. Però con questa storia non voglio parlare di cosa significa essere fuori dalla società: voglio ragionare sul rapporto padre-figlio”.