A due giorni dal varo in consiglio dei ministri del Documento programmatico di bilancio, si riaccendono le polemiche su eventuali tagli al Fondo sanitario nazionale. O meglio: sull’eventualità che il Fondo aumenti meno di quanto era previsto e di quanto è necessario per far fronte al continuo incremento delle uscite. La Stampa, infatti, ha rilanciato l’indiscrezione di metà settembre sull’intenzione del governo di limitare lo stanziamento a 111,5 miliardi contro i 113 messi neri su bianco nel Documento di economia e finanza. Giovedì è previsto un incontro sul tema tra il titolare del Tesoro Pier Carlo Padoan, il ministro delle riforme Maria Elena Boschi e il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, contraria alle sforbiciate e pronta se necessario a proporre un aumento delle accise sul tabacco per recuperare risorse.

Secondo il sito quotidianosanita.it si prospetta un accordo che vedrebbe l’asticella fermarsi a quota 112 miliardi. In attesa di notizie ufficiali, immediate le barricate della Federazione degli Ordini dei medici, che “si oppone a quello che, negli esiti, sarebbe l’ennesimo taglio alla sanità, che metterebbe a rischio, nella loro sostanza, i nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza, ndr) già approvati dal Governo, in particolare tutto il nuovo Piano vaccini, l’inserimento di 110 malattie rare, l’esenzione dal ticket per alcune patologie”.

“Per non parlare”, scrive in una donna la presidente della Federazione Roberta Chersevani, “del blocco del turnover di medici e infermieri, già in atto da anni”. Il Consiglio nazionale già lo scorso 9 luglio scorso aveva approvato un Ordine del giorno, in cui si rilevavano “le difficoltà in cui versa la sanità italiana”, dovute in particolare a “un quinquennale periodo di definanziamento“. Già allora si evidenziava “il fatto che in conseguenza dei tagli alla sanità cala l’aspettativa di vita, si fa meno prevenzione e si muore prima. E si auspicava invece ‘un aumento del finanziamento del Ssn adeguato e coerente con le sue finalità istitutive e una sua equa ripartizione in sanità, attraverso una revisione dei criteri di attribuzione delle risorse, in nome e in coerenza con l’articolo 3 della Costituzione italiana, secondo cui è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza dei cittadini'”.

“E’ dunque nel rispetto del mandato ricevuto da tutto il Consiglio nazionale – sottolinea Chersevani – che la Fnomceo sollecita il Governo e le Regioni a garantire come priorità il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione, anche rivedendo i criteri e i meccanismi di distribuzione delle risorse sull’intero territorio nazionale”.

Peraltro il premier Matteo Renzi solo due giorni fa abbia annunciato la ripartenza dei concorsi per “forze dell’ordine e personale medico, faremo dei concorsi veri, sacrosanti, in modo che si possano avere più Carabinieri sulle strade e più personale sanitario”.