Dai “villaggi attrezzati” della Giunta Alemanno, ai “villaggi della solidarietà” del sindaco “marziano”, fino ai “villaggi a 5 stelle” dell’Amministrazione guidata da Virginia Raggi. Dopo i primi 100 giorni di governo, è questo il rischio concreto che emerge nell’analisi presentata in una conferenza stampa da Associazione 21 luglio.

Dopo che l’inchiesta denominata “Mafia Capitale” aveva smantellato il “sistema campi” della Capitale, la nuova Amministrazione sembra fortemente determinata a rimetterlo in piedi. Quando si parla di “sistema campi” non ci si riferisce alla sola esistenza di baraccopoli istituzionali. Per “sistema campi” si intende piuttosto l’organizzazione promossa dal Comune di Roma di un sistema segregazionista di gestione e controllo degli insediamenti formali. Sperimentato per la prima volta nel 2005 dal sindaco Veltroni, lo abbiamo visto sbocciare sotto la Giunta Alemanno con i soldi dell’Emergenza Nomadi e il bypassamento delle leggi ordinarie che la stessa garantiva. Esso è caratterizzato da tre aspetti: erogazione di ingenti somme per la gestione e il controllo degli insediamenti ai medesimi enti attraverso affidamenti diretti o bandi pilotati, investitura da parte delle istituzioni di ruoli di rappresentanza a soggetti membri delle comunità, violazione dei diritti umani all’interno degli insediamenti.

Nel 2014 il “sistema” si è dissolto grazie all’azione dei magistrati che ha consentito di aprire indagini e condurre arresti nei confronti dirigenti comunali e rappresentanti di cooperative e associazioni. Da 18 mesi nelle 6 baraccopoli istituzionali della Capitale, dove fino allo scorso anno vivevano circa 5.000 persone non sono più attivi sportelli socio sanitari e legali, azioni di sostegno alla scolarizzazione, presidi di controllo. Il tappo è saltato – perché la finalità delle azioni previste nel “sistema campi” è quello di mantenere le persone nello stesso posto, come galline dalle uova d’oro – e miracolosamente in alcuni insediamenti si sta assistendo ad una fuoriuscita volontaria di quelle famiglie rom che riescono autonomamente a reperire soluzioni abitative alternative. Solo nella baraccopoli istituzionale di Salone, ad est di Roma, dei 1.200 residenti registrati nel 2015, ne sono rimasti non più di 800.

Prima dell’estate tutto sembrava andare nella direzione auspicata anche e soprattutto dopo i proclami della candidata a sindaco Virginia Raggi che nella campagna elettorale aveva assicurato il “superamento dei campi rom”.

Oggi ci accorgiamo che la realtà è un’altra e almeno fino al 2018 di superamento dei campi a Roma neanche a parlarne. Ma come sarà il nuovo “villaggio a 5 stelle”?

Attraverso l’analisi degli ultimi bandi comunali per la creazione e la gestione di insediamenti per soli rom è possibile scoprirlo. Avrà un approccio più sicuritario e lesivo dei diritti umani di quello ideato dal sindaco Alemanno. Sarà gestito dalle medesime cooperative che, uscite dalla porta dopo le inchieste giudiziarie, rientreranno dalla finestra, avrà costi di gestione per famiglia vicini ai 15.000 euro annui, prevederà un “Patto di responsabilità Solidale” molto simile al “Regolamento dei campi” bocciato dal Tar nel 2009. Destinerà quasi l’80% delle risorse alla sola gestione, le briciole all’inclusione e il 20% alla vigilanza. Su quest’ultimo aspetto le norme saranno più restrittive di quelle promosse dal sindaco Alemanno. Nel “villaggio a 5 stelle” amici e parenti dei residenti degli insediamenti, in occasione delle visite, saranno muniti di un “pass orario”. Peccato che anche in questo caso le norme assai più blande del “Regolamento” di Alemanno erano state sempre bocciate dal Tar in quanto “violano l’art. 16 della Costituzione, secondo cui ogni cittadino può circolare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, in assenza di limitazioni stabilite dalla legge in via generale”.

L’Amministrazione Capitolina ha pensato a tutto, anche alla “foglia di fico”. Nei prossimi giorni si voterà in Giunta una delibera per l’istituzione di un “Tavolo cittadino per l’inclusione e l’integrazione delle comunità Rom, Sinti e Camminanti” all’interno del quale non è prevista la partecipazione dei diretti interessati ma sarà garantita la presenza delle forze dell’ordine e di rappresentanti della Prefettura.

Il quadro è completo e dopo 100 giorni si riparte con delle premesse che Gianni Alemanno aveva impiegato 3 anni a costruire.