Quale movente si nasconda dietro l’omicidio è ininfluente, per la Procura è stata lei, e lei sola a strangolare il figlio di 8 anni Loris Stival e a gettare poi il suo cadavere nelle campagne di Santa Croce Camerina, il 29 novembre 2014. Per questo i magistrati di Ragusa hanno chiesto di condannare Veronica Panarelllo a trent’anni di carcere per omicidio premeditato e occultamento di cadavere.

Secondo i magistrati, l’imputata è una donna “egocentrica, bugiarda e manipolatrice” a causa di un “protagonismo esagerato”.  Il procuratore di Ragusa Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota hanno ricostruito la personalità della mamma di Loris e il suo vissuto personale nella requisitoria finale del processo di primo grado che si svolge con rito abbreviato davanti al gup Andrea Reale. Ma i magistrati si sono soffermati anche sul contesto in cui è maturato il delitto e in particolare sul “contrastato rapporto” che la Panarello avrebbe avuto con il bambino che trattava da amico e non da figlio.

Alla Panarello non è stata concessa nessuna attenuante le concedono il procuratore Carmelo Petralia e il sostituto Marco Rota, che la ritengono “colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio”. Ma anche perché, sostiene l’Accusa, è “una manipolatrice”, che ha “mentito più volte, negando anche l’evidenza” e “adattando le sue ricostruzioni, di volta in volta, a ciò che emergeva dalle indagini”, grazie anche “alla sua profonda conoscenza degli atti processuali”.

Per quanto riguarda il movente dell’omicidio, è “plausibile che sia quello introdotto da Veronica Panarello”. Ovvero la presunta relazione extraconiugale che la donna avrebbe avuto con il suocero, Andrea Stival. Una versione ripetuta il 26 settembre scorso con le dichiarazioni spontanee davanti al gup, quando è nuovamente tornata ad accusare il suocero di essere l’assassino di Loris che aveva scoperto il loro rapporto e avrebbe potuto rivelarlo al marito Davide Stival. Per i magistrati questa presunta relazione “non è stata la prova” regina dell’omicidio e “comunque il movente resta ininfluente rispetto” alla richiesta di condanna. “Questo è un possibile movente, è quello che lei ha detto e ne prendiamo atto. Non c’è altro da dire”, ha detto in aula il procuratore Petralia a conclusione dell’udienza. “Il movente non è indispensabile – ha aggiunto il magistrato – di fronte a una ricostruzione dei fatti che vada ogni oltre ragionevole dubbio: in questo caso non c’è bisogno ci sia per forza un movente”.

Le parole dell’accusa vengono accolte positivamente dalla difesa della Panarello. “Quello di oggi è un assist alla difesa, non me l’aspettavo. Non parlo di autogol, ma di presa di coscienza e totale onestà intellettuale dei pm” ha commentato l’avvocato Francesco Villardita. C’è una certezza investigativa, però: il nonno non era in casa di sua nuora al momento del delitto. E allora perché Veronica Panarello cerca di coinvolgerlo? Forse perché una relazione tra i due c’è veramente stata, come afferma lei stessa, gli inquirenti non hanno trovato nessun riscontro, ma fornisce ugualmente un “ipotetico movente” alla donna. Questa è la tesi della Procura. Non la pensa così il penalista che ha ribadito: “Se non esiste la prova della sua presenza non è detto che non ci fosse: se la Procura non ha dimostrato che il suocero non fosse a casa, non ha neppure dimostrato che l’ha ucciso da sola”. “Oggi la difesa ha fatto un passo avanti con le motivazioni della Procura – ha aggiunto Villardita – Anche se può sembrare strano questo ‘credo e non credo’: credo all’ipotesi di relazione sessuale ma non credo alla compartecipazione del suocero nell’omicidio. Sarà interessante ascoltare le parti civili, soprattutto quella del suocero che nel processo è parte civile ma fuori è indagato per concorso nell’omicidio”.

“La tesi di Veronica Panarello di una presunta relazione tra lei e Andrea Stival è falsa come risulta dimostrato dagli atti processuali. Il movente del delitto potrebbe essere legato al rapporto conflittuale che aveva con il figlio Loris” ha invece affermato il legale del suocero della donna, l’avvocato Francesco Biazzo sottolineando che “anche su questo il pm nelle sua requisitoria ha speso tante parole”. Il penalista ha sottolineato come “la Procura ha escluso in maniera inoppugnabile la presenza di Andrea Stival sul luogo del delitto e definito attendibilissima e inattaccabile la testimonianza della sua compagna”. Secondo l’avvocato “Veronica Stival ha tirato nel processo l’unica persona che le era rimasta vicina”.

Adesso Davide Stival fa sapere di voler chiedere il divorzio dalla moglie. La notizia è stata confermata da fonti legali in causa, sottolineando che ancora non è stato predisposto alcun atto formale, ma ci sono stati contatti tra gli avvocati di marito e moglie.

La sentenza dovrebbe essere pronunciata la prossima settimana. “Trent’anni?”. Queste sono le parole pronunciate da Veronica Panarello quando ha ascoltato la richiesta di condanna da parte della Procura. Le uniche pronunciate durante tutto il processo.