“Hanno ritirato la candidatura 2023 dei mondiali di rugby, che noi invece avremmo fortemente sostenuto, perché è mancato l’impegno e il sostegno del governo Renzi. È una vergogna”. “Non è vero: come è noto anche ai sassi, se a Roma non si terranno eventi sportivi di un qualche rilievo la responsabilità è solo ed esclusivamente dell’amministrazione comunale che ha scelto di dire no alle Olimpiadi”. La polemica a distanza fra il vicesindaco della Capitale, Daniele Frongia, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, apre ufficialmente il post Roma 2024: ora che l’assemblea del Campidoglio ha approvato la mozione di revoca, è già tempo di pensare alle conseguenze del ritiro della candidatura olimpica. E alle possibili “ritorsioni” per la scelta della giunta guidata dal Movimento 5 stelle. Una partita che inizia in ambito sportivo ma che riguarda tutto il futuro della Capitale: in ballo ci sono potenzialmente 4 miliardi di investimenti, che la sindaca Virginia Raggi è convinta di poter ricevere. Anche senza Giochi.

Saltano i mondiali di rugby
“Sono certo che non ci sarà alcuna ritorsione dal Coni e dal governo, c’è massima fiducia e rispetto nelle istituzioni”. Il vicesindaco Frongia lo aveva già detto nel corso della sua audizione in commissione al Senato e lo ha ripetuto anche in aula in Campidoglio. Quasi per esorcizzare gli aspetti più sgradevoli dello stop alla candidatura olimpica. In realtà le prime indicazioni che arrivano dal mondo dello sport non sembrano proprio incoraggianti.

Neanche il tempo di votare la mozione, già ieri sera era arrivata la prima risposta: insieme ai Giochi, Roma ha perso i Mondiali di rugby del 2023. La Federazione del rugby ha ritirato una candidatura molto forte, che aveva grandi possibilità di vedersi assegnata la manifestazione (ci aveva già provato per il 2015, perdendo per soli tre voti contro l’Inghilterra; stavolta era favorita contro l’Irlanda). Ed è su questo che Comune e governo si sono scontrati: Frongia ha dato la colpa a Renzi del ritiro della candidatura, la presidenza del Consiglio, per bocca di De Vincenti, ha rispedito le accuse al mittente.

La ragione è nei 12 stadi indicati dalla Fir nel dossier di candidatura: praticamente gli stessi di Roma 2024 (c’è solo Padova in aggiunta), con il Flaminio fatiscente, e molti altri (dal San Nicola di Bari al San Paolo di Napoli) da ristrutturare. Impossibile farlo senza i fondi stanziati per le Olimpiadi, secondo il governo.

Volley e basket scaricano il PalaTiziano
Molto meno spiegabile sembra un altro episodio: la FederVolley (e in parte anche la Federbasket) si sono tirate improvvisamente indietro per la gestione del PalaTiziano, il palazzetto dello sport costruito proprio in occasione dei Giochi di Roma 1960, dove giocano la Virtus Roma e l’Eurobasket e che grava sulle dissestate casse del Comune per circa 200mila euro l’anno. In Campidoglio erano pronti ad affidarlo in gestione anche gratuita a chi si fosse fatto carico delle spese (manutenzione ordinaria e oneri di gestione), ma avrebbero preferito evitare l’affidamento diretto alle due società di basket (in quanto private).

Così si era fatta avanti la Fipav (pallavolo), con una manifestazione d’interesse piuttosto concreta: c’erano stati anche degli incontri, l’ultimo in commissione Sport solo un paio di settimane fa, a cui aveva partecipato anche la Fip (basket), potenzialmente interessata. Sembrava tutto fatto. Poi all’improvviso la marcia indietro: secondo quanto raccontano fonti del Comune, nei giorni scorsi è arrivata una secca comunicazione scritta in cui la Fipav spiegava di non essere più disponibile alla gestione dell’impianto. “Sono convinto che sia un’assoluta coincidenza il fatto che delle federazioni sportive che noi stimiamo profondamente prima ci abbiano dato disponibilità per gestire alcuni impianti sportivi, e il giorno dopo la conferenza stampa sulle Olimpiadi l’abbiano misteriosamente ritirata. Certamente una coincidenza”, ha detto amaro Frongia. In Campidoglio temono ulteriori disimpegni: la Fidal (atletica leggera) ha già in affidamento le Terme di Caracalla e stava trattando per l’ex Stadio delle Aquile “Paolo Rosi”. “Non vorremmo che ci fosse un effetto domino”, spiegano i consiglieri M5s.

Il Campidoglio batte cassa
Anche perché sullo sfondo c’è una partita più importante, che vale molto più dei milioni dei Mondiali di rugby o delle centinaia di migliaia di euro degli altri impianti sportivi. Oggi l’assemblea ha approvato anche una mozione con cui chiede al governo di destinare ugualmente a Roma le risorse elencate nel progetto olimpico anche in caso di mancata assegnazione dei Giochi. Si parla di 4 miliardi di euro, destinati principalmente a infrastrutture, che sarebbero fondamentali per il futuro della Capitale. Ma anche qui la replica della presidenza del Consiglio non è tardata ad arrivare: “L’ordine del giorno è semplicemente ridicolo: tutti sanno che quei fondi sarebbero arrivati da organismi internazionali se Roma avesse ospitato i Giochi. Ora andranno a Parigi o a Los Angeles“, ha tagliato corto De Vincenti. Il Comune è avvisato.

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