Il governo italiano ha speso almeno 12.625 euro di soldi pubblici per fare campagna elettorale in Sud America a favore del Sì al referendum del 4 dicembre. Ad ammetterlo è una doppia smentita. La firma è quella dell’ufficio stampa di Maria Elena Boschi. “Al contrario di quanto scrive Il Fatto Quotidiano” quella del ministro in Argentina, Brasile e Uruguay è una “missione istituzionale: non è in programma nessuna iniziativa di partito“. E ancora: “In merito a quanto riportato da Il Giornale, la missione non ha un costo di 300mila euro, perché al contrario di quanto scritto non è stata effettuata con volo di Stato. La delegazione (4 persone, ndr) viaggia solo su voli di linea e in categoria economy: il costo totale è di 12.625 euro“. Al netto degli equilibrismi dialettici, la nota della titolare delle Riforme dice sostanzialmente tre cose: che l’articolo del Fatto intitolato “La missione farlocca di Boschi a caccia di italiani all’estero” (leggi) contiene informazioni false, che il viaggio di cinque giorni è costato (solo per i voli) 12mila euro (pagano gli italiani) e che l’esponente del governo Renzi non ha dato nessuna indicazione di voto per il referendum. In questo caso si tratterebbe di campagna elettorale, altro che visita istituzionale. E’ andata proprio così?

LA CAMPAGNA ELETTORALE DELLA BOSCHI A BUENOS AIRES
Le agenzie di stampa e i giornali argentini raccontano una storia molto diversa. Secondo il resoconto dell’Ansa, ad esempio, la sera del 27 settembre (ieri) Maria Elena Boschi ha incontrato al teatro Coliseo di Buenos Aires la comunità degli italiani residenti in Argentina. Davanti a oltre mille persone (aventi diritto di voto) e presentata dall’ambasciatore Teresa Castaldo, il ministro ha fatto propaganda per il Sì. Testuale: “Non credo che se perderemo questa opportunità molto velocemente ne arriverà un’altra” ha detto la Boschi. Che, dopo aver ripercorso tutte le tappe della vicenda referendaria, è passata a tessere le lodi dell’azione del governo di cui fa parte. “Quando siamo arrivati il nostro paese stava peggio, l‘economia era in crisi, dovevamo invertire la rotta. Era difficile scegliere le priorità, abbiamo quindi deciso un programma di riforme a 360 gradi” ha raccontato. Poi ha tolto il vestito istituzionale e ha indossato quello da campagna elettorale: “Siamo sulla buona strada, ma non va ancora bene come vorremmo. Per avere un paese che funziona meglio abbiamo deciso di rivedere la nostra Costituzione” è stata la premessa. Poi l’affondo: “E’ un referendum decisivo, potete decidere se cambiare il nostro Paese votando il Sì, o se lasciare le cose come stanno votando No”. E ancora: “Non si vota per cambiare i principi o i valori fondamentali della nostra Costituzione, né per dare più potere al governo o al presidente del consiglio” ha detto la Boschi, che ha ricordato una per una le tematiche su cui si vota, tutte scritte “in modo molto chiaro e molto semplice” nel quesito referendario. Fine. Applausi. Luci accese in platea: la Boschi va. Saluti, strette di mano e immancabili selfie. Una sorta di Leopolda in salsa argentina.

QUELLE INTERVISTE POCO ISTITUZIONALI AI GIORNALI SUDAMERICANI
La propaganda pro Sì, del resto, era stata anticipata già in un paio di interviste rilasciate dal ministro ai giornali sudamericani. All’argentino El Clarin, Maria Elena Boschi ha assicurato che “riformare il Parlamento è la chiave per dare più stabilità in Italia”. E giù istituzionalismi vari: presentazione della legge, nuovo ruolo del Senato, non è un plebiscito su Renzi ma sul futuro del Paese, ecc. Al quotidiano brasiliano O Globo, invece, la titolare delle Riforme ha risposto anche a chi le chiedeva numi sul ruolo dell’Italia in Europa in caso di vittoria del No. “M5S e il discorso euroscettico di Beppe Grillo potrebbe essere rafforzato?” è stata la domanda della cronista. La risposta del ministro ha toccato i soliti tasti: “Se vince il Sì l’Italia sarà più stabile, quindi funzionerà meglio. E se l’Italia funzionerà meglio anche l’Europa sarà più forte”. E i grillini? “Dovrebbero spiegare ai loro elettori perché hanno votato contro una legge che riduce i parlamentari e gli stipendi dei deputati”. Parola di ministro, ma di istituzionale c’è davvero ben poco.

ITALIANI IN SUDAMERICA: UN BACINO POTENZIALE DA OLTRE UN MILIONE DI VOTI
Del resto la scelta del luogo in cui inviare il ministro Boschi non sembra fatta a caso. Secondo i dati del ministero dell’Interno e dell’Aire, l’Argentina ha la più alta concentrazione al mondo di italiani residenti all’estero (e aventi diritto al voto): si tratta di 659mila concittadini, quasi il doppio del Brasile (circa 316mila) e infinitamente più che in Uruguay – ultima tappa della gita ministeriale – , dove vivono circa 90mila italiani. Numeri importanti e, forse, sottovalutati dal governo nel recente passato. Al referendum abrogativo del 17 aprile contro le trivellazioni in mare, infatti, i voti contro la posizione assunta da Renzi sono stati quasi il 73% del totale. Certo, anche in Sud America il raggiungimento del quorum è stato una chimera: è andato alle urne appena il 21% degli aventi diritto, ma ad aver detto no alle trivelle sono stati in 176mila (102mila solo in Argentina). Per un referendum dall’esito assai incerto come quello del 4 dicembre, sono sacche di consenso che il governo evidentemente non intende tralasciare.

IL PROGRAMMA DELLA MISSIONE DI GOVERNO (E DI LOTTA REFERENDARIA)
E infatti nella nota ministeriale con cui è stata presentata la missione della Boschi, il programma dei lavori e delle visite è lungo e prestigioso: nel primo giorno argentino visita alla Casa Rosada, colazione di lavoro con alcuni rappresentanti delle imprese italiane operanti nel paese e, infine, l’appuntamento al Teatro Coliseo con la comunità degli italiani; all’indomani visita al Parlamento e intervento dal titolo emblematicamente istituzionale: “Riformare le istituzioni per cambiare l’Italia“. Il giorno successivo si vola a Montevideo: primo appuntamento è l’incontro con la comunità degli italiani residenti in Uruguay, poi il giorno seguente (oggi, ndr) la ministra si è recata dal vicepresidente della Repubblica, Ral Sendic al Palazzo Legislativo. Ultima tappa in Brasile. A Porto Alegre la Boschi sarà ricevuta dal Governatore dello Stato di Rio Grande do Sul, Josè Ivo Sartori, a seguire l’ormai immancabile incontro con la comunità degli italiani. Giovedì 29, infine, partenza per Brasilia per una serie di incontri con i ministri brasiliani. Ultima giornata a San Paolo, dove la titolare delle Riforme terrà una conferenza dal titolo “Cambiare l’Italia per cambiare l’Europa“. Successivamente la colazione di lavoro con un gruppo di imprenditori italiani e l’incontro con i rappresentanti della comunità italiana. Tutto molto istituzionale.

M5S: “SE HA FATTO PROPAGANDA LA DENUNCIAMO”. INTERROGAZIONE DI SINISTRA ITALIANA
La smentita dell’ufficio stampa della Boschi e gli equilibrismi dialettici a corredo, tuttavia, hanno provocato una serie di reazioni. “La ministra, indirettamente, ci informa che non farà campagna elettorale per il Pd a favore del sì al referendum” hanno fatto sapere i deputati del M5s in commissione Affari costituzionali. Che poi hanno annunciato: “E’ noto a tutti che le missioni istituzionali dei membri del governo, in cui vengono utilizzati soldi pubblici, non possono tramutarsi in campagne elettorali, in questo caso dirette ai connazionali che vivono all’estero, per sostenere la tesi del proprio partito. Ci aspettiamo quindi che la Boschi si attenga a quanto affermato. In caso diverso siamo pronti a denunciarla”. Di atto concreto già depositato, invece, hanno parlato i parlamentari di Sinistra italiana, che hanno presentato sia alla Camera che al Senato una interrogazione al governo per chiarire se sia vera la notizia della partecipazione di ambasciatori italiani a manifestazioni per il sì al referendum. “Nessuno può pensare di trasformare le ambasciate in Comitati per il Sì” ha detto il senatore Beppe De Cristofaro, che poi ha riferito di notizie secondo le quali a Toronto l’ambasciatore “avrebbe partecipato ad una manifestazione per il sì. Ora – ha aggiunto – stiamo cercando di capire quello che accade in Argentina”, durante la visita del ministro Maria Elena Boschi. “E’ una questione delicata – ha sottolineato – il governo deve rispondere all’interrogazione e chiarire in tempi rapidi, perché sarebbe un precedente grave”. “Il governo dimostra la difficoltà a distinguere tra istituzioni e interesse di parte. Le Ambasciate rappresentano tutti gli italiani” ha commentato invece il deputato Alfredo D’Attorre. E infatti tutti gli italiani hanno pagato la missione poco istituzionale e tanto elettorale della ministra.