A noi ci ha salvato Stefano Benni. E continua a farlo. Da quando, ormai davvero una vita fa, lo scrittore bolognese ha fatto la sua ironica e politicizzata incursione nel mondo della letteratura, imponendosi come prototipo di giovane autore, le cose hanno preso una strana piega. Questa: il tempo passava, i libri uscivano, e lui continuava a essere il giovane autore di Bar sport. Libro dopo libro, successo dopo successo. Dicevi Stefano Benni e subito qualcuno pensava “il giovane autore di Bar Sport”. Poco importa che di quel libro si sia festeggiato proprio quest’anno il quarantesimo compleanno e che, l’anno prossimo, Benni compirà settant’anni: lui è e rimane il giovane autore di Bar Sport.

Questo, ovviamente, ha ridefinito il concetto di giovane, spostando costantemente la barra un anno più in là, e includendo di conseguenza nella categoria chiunque abbia sotto i sessantanove anni, tanti ne ha Benni, e se la passi bene, fisicamente e anche di spirito. Per questo, supponiamo, nessuno avrà nulla da eccepire oggi che compie cinquant’anni Lorenzo Cherubini, uno che ha scelto non a caso di infilare la gioventù anche nel suo nome d’arte, ovviamente Jovanotti. Cinquant’anni sono un’età importante, di quelle in cui, in genere, si cominciano a tirare le somme di quanto si è fatto fin qui, ma se sei Jovanotti, se vai sui palchi sparsi per gli stadi o i palasport italiani indossando senza colpo ferire giacche di paillettes dorate o colorate come se Pollock fosse passato in tintoria, beh, anche cinquant’anni diventa un numero ascrivibile nella categoria giovane.

In questo, ovvio, aiuta l’aspetto fisico, decisamente giovanile e soprattutto lo spirito, curioso e sempre mobile, oggi come quando, ormai una vita fa, quasi a ridosso dell’uscita di Bar Sport (va beh, abbiamo esagerato, ma non erano poi così tanti anni dopo), il nostro esordiva non nascondendo la sua superficiale giovinezza e gioia di vivere nel singolo Walking e poi nelle megahit È qui la festa? e Gimme Five, contenute nell’album Jovanotti for President. Raccontare in un solo articolo la carriera di questo irrefrenabile artista sarebbe operazione difficile quanto inutile. Dagli esordi a Radio Deejay, sotto l’ ala protettiva e le geniali intuizioni di Claudio Cecchetto, passando per l’esordio sanremese, con l’omaggio a Vasco, contenuto nell’album La mia moto. L’esperienza resa pubblica del servizio militare, come un Gianni Morandi dei nostri tempi, con una canzoncina leggera ma irresistibile come Ciao Mamma a fare da colonna sonora. E poi le incursioni nel mondo del rap-rap, con il brano Cuore, dedicato a Falcone e Borsellino e i lavori che cominciano a portare il suo nome nel titolo, prima Lorenzo 1992, con Non m’annoio e Ragazzo fortunato, e Lorenzo 1994, con Penso positivo, Serenata Rap e Piove.

In mezzo il fortunato primo tour con Luca Carboni, all’epoca numero uno assoluto del cantautorato da camera, e ancora Radio Baccano con Gianna Nannini. E un certo impegno che inizia a scivolare in mezzo al divertimento, la barba che cresce, il successo che aumenta, i tour europei con Ramazzotti e Pino Daniele. L’ombelico del mondo che arriva a metà anni novanta e intanto i suoni dal sud del mondo che arrivano a contaminare il suo rap. Poi gli incontri, da Tiziano Terzani a Fernanda Pivano, i viaggi, le nuove contaminazioni, Il Grande Boh, una sorta di credibilità da guru che comincia a farsi largo, la pubblicazione de L’albero, nel 1997, quello con Bella e Questa è la mia casa, e poi Capo Horn, con Per te, dedicata a sua figlia e Un raggio di sole.

C’è anche spazio per l’operazione de Il mio nome è mai più, con Ligabue e Piero Pelù, operazione benefica accompagnata da un video del premio Oscar Gabriele Salvatores. Con una credibilità assolutamente impensabile anche solo cinque anni prima, Lorenzo è lì a fare da interlocutore con i potenti del mondo, a fianco di Bono e Manu Chao e iniziano arrivano le prime critiche, la caduta rovinosa di Lorenzo 2002- Il quinto mondo. Anche nella vita privata le cose si fanno più opache, confuse.

Ma Lorenzo ha la pelle dura, e il sorriso in bocca, anche quando è in terra, così arriva Buon Sangue, l’album della rinascita. Rinascita accompagnata dalle note ossessive di Tanto e quelle struggenti di Mi fido di te, che proprio della sua storia d’amore con Francesca parla. Da questo momento sarà tutta una corsa ininterrotta nel mondo del successo. Safari, nel 2008, che inaugura questo nuovo corso di album contenitore di hit che scalano singolarmente le classifiche. E poi Domani 21/04/2009, brano per i terremotati d’Abruzzo messo in piedi con Giuliano Sangiori dei Negramaro e Mauro Pagani. E la prima collaborazione con Muccino, la canzone Baciami ancora a far da colonna sonora all’omonimo film, piccola prova di quel che accadrà anni dopo con L’estate addosso. E ancora Ora, album che lo vede fliratare con l’EDM, a partire dal singolo Tutto l’amore che ho. Album, questo, che contiene la perla Le tasche piene di sassi, dedicati a suo padre. Su tutto tour sempre più giganteschi, con gli stadi lì, dietro l’angolo.

E i libri, le collaborazioni, da Zucchero a Giorgia, passando per Ornella Vanoni e Adriano Celentano. Mai una parola di troppo, sui social come nelle interviste. Mai una polemica. Mai il suo nome legato a uno sponsor, a uno spot, mai neanche una partecipazione a un programma tv che porti uno sponsor nel titolo. Una carriera geniale, seguita passo passo, senza lasciare niente al caso, ma apparentemente gestita nel modo più naturale possibile.

Così come è naturale il successo di Backup, la raccolta che conteneva la hit Tensione evolutiva, con video di Muccino, e quello dei vari singoli usciti da Lorenzo 2011 CC, da Sabato fino, appunto, a L’estate addosso, brano firmato da Lorenzo con Vasco Brondi de Le luci della centrale elettrica poi divenuta spina dorsale del nuovo film americano del regista romano. Una carriera incredibile, gigantesca, perfetta. Anche nelle rare ombre. Una carriera che lo ha posto in vetta al nostro show business, lui cantautore partito dal rap, lui cantante stonato che però sa trasmettere emozioni anche quando non azzecca le note.

Oggi compie cinquant’anni, e non fosse per Stefano Benni, verrebbe da pensarlo come a un uomo di mezza età. Ma provateci voi, mentre balla sghembo con le sue scarpe da tennis basse e con una giacca decisamente troppo corta per il suo metro e ottantacinque a considerarlo adulto. Per noi è e rimane sempre giovane, Lorezo Cherubini in arte Jovanotti, professione Dj, uno che non va mai a dormire prima delle sei.