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FRANTZ di Francois Ozon. Con Pierre Niney, Paula Beer, Ernst Stötzner. Francia, 2016. Durata 113’ Voto 4/5 (DT)

Nei giorni immediatamente dopo la fine del primo conflitto mondiale, tra le lapidi del cimitero di una piccola cittadina tedesca, Anna si reca tutti i giorni sulla tomba del fidanzato Frantz, morto al fronte a combattere i francesi. La dolorosa routine s’incrina quando al capezzale dell’amato la ragazza trova Adrien, soldatino francese ora in borghese, mustacchi a manubrio, e sguardo puntuto apparentemente perso. Il segreto di Adrien, facilmente intuibile, ma da non spoilerare, sarà svelato solo ad Anna, non ai genitori del defunto, e men che meno ai già infuriati nazisti in nuce della combriccola che conta in paese. Adrien risulterà invece l’ “amico” della trincea opposta, violinista bohemienne che suonava con Frantz, ora adorato dai genitori del morto, fino a quando scapperà di nuovo a Parigi e Anna lo inseguirà rapita, spinta ad avere una relazione con lui. Tratto dal film di Lubitsch – Broken Lullaby –, Frantz è racconto iniziatico sull’educazione sentimentale della giovane Anna, melodramma trattenuto e composto nella trama di un denso bianco e nero, deviazione politica che mescola privato e pubblico dell’epoca che fu.

Ozon è abilissimo nell’intessere un doppio filo menzognero, tra principio di realtà idealmente pacifista e gorgoglio dell’anima individuale che non trova pace nei rapporti d’amore codificati (la sequenza della morte di Frantz è carica di una sensualità purissima da brividi) e concentrandosi poi però nella “falsa” pista dell’amore di Anna per Adrien (ricambiata?) tanto da “reinventare” una seconda parte parigina che viaggia lontana dall’originario Lubitsch. Imperdibile come OGNI film di Francois Ozon.