di Iacopo Benesperi

Avendo appena varcato la soglia dei 30 anni, se c’è una cosa di cui ho preso consapevolezza è di non avere idea delle opinioni della persona “media”. Per tutta la vita ho vissuto in una serie di nicchie. Vivo in un Paese che qualche elezione scorsa è stato il più “rosso” d’Italia e interagendo con chi mi stava intorno non riuscivo a capire come facesse Berlusconi a vincere le elezioni. La mia famiglia, pur non essendo ricca, non ha mai avuto problemi economici seri, perciò non ho idea di come ci si senta ad arrivare a mala pena (o non arrivarci proprio) alla fine del mese o a dover rinunciare a una vacanza o a un piccolo sfizio ogni tanto. Pur non avendo fatto l’università, i miei genitori sono persone colte e io stesso ho fatto prima il liceo e ora sto conseguendo un dottorato in Australia, dove ogni giorno mi confronto con persone provenienti da tutti i continenti. Pur non avendo fatto l’Erasmus, con l’orchestra in cui ho suonato per anni ho fatto scambi culturali con mezza Europa, vivendo per settimane nelle famiglie di miei coetanei di diversi paesi.

Per la mia esperienza di vita, l’Europa unita non è un traguardo da raggiungere ma un qualcosa che già esiste e vibra e pulsa. Le divisioni storiche del continente e i contrasti che hanno portato a ben due guerre mondiali nell’ultimo secolo sono per me inconcepibili al giorno d’oggi. Nelle mie interazioni con gli altri, il carattere, le idee e i comportamenti sono i fattori che mi avvicinano o allontanano da una persona, la nazionalità non rientra mai tra le discriminanti.
Nonostante questo, ritengo che l’Unione Europea così com’è delineata oggi sia un mezzo aborto e un’entità morente; un’istituzione che addirittura sta acuendo le differenze e i conflitti tra le diverse nazioni europee invece che annullarli. Per me, la strada da percorrere è chiara: azzerare tutto e ripartire con una vera Comunità europea, un’entità che tenga presente le peculiarità di ogni nazione ma che allo stesso tempo abbia un suo potere legislativo, esecutivo, giudiziario. Insomma: un vero stato sovranazionale. Magari dovremo ripartire in piccolo (non mi aspetto che tutte le nazioni siano pronte a entrare in questa nuova entità), però questa volta non accontentandosi di compromessi al ribasso ma creando veramente l’istituzione che l’Ue già oggi dovrebbe essere, che con il tempo crescerà.

Ecco: per me tutto questo è pacifico, ma non posso fare a meno di chiedermi se lo sia anche per l’europeo “medio”. Prima di tutto: esiste un italiano (o un europeo) medio? Esiste, cioè, un gruppo omogeneo di persone sufficientemente grande da non poter essere considerato una nicchia e da spostare gli equilibri in elezioni nazionali/sovranazionali? E poi: questi europei sono pronti ad avere uno stato sovranazionale? Dove i componenti di un ipotetico parlamento siano partiti europei con ideologie e visioni diverse e non raggruppamenti di partiti nazionali come è oggi? È pronto un italiano oggi a votare e farsi governare da un francese e così via con le varie combinazioni?
Abbiamo persone pronte a fare politica in questo senso, ad appartenere a un partito europeo invece che a uno nazionale e ad avere una visione e un’azione europee piuttosto che nazionali? Ad andare contro gli interessi della propria nazione per un caso specifico perché utile all’Europa nel suo complesso?
Se le risposte sono negative e la popolazione europea in generale non è pronta a questo passo, vuoi perché ritenuto deleterio o vuoi per mancanza di capacità di capire la sua positività, è giusto imporre ugualmente la scelta? O questo genererebbe solamente altro risentimento?

Lo scopo di questo mio intervento non è quello di dare risposte (perché non ne ho) ma solamente di mettere nero su bianco le domande che suppongo molti dei lettori del Fatto già si pongono, di metterle a fuoco e ragionarci su almeno per i cinque minuti di lettura di questo articolo, sperando di generare una discussione interessante in merito. Discussione che deve comunque tenere conto del fatto che la comunità dei lettori del Fatto, per ideologia e cultura, altro non è che un’altra nicchia e che le risposte che ci daremo potrebbero essere molto distanti dalla realtà.

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