Brindiamo ai sognatori. Sulle t-shirt dei fan del film La La Land verrà stampato a breve questo motto di cinefila speranza. Perché apre danzando, cantando e sognando, la 73esima Mostra del Cinema di Venezia. Applausi a scena aperta per il musical di Damien Chazelle, e per i due attori protagonisti Ryan Gosling ed Emma Stone. I giovani “dreamers” del 2016, Mia e Sebastian, che in una Los Angeles perennemente soleggiata e trafficata vogliono salvare il jazz (lui) e far carriera come attrice (lei). Proprio in quella megalopoli californiana, come dicono nel film, “dove venerano tutto, ma non danno valore a niente”. La scena iniziale è un lungo piano sequenza – si spera non ritoccato digitalmente almeno nel primo minuto e mezzo – su una highway intasata dalle auto che all’improvviso si trasforma in una coreografia urbana fatta di piroette e colli snodati di ogni automobilista in coda. La materia di cui è fatto il cinema è il sogno. Ma se c’è un nucleo ancor più denso del sogno cinematografico allora basta scrivere la parola “musical” e magari girare il film tra i vani degli studios di Burbank della Warner ad Hollywood, con le anonime comparse che hanno la faccia di balzellanti ballerini, e il set predisposto per essere occupato totalmente dai motivi musicali e dai passi di danza.

Atipico ed eterogeneo, magmatico e trionfante, illusorio e melanconico, il La La Land di Chazelle mischia cinefilia e raffinata tecnica di ripresa, spostando il baricentro dell’osservazione su quel benedetto desiderio di realizzare nella vita qualcosa a cui si tiene, che si ama e preserva. Sulle ali dell’entusiasmo ridente di Singing in the rain o del coloratissimo mondo de Les parapluies de Cherbourg di Demy, e lasciando nello scantinato dei brutti sogni la riproposizione recente, musical tragico realista di Dancer in the Dark, Chazelle lavora con grande attenzione sia sulla miscelazione accordi/tempo del racconto (i brani sono comunque composti da Justin Hurvitz ndr), che sui due protagonisti ben poco maudit ma discretamente glamour per diventare specchio emotivo dell’animo spettatoriale attuale. Sebastian/Gosling che cerca in tutti i modi di far ascoltare e capire, suonandolo in prima persona al pianoforte, il significato del jazz in un’era bulimica di rumori elettronici e preregistrati, è un’anima candida e anticonformista, che con le sue cravattine e completini di lana leggera sembra uscito davvero da uno di quei club fumosi dove si ascoltavano Charlie Parker e Thelonious Monk. Mia/Stone, con il poster di Ingrid Bergman nella cameretta, fa la ragazza comune, cameriera e provinante continua, fisico asciutto quasi trasparente, tutto occhioni e luccichio nello sguardo, pronta a scrivere una propria piece per portarla in scena sfidando l’imbarazzo del teatrino off (affittato) praticamente vuoto. Nelle loro brillanti solitudini, i due ragazzi si incontrano e ca va sans dire, si amano. Le stagioni (segnalate in sovraimpressione) si susseguono e, se con l’estate esplodono i sentimenti, con l’autunno e di nuovo l’inverno le anime si corrompono e i sogni si offuscano. Dire che la trama del racconto proprio sul più bello si scuce, non nella sostanza, ma nella linea centrale della narrazione, non è spoiler, ma solo un dettaglio nella variazione ritmica che il film di Chazelle sembra prendere da metà in poi sulla materia proprio del sogno.

Oggi più che in ogni altro momento della storia recente abbiamo bisogno di vedere speranza e amore. I film hanno il linguaggio dei nostri sogni, tanto che come in La La Land all’improvviso i sogni violano, con balli e canti, le regole della realtà”, spiega Chazelle nella conferenza stampa veneziana. “Quella scena iniziale poi è arrivata mentre pensavo a Marcello Mastroianni che in 8 e mezzo si alza dalla sua macchina bloccata nel traffico. Ad ogni modo l’operazione che ho voluto fare è stata quella di prendere la magia demodè del musical e tradurla nel mondo giovanile di oggi proprio perché si parli dei sogni di chi vive oggi da giovane il nostro tempo”. “Oggi le giovani generazioni sono fin troppo ciniche e inutilmente ironiche”, gli fa eco Emma Stone, in splendido abitino fiorato. “Mentre La La Land non è né un film cinico, né ironico, ma un’opera che riguarda il sogno, tutte quelle persone che lavorano sodo per ottenere un obiettivo”. La Stone giunta per la seconda volta a Venezia dopo l’anno in cui accompagnò Birdman, ha anche voluto dare un consiglio ai suoi fan e a tutti i single in cerca di anime gemelle, o coppie che tendono a spaiarsi: “Per questo film ho imparato a ballare, e con Ryan Gosling abbiamo fatto un gran lavoro. Posso suggerire che l’unico modo di conoscere veramente qualcuno è quello di ballarci assieme”.