(Prima parte)

Mentre ascolto, la notte è insopportabilmente silenziosa. La voce del racconto, però, è serena. Malinconica ma pacifica. “Abbiamo viaggiato ancora quasi due anni. All’inizio le dissero che le speranze erano di tre mesi, una cosa del genere..”.

“E lei?…”

“E lei alle speranze non ha mai creduto. Ma a noi, sì. A quello che possiamo fare o non fare noi”.

“E tu?…”

“Io lo sospettavo già, ma l’ho capio meglio allora: bisogna usare il presente. E l’ho imparato. Anche quando parlo, il presente. Io Jasmina non l’amavo, la amo. Anche ora. Sono passati anni, ma alla fine contano poco, forse non contano affatto”.

“Come mai parli così bene l’italiano?”

“Ebbi una relazione con una donna di Ostuni, tempo prima di conoscere Jasmina. Non ci sono molti altri buoni motivi per imparare una lingua…”. specificò sorridendo. Aveva un sorriso pulito, come il tono di voce che usò per tutto il tempo di quel dialogo.

“Quanto tempo fa scopriste della malattia di Jasmina?”

“Qualche settimana prima del matrimonio”.

“Ma…”

“Sì, Cristian…”

“Cristiano”

“Cristiano. Qualche tempo dopo, Jasmina mi spiegò che non si sarebbe mai sposata se non fosse stato in un posto come questo, in un modo come il nostro, e se fossimo stati in una vita come tante”.

“Come tante?..”

“Non so come spiegare. Conoscendo Jasmina è facile da comprendere. Provo a dirla così: in una vita in cui c’è tutto, però manca la voglia per amare tutto d’un fiato fino alla fine di ogni cosa. Quale che sia, la fine”.

“Quando le facesti la proposta, tu le conoscevi queste cose, giusto?..”

“Certo. Non mi interessava un pezzo di carta. Amavo il suono della sua vita addosso alla mia”.

“Non hai più voluto conoscere qualcuno? Ti sei ancora innamorato?”

“Ho incontrato una persona, recentemente. Non so di cosa si tratti, al momento. Ma sto bene. Metto ogni giorno sul piatto la mia parte. Lei la sua”.

“Posso farti una domanda retorica?… Ops, ti ricordi cosa significa in italiano domanda retorica?”

“Sì sì, dimmi pure, capo!”

“Piantala!”

Rise ancora, aveva una risata felice, a tempo con il socchiudersi degli occhi e l’infossarsi della pelle di fianco alle palpebre.

“Continui a essere innamorato di Jasmina?”

“Retorica, hai detto bene. Continui ad amare. Continui ad amare anche quando hai finito di farlo. Impari, o almeno io ho imparato, che senza quello ogni strada è corta, e porta in un vicolo cieco, e che quel luogo, a sua volta, è stretto e chiuso e non c’è nulla da guardare, in alcuna direzione. E’ come viaggiare ma senza sensibilità, come si dice?.. senza cuore. Potrai vedere tutto, ma non sentirai nulla. E quindi non capirai. Ad amare ci guadagni, sempre. Anche quando bestemmi perché hai perso qualcosa o qualcuno. Pensa a una vita intera senza una vera perdita, una vera mancanza, un vero dolore. Tutto piatto come l’olio. Ahh..non fa per me! Ci guadagni sempre, te l’ho detto, Cristian..”, “Cristiano”, “Cristiano. Impari che la felicità, tante volte, è semplice. Più di quello che pensi. Più di quello che ti dicono, o ti dici. E ti dirò di più… “, lo ascoltavo nel buio, “continui ad amare ma non per disperazione, per darti un motivo che non c’è, no.. no.. lo fai perché anche quello, come la felicità, è un talento. Non c’è una posta, si dice posta?.. E’ così. O non è così. Non vivi per un premio, vivi perché ci sei”.

“Mannaggia a me quando ti ho fatto quella domanda retorica!…” e scoppiai a ridere, e anche se non lo vedevo bene, nel buio, sentivo ridere anche lui. “E’ tutto qui, Cristian..”, “Cristiano”, “Cristiano. Ami perché alla fine è come viaggiare, non puoi smettere di farlo fino a che hai ancora un giorno. Bisogna farlo, bisogna viaggiare. Perché è necessario raggiungersi”.

“Dove si trova Jasmina, ora?”

“E’ qui, forse molto più di noi. Quando morì, ci trovavamo a Karachi. Avevamo appena percorso lo sterminato delta dell’Indo, oltre duecento chilometri di larghezza! Stette male lì, e venne ricoverata, e dopo una decina di giorni se ne andò. Carte, documenti, consolati, e fu trasferita a Marsiglia. Ma lei aveva detto e scritto di non voler essere seppellita ma cremata, e chiese di essere portata qui, dove non è detto che questa terra e questo mare siano la fine di un continente, perché possono tranquillamente esserne l’inizio. Suo padre fece un poco di fatica ad accettare tutto questo, ma poi mi volle parlare, mi disse che per sua figlia avrebbe dato tutto, e fu felice, alla fine, di sapere che una vita piena, per quanto breve, le era stata donata dal destino. Non è stato così facile portarla fino a qua, sai le leggi… A pensarci… è strano, Jasmina non possedeva quasi nulla, case, conti correnti con obbligazioni, investimenti, automobili. Eppure suo padre, io, i nostri pochi ma grandi amici sappiamo che vivremo per tutto il resto del tempo della sua ricchezza, di quella felicità che non ti so spiegare ma che ha posseduto ogni giorno della sua vita, in particolare… in particolare, Cristian, gli ultimi, gli ultimi giorni. Da quando le avevano detto che non avevano grandi speranze, e lei non ci aveva creduto, e ha fatto ciò che di meglio si può fare, ha continuato a viaggiare, ha continuato a vivere, e ha colmato tutto, ogni spazio, ogni mancanza, ogni disperazione, con la sua incessante vita.

“Un giorno da qualche parte – stava ancora bene – strappò un foglio da un quaderno su cui segnava gli ordini e i conti del suo lavoro, lo arrotolò, prese una bottiglia vuota di rum (lo adorava!) e ce lo mise dentro, e con la faccia più dolce di questo pianeta mi chiese di portarla qui, quando fossi riuscito, e di lasciarla fra la sabbia bagnata, il mare, e gli scogli. Ci aveva scritto una cosa che ho letto solo stamattina (non sarei riuscito a lasciarla qui senza sapere..). Era bellissima, Jasmina, te l’ho detto, giusto? Su quel foglio ci ha scritto:

IMMAGINA UNA COSA. QUELLA COSA ESISTE. NON SMETTERE MAI!