A 21 anni il destino da olimpionico di Gregorio Paltrinieri è finalmente compiuto. Quello che tutti gli avevano pronosticato quando era soltanto un ragazzino, e a 17 anni già partecipava ai suoi primi Giochi a Londra 2012. Quello che anche lui ha atteso e sognato, ogni giorno degli ultimi quattro anni, sapendo di essere il più forte di tutti. Ma poi diventarlo per davvero, alle Olimpiadi, è un’altra storia: “Molto più duro di quanto credessi, dal punto di vista fisico e mentale. Perché tutti se lo aspettavano, anche io: sembrava quasi scontato, ma di scontato nella vita e in una finale olimpica non c’è nulla”, spiega lui, stremato e felice all’arrivo. Oro a Rio de Janeiro 2016 nei 1500 stile libero, la gara più dura che ci sia in vasca. È il sesto successo in Brasile, che comincia a dare una prospettiva molto diversa e già positiva a tutta la spedizione. È il quarto olimpionico per l’Italia in vasca, 16 anni dopo Domenico Fioravanti e Massimiliano Rosolino, 8 anni dopo Federica Pellegrini a Pechino 2008. E nei 14 minuti e mezzo abbondanti che riscrivono la storia del nuoto azzurro alle Olimpiadi, c’è spazio anche per Gabriele Detti, incredibile bronzo (il secondo personale, dopo quello nei 400 stile) alle spalle dello statunitense Connor Jaeger. Proprio come Davide Rummolo, in quella storica gara dei 200 rana a Sydney 2000. Questa non è da meno.

“Super Greg”, “Gregorio Magno”, “PaltriniOro”: negli ultimi anni di successi lo avevano ribattezzato un po’ in tutte le maniere. Un bel carico di pressioni e aspettative da sostenere, che a lui però non hanno mai fatto paura. Anzi. Adesso Gregorio Paltrinieri è davvero il mezzofondista più forte del mondo: campione d’Europa (già tre volte consecutivamente), campione del mondo (a Kazan 2015), finalmente anche campione olimpico. Viene quasi il rimpianto di vederlo “confinato” ad una sola gara, e non poterlo ammirare anche sugli 800 (che ai Giochi non ci sono) o distanze inferiori (ma lui non ha lo spunto veloce). Chissà, magari in futuro vincerà pure in acque libere. A 22 anni da compiere il prossimo 5 settembre ha davanti ancora un’intera carriera, uno o due quadrienni olimpici, la possibilità di diventare il più forte di sempre nella sua specialità: come gli australiani Grant Hackett e Kieren Perkins, due leggende di questo sport, due ori e un argento a testa su questa distanza. Da oggi il ragazzo di Carpi è sulle loro orme.

La finale dei 1500 stile a Rio 2016 è stata la storia della sua consacrazione. In batteria aveva controllato, con tre quarti di gara alle spalle ora dell’uno, ora dell’altro avversario, prima di andarsi a prendere in scioltezza la qualificazione con il miglior tempo. In finale, nella sua finale, no: si è messo in testa già ai 150 metri, con un ritmo inferiore ai 29 secondi per vasca, “per scavare subito un bel gap tra me e gli altri, intimorirli un po’”. Costantemente sotto la linea immaginaria del record del mondo di Sun Yang, campione in carica ormai detronizzato, grande assente dopo essere affondato in batteria ed aver detto addio forse per sempre al mezzofondo (ha pur sempre vinto oro nei 200 e argento nei 400). Dopo un terzo di percorso aveva già due secondi di vantaggio sui diretti inseguitori, diventati quasi cinque a metà gara. L’unico che ha tentato un abbozzo di reazione è stato l’americano Connor Jaeger, anche il rivale più accreditato dai pronostici. Ma arrivato ai 1000 metri con distacco invariato e ancora abissale, si è capito che gli altri non esistevano più per Paltrinieri: nuotava già da campione olimpico, solo contro se stesso e lo storico primato di Sun Yang. Il record del mondo non è arrivato per poco: negli ultimi 100 metri l’azzurro ha accusato un po’ la stanchezza, mentre il rush finale del cinese a Londra 2012 era stato irresistibile. “Il record è un’altra cosa che volevo, non è stata questa l’occasione: so di valerlo, so che prima o poi lo farò”, promette. Il 14’34’’57 finale, molto vicino al suo personale di 14’34’’06, vale comunque un oro che lo proietta nell’Olimpo del nuoto.

Altrettanto straordinaria la condotta di Gabriele Detti, lui sì davvero alla prestazione della vita (14’40’’86, quasi sei secondi più veloce del suo precedente primato). Dopo un buon avvio a metà gara sembrava scivolato fuori dalla lotta delle medaglie. Invece si è andato a prendere il terzo posto con una rimonta incredibile negli ultimi 200 metri, staccando Willimovsky e Horton e quasi sfiorando l’argento di Jaeger (14’39’’48 per l’americano). È il trionfo di Gregorio e Gabriele, i gemelli del mezzofondo italiano: nati ad una settimana di distanza, compagni di allenamenti nel centro federale di Ostia, amici nella vita. Insieme anche sul podio olimpico, nella notte più bella della storia del nuoto azzurro.

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